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Dieci motivi per cui i carboidrati non vanno eliminati dalla dieta

Sotto accusa e messi all’indice. Eliminati totalmente dalla dieta. È questo il destino dei carboidrati quando, salendo sulla bilancia, si scopre che l’ago è in pericolosa ascesa. La prima cosa da fare in questi casi, secondo molti, è privarsene: niente più pasta, pane, riso, biscotti o qualunque altro alimento li possa contenere. Sbagliato, dicono gli esperti, perché i carboidrati servono, anzi sono indispensabili, anche quando si vuole dimagrire. Infatti, trasformandosi in zuccheri, i carboidrati forniscono pronta energia, in mancanza della quale l’organismo deve fare “rifornimento” altrove, ricorrendo, ad esempio, a grassi e proteine, con alcune implicazioni poco salutari, tra cui l’acidosi, una condizione dovuta alla liberazione di una quantità eccessiva e forzata di acidi che può portare anche a squilibri fisiologici pericolosi. Allora la regola è consumare, sempre ma in quantità moderate per non correre rischi di peso e di salute, i carboidrati.

Dieci buone ragioni per non privarsene. Cosa succede se manca energia? Non si “accende” nulla: buio e inattività totale. È quanto accade, metaforicamente, all’organismo se lo si priva totalmente di energia: lo si spompa. Perché i carboidrati, zuccheri o glucidi che dir si voglia, non sono altro che l’insieme di proteine e grassi, ovvero nutrienti energetici che consentono la perfetta funzionalità di organi e apparati. Il problema è che si pensa che i carboidrati si possano assumere solo da pasta, pane, riso, alimenti dolci e prodotti industriali ed è per questo che sono spesso messi sotto accusa quali responsabili di un eventuale aumento di peso. Invece gli zuccheri ci sono offerti anche da altri alimenti, tra cui vegetali, frutta e miele, che apportano fruttosio, uno zucchero di riserva che viene utilizzato dall’organismo quando è in carenza, e poi anche da cereali, legumi, tuberi e fibre integrali che contengono amido. Insomma, di ogni forma di zucchero che sia amido, fruttosio o glucosio non ne possiamo fare a meno, tanto che se ce ne priviamo potremmo incappare in dieci conseguenze. Alcune buone, ma la maggior parte più negative.

1. Rinunciare ai carboidrati fa dimagrire. Vero, ma solo in parte. Infatti quello che si perde è in realtà acqua. I carboidrati raffinati, insieme al sodio, sono sostanze che obbligano l’organismo a trattenere acqua, con una ritenzione che può arrivare a pesare anche tra i 5 e i 9 chili in più. Meno carboidrati significa dunque meno acqua e minor peso. Ecco la ragione del dimagrimento, che però non reale e solo a breve termine.

2. Rinunciare ai carboidrati fa ingrassare. Anche questo è vero. L’organismo, è un dato di fatto, ha bisogno di zuccheri, i quali se non sono introdotti coi carboidrati vengono di norma sostituiti con alimenti grassi, tra cui noci, avocado e formaggio. I grassi però sono più calorici dei carboidrati, dunque richiedono un consumo ben più moderato, con dosi sensibilmente più basse rispetto ai carboidrati, con il rischio che se si eccede in grassi e calorie si sale di peso.

3. L’intestino perde i colpi. Ovvero rallenta la sua motilità a causa di un minore apporto di fibre e di acqua, come di sostanze che facilitano il transito di scorie. Dunque, in mancanza di carboidrati si potrebbero avvertire problemi di stitichezza e di irregolarità intestinale in genere.

4. Peggiora la qualità dell’alito. È una conseguenza della bocca che resta all’asciutto di carboidrati. La secchezza delle fauci, indotta dalla perdita di acqua, provoca l’alito pesante, ma non solo. A causa della diminuzione dei carboidrati, l’organismo inizia a bruciare i grassi sviluppando una condizione chiamata chetosi. Questa si genera quando nel sangue aumentano i corpi chetonici che vengono poi rilasciati attraverso il respiro. Non certo profumato…

5. Ci si sente fiacchi e stanchi. Si è detto che i carboidrati sono soprattutto energia che potenzia il fisico ma anche il cervello. Quando il carburante energetico apportato dagli zuccheri manca, anche il cervello richiede tempo per adattarsi a questo calo e la prima conseguenza è una maggior stanchezza, una minore reattività agli stimoli e una ridotta attività.

6. Si ha meno fame. Se nella dieta diminuiscono i carboidrati raffinati, cioè alimenti che contengono lattosio, fruttosio, glucosio, zucchero bianco e amido, presenti in prodotti da forno, torte, biscotti, pane, pasta, cereali ma anche nella frutta e nella verdura, e si aumentano di contro cibi con grassi meno sani e più calorie, diminuisce l’appetito e si preserva un senso di sazietà a più lungo termine.

7. Minor rischio per il diabete. Un effetto collaterale dei carboidrati raffinati, che sono anche ricchi di sodio, è quello di potenziare il lavoro del pancreas, stimolandolo a produrre più insulina, talvolta a livelli anche superiori alla norma, favorendo così il possibile sviluppo di diabete di tipo 2. Dunque diminuire l’apporto di carboidrati raffinati potrebbe ridurre il rischio di ammalarsi di diabete.

8. Voglia di zucchero! Limitare o eliminare drasticamente gli zuccheri aggiunti, contenuti in elevate quantità nei carboidrati raffinati, può portare al desiderio di altri alimenti. Uno studio pubblicato sul British Medical Journal dimostrerebbe infatti che la dipendenza da zucchero può essere padroneggiata a livello di neurochimica cerebrale e del comportamento. Vale a dire che se ci si educa a non cedere alla tentazione di consumare zuccheri, a poco a poco l’organismo riuscirà ad adattarsi alla nuova condizione, arrivando a preferire una mela, naturalmente zuccherata, a un biscotto al cioccolato, riccamente dolcificato.

9. Effetti simil-influenza. Arriva addosso una “gnagnera” tipo mal di testa, nausea e stanchezza. Insomma, una sintomatologia influenzale che influenza non è. È invece uno dei malesseri tra i più comuni e dipendenti dalla rinuncia ai carboidrati. Cosa fare? È possibile limitare, prevenire o “curare” gli esiti influenzali garantendo all’organismo il giusto livello di idratazione.

10. Ah, i capelli! È autunno e vi ritrovate sulla spazzola una ciocca di capelli? Non è che, per caso, avete cambiato il vostro regime alimentare? Infatti una correlazione tra le due cose è possibile. Gli esperti dicono che la caduta/perdita di capelli può verificarsi anche a tre mesi di distanza da una modificazione del regime alimentare. Comunque non resterete calvi: la perdita dei capelli, rassicurano gli esperti, è temporanea. Come a dire che si tratta di pochi ciuffi persi, non dell’intera chioma.

Tratto da: BergamoPost, Francesca Morelli, 23 novembre 2018