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I cani medical detector aiutano veramente a regolare l’insulina

Era già noto e circolano alcune belle storie di cani che hanno salvato la vita a piccoli pazienti diabetici. Ora uno studio su larga scala ne dimostra l’affidabilità su un campione più significativo e ne consacra la fama.

Li chiamano glycemia alert dogs e una recente ricerca dimostra che in 4mila episodi di crisi di ipo o iperglicemia il loro grado di affidabilità nel dare l’allarme è stato dell’83 per cento.

Lo studio

Lo sentono dal sudore e dalla saliva e sono addestrati dal Medical Detection Dogs, charity specializzata nel settore dell’addestramento dei cani da diagnosi e da allerta. Proprio la Medical Detection Dogs ha collaborato con l’Università di Bristol nel verificare il grado di fallibilità di questi cani nel caso di episodi out-of-range di crisi ipoglicemiche. Sono infatti queste ultime, nel breve periodo, a essere più temute e a mettere a serio rischio la vita dei pazienti. Ovviamente gli animali non sono sostitutivi degli strumenti di monitoraggio, ma sono da intendersi come un ausilio nei casi in cui qualcosa si inceppi o per esempio nel corso delle ore notturne, quando la vigilanza è inferiore.

L’addestramento

I cani ritenuti più adatti a questo delicato compito sono le razze a muso più lungo e un altro ingrediente necessario è che esista un forte rapporto di fiducia ed empatia con il padrone e con il contesto famigliare in cui è inserito l’animale. A questo punto ha inizio un percorso personalizzato che, nel caso del diabete, dura circa un anno e si basa appunto sull’addestramento dell’animale a intercettare, attraverso il sudore e la saliva, un’impennata significativa e repentina della glicemia. Viene insegnato all’alert dog a saltare sul letto o a leccare una mano, a lanciare insomma un qualche segno inequivocabile e preciso della situazione di rischio, mettendo in allarme i caregiver o i pazienti stessi.

Le altre malattie

Il cane ha del resto una capacità olfattiva mediamente superiore del 40 per cento rispetto a un essere umano e l’idea di impegnare questo olfatto provvidenziale nella diagnosi e nelle urgenze sanitarie ha un fondamento più che intuibile. Non è chiaro però l’attendibilità di questi grandi amici dell’uomo, o quantomeno non lo era fino a questo studio che ha osservato e misurato le performance di ben 27 cani in circa 4mila episodi di allarme, constatando che in 83 casi su cento l’allarme scattava a ragion veduta. Il Medical Detection Center si occupa anche di addestramento dei cani in altre patologie croniche e gravi come si occupa della diagnosi precoce di tumori o di malattie neurologiche. Persino nella malaria vengono impiegati questi medical detector canini in grado evidentemente di intercettare qualche segnale olfattivo importante.

La storia di Luke e Jedi

La storia di Luke e Jedi, oltre a essere molto bella, racconta meglio di tante parole il modo in cui sanno interagire questi eroi canini e il contesto in cui si svolge la loro professione. Luke soffre di diabete di tipo 1 e una crisi ipoglicemica può portare al coma e, nel più sfortunato dei casi, anche al decesso. Lo sanno bene i famigliari e lo sa anche lui, bimbetto di età scolare che pure è già molto istruito sulla propria patologia e addestrato, lui per primo, a riconoscerne le insidie. La tecnologia fa il resto, con device ormai all’avanguardia nel monitoraggio costante dei valori. Ma un giorno, anzi una notte, qualcosa si è inceppato e, anche per colpa di un fisiologico abbassamento della guardia nelle ore notturne: il valore è sceso a 57. Una discesa repentina, inaspettata e sleale. Tutti dormivano, tranquilli, ignari, ma Jedi no. Prontamente ha sentito qualcosa che non andava e si è precipitato dalla mamma di Luke, lanciando segnali ripetuti e dettagliati della situazione. L’allarme è subito scattato e il bambino è stato salvato. Grazie al cane.

Tratto da: Corriere della Sera Salute, Emanuela Di Pasqua, 02 febbraio 2019