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Vado in palestra e nessuno mi fermerà

  • 30/08/2018

Metà di coloro che si iscrivono desiste entro i primi tre mesi. Ecco, allora, come non fare la stessa fine. Quattro esperti spiegano come partire con il piede giusto

Metà di coloro che si iscrivono desiste entro i primi tre mesi. Ecco, allora, come non fare la stessa fine. Quattro esperti spiegano come partire con il piede giusto
MILANO - Terminato l’inverno, il nostro corpo, magari un pò appesantito e con qualche acciacco di troppo, reclama «movimento». Ma che cosa fare? Se si fa parte della categoria «sportivi» grandi problemi non ci sono: obiettivi, attività e programmi già definiti. Differente è la situazione di chi, per pigrizia o mancanza di tempo, si ritrova inserito nella categoria, ben più numerosa, dei «sedentari». In questo caso, dilemmi e timori possono essere innumerevoli. Da quelli più frequenti: «Ce la farò? Dove trovo il tempo?». A quelli più specifici: «Meglio iscriversi ad una palestra, correre o organizzarmi in casa con tanto di cyclette e manubri?». Quesiti più che comprensibili per chi si ritrova ad affrontare non solo una nuova esperienza, ma anche e soprattutto un cambiamento improvviso del proprio stile di vita. Perché, in definitiva, di questo si tratta. L'attività fisica ha senso ed efficacia solo se si abbina ad una maggiore attenzione nei confronti dell'alimentazione, del fumo, dei cicli sonno-veglia. Insomma, se l'obiettivo è modificare la qualità di vita, la sola sgambatina mattutina non è sufficiente. D'altronde, ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, migliorare equilibrio, coordinazione e resistenza alla fatica, rallentare l'osteoporosi o addirittura evitarla, perdere peso e stabilizzarlo, potenziare le proprie capacità intellettive, memoria e concentrazione su tutte, essere più reattivi ed efficienti, persino sotto le lenzuola, meriteranno pur qualche sacrificio. Importante è affrontare la novità nel migliore dei modi. E per questo quattro esperti ci danno le «coordinate» giuste per centrare l’obiettivo, ovvero per far sì che la nostre scelta non si trasformi in una delusione o, ancor peggio, in una resa.
 

PIÙ FACILE SE SI È INNAMORATI

«Vi sono due fattori motivanti extra-sportivi ed extra-salutistici — dice Willy Pasini, docente di psichiatria alla Facoltà di Medicina di Milano e all'Università di Ginevra — che fungono da incentivo per chi, a digiuno di una qualsiasi esperienza motoria, si avvia a percorrerla. Il primo è di tipo sociale e prevede, per chi corre, va in bicicletta o in palestra, la condivisione di queste esperienze con amici. Il secondo è di tipo affettivo: la ragione sentimentale e soprattutto l'innamoramento sono il maggiore stimolo per abbattere i chili in più e un identico discorso vale per la pratica di un'attività sportiva, tra l'altro spesso strettamente collegata proprio alla volontà di dimagrire». E chi non può contare né su amici, né su una nuova relazione? «Allora, deve scattare la motivazione salutistica: faccio movimento perché voglio stare meglio». C’è un identikit di chi, per proprie caratteristiche, è più adatto ad iscriversi ad un centro fitness, piuttosto che ad esercitarsi in casa propria? «Le persone sono per loro natura "maratoneti" o "sprintisti". I primi sono centrati su se stessi e su ciò che il proprio corpo è in grado di produrre, escludendo totalmente un "pubblico". Quindi, per loro home fitness, o corsa. I secondi, più estroversi e creativi, hanno bisogno di differenziare le attività e della presenza degli altri. Bene, per questa categoria, la palestra e i vari corsi di gruppo».
 

