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I più recenti analoghi dell’insulina sono la scelta migliore per il trattamento delle persone con diabete tipo 1?

Il buon controllo glicemico nel diabete tipo 1 (DT1) significa da una parte il raggiungimento e il mantenimento della quasi normoglicemia, dall’altra la riduzione al minimo del rischio di ipoglicemia e dell’aumento ponderale, due fondamentali fattori che influiscono sulla qualità della vita (ad esempio, l’ipoglicemia è la complicanza acuta più frequente della terapia del diabete mellito insulino-trattato ed è sicuramente la più temuta dai pazienti; rappresenta inoltre il limite maggiore all’ottimizzazione del controllo glicemico). Questa è una vera sfida per le persone con DT1 ed è alla base di molte delle difficoltà che affrontano nell’autogestione quotidiana della terapia.

Nella ricerca pubblicata su Diabetic Medicine, gli autori hanno esaminato i più recenti analoghi dell’insulina, analizzando i principali studi che confrontano gli analoghi di prima generazione con l’insulina umana e gli analoghi più recenti con quelli già esistenti, in modo da verificarne i benefici, la sicurezza, gli svantaggi e valutare se costituiscano o meno la scelta migliore per il trattamento del DT1.

I risultati degli studi sulle nuove insuline basali ad azione più lunga mostrano che queste riducono l’emoglobina glicosilata (HbA1c) quanto gli analoghi lenti già esistenti e hanno profili più stabili; presentano inoltre una minore variabilità glicemica, un vantaggio nella gestione della terapia insulinica intensiva per la persona con DT1. Inoltre, è dimostrato che riducano il tasso di ipoglicemia notturna e le ipoglicemie gravi.

A oggi, nessuno studio ha dimostrato vantaggi a lungo termine derivanti dall’uso delle nuove insuline lente nel ridurre l’incidenza di ipoglicemie non avvertite. Sono quindi necessari studi che confrontino attentamente i risultati in termini di costo-efficacia dei diversi metodi per il trattamento per l’ipoglicemia inavvertita. Le insuline degludec e glargine U300 potrebbero essere prese in considerazione per quegli individui con ipoglicemia inavvertita che rifiutano la terapia con microinfusore (attuale gold standard in questa situazione clinica) o nei quali la terapia con pompa non è appropriata; tuttavia, non vi sono attualmente studi che confrontino i due tipi di terapia.

I più recenti analoghi dell’insulina ad azione ultrarapida, fast-aspart e BioChaperone lispro, rappresentano una opzione promettente rispetto agli attuali analoghi i cui limiti sono legati a un relativo ritardo nel timing dell’effetto; devono infatti essere somministrati con largo anticipo rispetto al pasto per consentire al picco di insulina di coincidere con quello dell’escursione del glucosio post-prandiale per cui il momento migliore di somministrazione è almeno 15-20 minuti prima di mangiare; ciò consente un migliore controllo glicemico prandiale, la riduzione dell’HbA1c e delle ipoglicemie. Tale procedura è scomoda e problematica dal punto di vista pratico, diventando un problema reale per le persone con DT1. La flessibilità che hanno gli analoghi ad azione più rapida e il fatto che vengano assorbiti in modo più immediato potrebbero migliorare sia il controllo metabolico, soprattutto per quanto riguarda la glicemia postprandiale, che la gestione della terapia insulinica intensiva, nonché la qualità di vita delle persone diabetiche.

Non va dimenticato, ovviamente, che l’addestramento all’utilizzo dei diversi tipi di insulina è alla base della terapia educazionale del DT1, che richiede una formazione strutturata del team multidisciplinare, il cui obiettivo principale è ottenere la migliore autogestione della malattia da parte del paziente.

Il panorama delle insuline attualmente disponibili per il trattamento delle persone affette da DT1 è in pieno sviluppo. La tecnologia ha fatto e sta facendo enormi progressi nello sviluppo di nuove insuline, portando con sé la speranza di migliorare sia il controllo glicemico che la qualità della vita delle persone. Il limite maggiore all’ottimizzazione del controllo glicemico rimane il rischio di ipoglicemie. L’evoluzione delle insuline a lunga durata d’azione si è concentrato nel garantire una migliore copertura delle 24 ore, una minore variabilità glicemica e un minor numero di episodi ipoglicemici, soprattutto notturni. I più recenti analoghi dell’insulina ad azione rapida sembrano agire in maniera ancora più immediata garantendo una migliore copertura del pasto. È chiaro che sono ancora necessarie ulteriori innovazioni per superare i limiti legati alla gestione della terapia insulinica intensiva, in particolare nei pazienti che gestiscono la terapia in maniera convenzionale.

La vera sfida di oggi, secondo gli autori, è quella di formulare delle linee-guida che indichino con chiarezza quali pazienti potrebbero trarre maggiori benefici in termini metabolici e di qualità di vita dall’uso di questi nuovi analoghi. Maggiore sarà l’esperienza di utilizzo e la presenza di studi in gruppi di popolazioni a rischio, più velocemente si potranno avere delle indicazioni univoche.

Tratto da: aemmedi.it, Emanuela Zarra, 25 gennaio 2019