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Pancreas, l'Italia studia l'efficacia degli ioni di carbonio contro il tumore

Un trattamento preoperatorio che unisce chemioterapia e adroterapia con ioni carbonio con l’obiettivo di migliorare la sopravvivenza libera da progressione della malattia, la sopravvivenza globale e il tasso di resecabilità dei tumori del pancreas operabili. La ricerca, condotta dal Centro nazionale di adroterapia oncologica (CNAO) e Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, è uno studio di fase II per testare la fattibilità e l’efficacia del trattamento. Attualmente sono arruolati 5 pazienti con diagnosi istologica o citologica di tumore del pancreas esocrino resecabile o nei limiti dell’operabilità. Ad aderire allo studio è anche il Centro Oncologico dell’Irrcs Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, che ha appena chiesto il parere al Comitato etico di Area Vasta Emilia Nord (Aven).

«Questo tipo di radioterapia con particelle pesanti in particolare ioni carbonio – precisa Francesca Valvo, direttore medico del CNAO e curatrice della ricerca - è attualmente disponibile solo in Italia, Germania, Giappone e Cina e presto anche Austria. Consiste nell’impiego di ioni carbonio in grado di colpire la massa tumorale con massimo risparmio degli organi vicini. Le particelle sono generate grazie ad un acceleratore simile a quello in uso al CERN di Ginevra ed hanno un’efficacia biologica 2 o 3 volte superiore a quella della radioterapia tradizionale».

«Nello specifico, il trattamento preoperatorio dell’adenocarcinoma del pancreas operabile o borderline operabile – specifica Silvia Brugnatelli, responsabile dello studio per l’Uoc di Oncologia medica alla Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia – prevede tre cicli di chemioterapia neoadiuvante, in molti casi già prevista di prassi, seguiti da due settimane di adroterapia con ioni di carbonio. Il trattamento ha dimostrato di dare un vantaggio significativo in termini di periodo di vita libero da recidiva di malattia. In Giappone lo praticano da oltre dieci anni, spesso in casi localmente avanzati, come esperienza clinica generale, e contano all’attivo qualche centinaio di pazienti. Con questo studio noi vorremmo rendere il metodo di trattamento scientificamente riconosciuto e quindi applicabile nella pratica clinica».

«L’irradiazione mirata con ioni carbonio accelerati – riferisce Paolo Dionigi, professore e direttore dell’Uoc di Chirurgia Generale 1 del Policlinico San Matteo – è più efficace sull’obiettivo (cioè sul tumore), perché rilascia con precisione tutta la sua energia lesiva solo nel punto finale dell’irraggiamento, mentre è meno dannosa rispetto alle terapie radianti tradizionali, poiché non compromette gli organi e i tessuti vitali che attraversa. Il tessuto pancreatico sano residuo diventa più compatto, ma mantiene un’ottima vitalità, per cui la ripresa funzionale postoperatoria del paziente risulta normale, senza particolari complicanze. Dunque, i risultati preliminari sono molto incoraggianti, ma dobbiamo attendere per quelli definitivi».

Carmine Pinto, direttore dell’Oncologia del Santa Maria Nuova Irrcs di Reggio Emilia, dove si registrano tra le 50 e le 60 prime diagnosi/anno di tumore al pancreas, commenta: «L’adesione allo studio, che ipotizza una maggiore efficacia del trattamento e una minore tossicità, così come una migliore sopravvivenza, è stata accolta con favore dal nostro Centro Oncologico, che comunque resta in attesa dell’approvazione del Comitato etico Aven».

Con 13.300 nuove diagnosi stimate in Italia nel 2018, il tumore del pancreas rimane una delle forme tumorali più gravi. Al momento della diagnosi solo il 20% dei pazienti presenta un tumore al pancreas in uno stadio iniziale e quindi resecabile.

Tratto da: Il Sole 24 Ore, Alessandra Ferretti, 17 novembre 2018