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Dietro ogni trapianto c il Centro Nazionale e il lavoro di 100 persone

I donatori sono stati 1.596. Stabili le opposizioni alla donazione, intorno al 30%. La popolazione vivente dei trapiantati in Italia è oggi all’incirca di 35-40 mila persone.

Dietro a ogni singolo trapianto c’è una “macchina” che lavora assiduamente, coinvolgendo oltre 100 addetti e specialisti di discipline e strutture diverse, spesso situate in più città, che si interfacciano per la gestione di tutte le fasi del processo di donazione-prelievo-trapianto.

Una centrale operativa

Fulcro del sistema è il Centro Nazionale Trapianti Operativo (CNTO), il cui cuore pulsante è un edificio moderno, un parallelepipedo sviluppato a piano terra, poco distante dalla sede principale del Centro, in via Giano Della Bella (presso l’Istituto Superiore di Sanità), in zona Tiburtina a Roma. Qui c’è la centrale operativa: 8 postazioni dalle quali viene sorvegliata e sostenuta l’attività trapiantologica che coinvolge oltre 20 mila tra medici, infermieri e altri operatori sanitari in Italia. «Con la nascita del CNTO, nel novembre del 2013, siamo attivi ormai in tempo reale lungo l’arco delle 24 ore e riceviamo dalle diverse Regioni le segnalazioni di tutti i donatori d’organo, esaminandone idoneità e rischio di trasmissione di malattie — spiega Alessandro Nanni Costa, direttore del CNTO — . Seguiamo l’assegnazione di ciascun organo, sia che venga destinato a un programma nazionale sia alle liste regionali, fino alla fase del trapianto. Anche i trasporti di organi, equipe e pazienti sono monitorati dal CNTO attraverso un collegamento costante con le Regioni». Dunque, la centrale operativa di Roma raccoglie le telefonate dei Centri regionali che a loro volta le ricevono dalle Rianimazioni degli ospedali. Unica eccezione la Lombardia, che fa da “capofila” anche per Liguria, Marche, Friuli, Veneto e Provincia Autonoma di Trento con le quali è convenzionata.

I passi

«Quando arriva la segnalazione possiamo già verificare se il candidato abbia espresso la volontà di donare o meno — continua Alessandro Nanni Costa — . Si fa poi una valutazione sull’idoneità del donatore e su quella dell’organo. Per questo ci avvaliamo di tre esperti: uno esperto sulle questioni medico-legali; uno, un anatomo-patologo, che si occupa del rischio di trasmissione dei tumori e uno, un infettivologo, che si occupa del rischio di trasmissione infettiva. Poi verifichiamo se c’è un caso di trapianto urgente». L’assegnazione dell’organo viene cioè gestita secondo priorità sulla base di una serie di programmi stabiliti a livello nazionale. «Se l’organo non viene scelto per uno dei programmi nazionali — prosegue il direttore del CNTO — allora viene assegnato alle liste d’attesa regionali e poi utilizzato secondo criteri comuni, predefiniti e verificabili anche a posteriori. Se la Regione non ha pazienti idonei, la gestione torna a noi e a questo punto la ricerca del ricevente è allargata a tutti i Centri trapianto». Una volta individuati e selezionati donatore, ricevente e organi, si procede al trasporto degli stessi e dell’equipe che effettuerà l’intervento. In media, l’intero percorso del trapianto si compie nell’arco di 10 ore.

Nodi da sciogliere

«La “macchina dei trapianti” italiana funziona secondo i più alti standard di qualità e sicurezza — dice Giuseppe Piccolo, Coordinatore Regionale Trapianti della Lombardia —. A oggi però non tutte le strutture ospedaliere attivano il processo di donazione sistematicamente alla morte di un paziente. Ancora troppo spesso si tratta di un’attività discrezionale, di cui si fa carico il singolo operatore sanitario, medico o infermiere. L’obiettivo è invece di considerare la donazione di organi e tessuti come un’attività sanitaria di cui sono responsabili le direzioni degli ospedali, nel contesto di programmi regionali e nazionali ben definiti». Per questo, nel 2017 dovrebbe finalmente partire il Piano nazionale delle donazioni.

Tratto da: Corriere della Sera Salute, Ruggiero Corcella, 28 febbraio 2017