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Diabete, cuore a rischio se troppo spesso la glicemia sale

Gli sbalzi glicemici e in particolare un eccesso di zucchero nel sangue nei diabetici (quando la malattia non è ben controllata) possono danneggiare lo strato di grasso protettivo che riveste il cuore, favorendo le complicanze cardiovascolari che rappresentano la prima causa di morte nei pazienti con diabete mellito: sono infatti alla base del 65% dei decessi nei diabetici.

Lo rivela uno studio coordinato da Pietro Formisano, docente di Patologia Clinica presso l'Università Federico II di Napoli e membro della Società Italiana di Diabetologia, e presentato a Berlino in occasione di EASD 2018, il convegno della European Association for the Study of Diabetes. Il grasso 'epicardico' partecipa al funzionamento cardiaco regolando l'afflusso di grassi e inviando segnali importanti per il funzionamento del tessuto cardiaco e vascolare. Inoltre contiene cellule staminali, preziose per i processi riparativi cardiaci.

Si è visto che se il paziente va incontro a picchi glicemici, il grasso epicardico diviene meno efficiente e invecchia precocemente, meccanismo che può contribuire a spiegare la peggiore prognosi cardiovascolare tipica delle persone con diabete.

“Il nostro studio - spiega Serena Cabaro, Dipartimento di Scienze mediche traslazionali, Università Federico II, Napoli - è andato ad analizzare le cellule staminali presenti nel tessuto adiposo epicardico derivate da pazienti con diabete di tipo 2 sottoposti a bypass coronarico. L'isolamento di cellule staminali da grasso epicardico è eseguito nel nostro laboratorio grazie alla collaborazione con la cardiochirurgia della Federico II di Napoli”.

Si è visto chiaramente che l'iperglicemia influenza lo stato strutturale e metabolico del tessuto adiposo epicardico, cosa a cui corrisponde una peggiore prognosi delle patologie cardiovascolari. In particolare, i risultati dello studio dimostrano anche che la glicemia elevata altera il funzionamento delle cellule staminali mesenchimali del tessuto adiposo epicardico, suggerendo una possibile riduzione del potenziale rigenerativo di tali cellule in pazienti diabetici.

“È sempre più importante capire come il grasso presente in distretti corporei specifici - afferma Formisano - possa essere danneggiato da alterazioni metaboliche e danneggiare, a sua volta, la funzione di organi e tessuti vicini”. “Già oggi la misurazione dello spessore del grasso epicardico rappresenta un parametro da considerare nella valutazione del rischio cardiovascolare. L'identificazione di specifiche molecole prodotte dalle cellule adipose localmente - conclude - potrebbe essere di enorme supporto sia per la prognosi che per la messa a punto di strategie terapeutiche innovative”.

Tratto da: ANSA, 26 ottobre 2018