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Allarme diabete di tipo 1: in Europa casi in aumento del +3,4% l’anno

Studio sulle nuove diagnosi (tra il 1989 e il 2013) della patologia autoimmune in cui il sistema immunitario riconosce come estranee le cellule del pancreas che producono insulina.

Aumentano i casi di diabete di tipo 1: +3,4% l’anno in Europa e se la tendenza dovesse continuare invariata, l’incidenza del diabete di tipo 1 potrebbe raddoppiare in vent’anni. L’allarme arriva da uno studio apparso su Diabetologia, la rivista dell’EASD, la European Association for the Study of Diabetes. In Italia la situazione non è certo diversa. A dirlo sono i medici diabetologi dell’AMD Associazione medici diabetologi l’incidenza nei prossimi anni aumenterà del 70% nella fascia 0-29 anni e del 50% nei piccoli fino a 4 anni.

Nello studio, coordinato dal celebre epidemiologo Chris Patterson della Queen’s University a Belfast e che vede tra gli autori anche Valentino Cherubini, direttore di Diabetologia Pediatrica presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona, gli autori hanno analizzato l’incidenza di diabete di tipo 1 tra i bambini di 0-14 anni di 26 centri diabetologici europei (rappresentativi di 22 paesi UE) che hanno registrato le nuove diagnosi tra 1989 e 2013.

«Uno studio la cui importanza sta anche nel riportare l’attenzione sul diabete di tipo 1 che, per quanto costituisca il 10% dei casi di diabete, rimane il più impattante sulla vita del paziente per la giovane età d’esordio» spiega il professor Agostino Consoli, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia e professore ordinario di endocrinologia dell’Università di Chieti, che ricorda comunque come «oggi, se ben curato, chi ha il diabete di tipo 1 ha un’aspettativa di vita che è pari a quella di chi non ha il diabete».

LA MALATTIA

Il diabete tipo 1 è una patologia autoimmune in cui il sistema immunitario riconosce come estranee le cellule del pancreas che producono insulina, creando infiammazione e distruggendole determinando così il deficit assoluto di questo ormone. È conosciuto come diabete giovanile perché insorge nell’infanzia e nella giovinezza.

LE RAGIONI DELL’AUMENTO

Dallo studio, emerge che un paese come la Polonia ha registrato un picco di aumenti (+6,6%), «probabilmente anche per la maggior capacità di diagnosticare», commenta il professor Consoli. «Le regioni europee con una maggior incidenza di diabete di tipo 1 sono storicamente la Sardegna e i Paesi scandinavi, che dallo studio non sono i paesi che registrano gli aumenti maggiori».

Inoltre, come hanno commentato gli autori del lavoro, non ancora in grado di interpretare il fenomeno, l’aumento dei nuovi casi sembrerebbe suggerire la presenza di fattori ambientali scatenanti. Tra i possibili candidati, ci sono i virus o l’esposizione a sostanze chimiche, «ma finora non abbiamo a disposizione evidenze di un loro ruolo causale nel determinare l’insorgere della malattia» spiega Consoli. Che aggiunge «negli anni sono stati indagati anche altri aspetti potenzialmente scatenanti come l’ambiente intrauterino o l’esposizione precoce al latte vaccino ma, di nuovo, non sono emerse evidenze del loro ruolo causale nell’innescare la malattia».

QUANDO I PICCOLI PAZIENTI CRESCONO

In Italia si stima vi siano 20 mila pazienti con diabete 1, che è la malattia metabolica più diffusa tra i giovani per i quali sono sempre più numerose le soluzioni tecnologiche indossabili in grado di garantire un monitoraggio continuo della glicemia e il rilascio dell’insula, regalando ai piccoli pazienti un senso di autonomia importante per la vita quotidiana. Questi pazienti però crescono e vanno accolti nei centri diabetologici degli adulti.

Di questo si è discusso al summit dell’Associazione medici diabetologi ADM il cui gruppo di Studio «Diabete tipo 1 e Transizione» per riportare l’attenzione su questa condizione, garantendo ai pazienti le cure migliori su tutto il territorio nazionale, ha finalizzato il primo Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) interamente dedicato alla gestione del diabete di tipo 1 in ogni fase della patologia, dall’esordio all’età anziana.

«Nella pratica clinica quotidiana del diabete di tipo 1, il centro diabetologico deve saper impiegare le tecnologie emergenti, conoscere gli ultimi aggiornamenti in tema di pancreas artificiale, ma anche lo scenario delle opzioni non tecnologiche, come le nuove insuline e le terapie non insuliniche orali e iniettive, ed essere strutturato sul fronte dell’educazione terapeutica», dichiara Domenico Mannino, Presidente AMD e coordinatore scientifico dell’evento. «Il diabete tipo 1 è quindi materia molto complessa. Grazie al nuovo PDTA, abbiamo finalmente colmato un gap importante, perché non esisteva, ad oggi, un documento unitario ed esaustivo in proposito».

Tratto da: La Stampa, Nicla Panciera, 19 aprile 2019