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Diabete di tipo 2, nuovi dati positivi per semaglutide orale, completati 8 studi su 10

Ancora risultati positivi per semaglutide orale in monosomministrazione giornaliera in pazienti con diabete di tipo 2. Novo Nordisk ha presentato i dati dello studio PIONEER-8 in cui il farmaco ha superato il placebo nel ridurre la glicemia e il peso in soggetti con diabete da molti anni. Questi dati vanno ad arricchire il dossier sul farmaco ai fini del deposito alla Fda per l’approvazione, previsto per il prossimo anno, che porterà sul mercato il primo GLP-1 agonista in forma orale.

Lo studio in questione fa parte del programma di sviluppo clinico di fase IIIa denominato PIONEER, composto da 10 studi che dovrebbero essere completati entro il 2018 e che ha arruolato nel complesso 8845 soggetti con diabete di tipo 2.

Lo studio PIONEER-8

Ha valutato semaglutide orale in pazienti con diabete di tipo 2 mediamente da 15 anni e che avevano usato insulina. Sono stati applicati due distinti approcci statistici, un approccio primario che valuta l'effetto del farmaco indipendentemente dall'interruzione del trattamento e dall'uso di farmaci di salvataggio, e uno secondario che descrive l'effetto durante il trattamento e senza l'uso di farmaci di salvataggio.

Nel primo caso lo studio ha raggiunto il suo obiettivo principale dimostrando riduzioni significativamente superiori di HbA1c e peso corporeo con tutte e tre le dosi testate (3, 7 e 14 mg) di semaglutide orale aggiunta a insulina rispetto al placebo più insulina dopo 26 settimane.

Con l'approccio statistico secondario, i pazienti trattati con semaglutide orale hanno ottenuto riduzioni dell'HbA1c rispettivamente dello 0,6%, 1,0% e 1,4% con i tre dosaggi alla settimana 26 e 0,5%, 0,8% e 1,2% alla settimana 52 rispetto a nessuna riduzione (0,0%), in entrambi gli intervalli temporali, con placebo.

L'obiettivo del trattamento di HbA1c inferiore al 7,0% dell’American Diabetes Association (ADA) è stato raggiunto nel 36%, 47% e 64% dei pazienti con le tre dosi di semaglutide orale, rispetto al 10% del placebo alla settimana 52. Inoltre, da un peso corporeo medio al basale di 85,9 kg, il farmaco ha comportato una perdita di peso di 1,0 kg, 2,9 kg e 4,3 kg, rispettivamente, rispetto a un aumento di 0,6 Kg con placebo alla settimana 52, sempre in aggiunta all'insulina.

Dal punto di vista della sicurezza la nausea, l'effetto indesiderato più comune della classe dei GLP-1 agonisti, è aumentata tra l'11% e il 24% dei soggetti trattati con semaglutide rispetto al 7% di quelli nel gruppo placebo. Fino al 14% dei pazienti che hanno ricevuto il farmaco ha abbandonato la sperimentazione per via della nausea rispetto al 3% dei pazienti con placebo. Gli episodi ipoglicemici sono stati invece sovrapponibili al placebo.

Una competizione serrata

In questo momento Novo è impegnata a far fronte alla pressione sui prezzi dei suoi antidiabetici a base di insulina e a supportare la forma iniettabile di semaglutide, una evoluzione a somministrazione settimanale di liraglutide, altro GLP1 agonista iniettabile giornaliero, e del concorrente dulaglutide.

Lo scorso giugno semaglutide orale aveva dimostrato esiti positivi nei confronti della sua versione iniettabile e di sitagliptin, una terapia ipoglicemizzante della classe dei DPP-4 inibitori, mentre in agosto era risultata positiva in uno studio in pazienti con insufficienza renale.

L’azienda avrà bisogno di tutte le evidenze cliniche per sostenere il suo farmaco nel mercato molto competitivo dei GLP-1 agonisti, dovendo gestire sia una concorrenza interna contro i suoi stessi farmaci (semaglutide iniettabile e liraglutide) che nei confronti della principale rivale in questa classe di molecole, Eli Lilly, e della sua dulaglutide.

Proprio quest’ultima dispone infatti di un nuovo candidato, che poche settimane fa ha mostrato una riduzione della HbA1c del 2,4% e del peso del 12,7%% rispetto al placebo, dopo sei mesi di trattamento.

Nel mese di settembre Eli Lilly ha inoltre acquisito un GLP-1 agonista orale non peptidico, OWL833, dalla compagnia giapponese Chugai Pharmaceutical, che potenzialmente potrebbe portare miglioramenti in termini tollerabilità, soprattutto sulla nausea.

Tratto da: Pharmastar, Davide Cavaleri, 31 Ottobre 2018