MEGLIO LASCIARSI GUIDARE

Le statistiche dicono che circa la metà delle persone che si iscrivono ad una palestra finisce per abbandonare nei primi tre mesi di attività... Inevitabile? «Lo si può e lo si deve evitare — commenta Monica Goccilli, responsabile comunicazione e immagine di un noto centro fitness —. È evidente che servizi offerti, igiene degli ambienti, attrezzature, varietà dei corsi e, non ultimo, tariffe abbastanza economiche sono tutti elementi che hanno un certo peso, ma che spesso non sono sufficienti. Deve scattare qualcosa: all'inizio si fa fatica, non si può negarlo, i risultati non sono ancora evidenti e lo scoraggiamento è sempre dietro l'angolo. L'unica arma davvero utile per invertire la rotta è il supporto del trainer. Una figura a cui oggi si chiede oltre che competenza tecnica, anche una buona dose di doti umane. Spesso chi si iscrive in una palestra lo fa per rimettersi in sesto, nel più vasto senso del termine: può arrivare anche la neo-separata che vuole rifarsi una vita, come l'uomo che non riesce ad accettare il tempo che avanza. Il trainer deve riuscire a stabilire un rapporto e fornire le giuste motivazioni. È questo il vero segreto che sta dietro al successo di alcuni centri fitness rispetto ad altri».
GUAI AD AVERE FRETTA - «A prescindere dall'obiettivo che vi siete prefissati — tonificarvi, perdere peso, ritrovare la forma - nelle prime sedute, specie se siete un pò arrugginiti — raccomanda Claudio Trachelio, ex azzurro di atletica leggera e docente di Teoria e metodologia dell'allenamento all’Università Cattolica di Milano — iniziate con un training piuttosto basso: per intenderci, 5-6 minuti di cyclette o di camminata veloce sono più che sufficienti. Evitate di alzare eccessivamente la frequenza cardiaca e, se avete problemi alle articolazioni di caviglia e ginocchio, preferite la bike. Non abbiate fretta di superare questa fase, ma soprattutto non saltatela, perché il lavoro di adattamento cardiovascolare è necessario per proseguire senza andare incontro a inconvenienti. Indispensabile anche lavorare sui muscoli per assumerne di nuovo il controllo. Concentratevi su addominali, glutei e soprattutto pavimento pelvico, spesso trascurato pur essendo l'unico gruppo muscolare in grado di stabilizzare la schiena. Meglio iniziare a lavorare con le macchine isocinetiche, più sicure dei pesi liberi, perché consentono di esercitare una tensione e una velocità di esecuzione costanti. Infine, non tralasciate mai esercizi di stretching per quadricipiti e braccia, procedendo sempre con gradualità e cautela».
 

L'OK DEL MEDICO NON SOLO PER FORMALITÀ

Oggi si può intraprendere un'attività motoria amatoriale organizzata solo se in possesso di un certificato di idoneità all'attività non agonistica. Di che si tratta? «Non è altro che il vecchio certificato di buona salute che ha cambiato nome, ma non sostanza — precisa Bruno Carù, past president della Società italiana di cardiologia dello sport —. Può essere rilasciato anche dai medici di base. Ma diverso è se lo rilascia lo specialista in medicina dello sport, vincolato a eseguire esame clinico, elettrocardiogramma a riposo, analisi del sangue. D'altronde, spesso i tanti Giuseppe e Giovanni che fanno la partitella scapoli-ammogliati, si impegnano tanto quanto Ronaldinho ed Eto'o nel derby Milan-Inter. Tant'è che negli States, nel solo 2008, si sono registrati ben 128 decessi per motivi cardiaci proprio durante la pratica di attività ludiche. Un attento controllo medico per verificare la propria efficienza fisica ed evitare rischi di patologie più o meno gravi può davvero fare la differenza. Anche per il medico che lo effettua, dal momento che legalmente i due tipi di certificato hanno identica valenza».
Tratto da: Corriere della Sera Salute, Mabel Bocchi, 25 marzo 2010