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Dapagliflozin migliora il controllo della glicemia nel diabete di tipo 1

Una terapia di 24 settimane con dapagliflozin migliora il periodo trascorso entro le soglie raccomandate, la glicemia media e la variabilità glicemica nei pazienti con diabete di tipo 1. Questi benefici sono raggiunti senza che il tempo trascorso in ipoglicemia aumenti. A dimostrarlo è stata un'analisi cumulativa di due studi di fase 3 di 24 settimane, randomizzati e in doppio cieco, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Diabetes Care. I ricercatori, guidati da Chantal Mathieu della University of Leuven in Belgio, hanno valutato il monitoraggio continuo del glucosio in pazienti con diabete di tipo 1 non adeguatamente controllato (HbA1c ≥7,7 ≤11,0%) trattati con dapagliflozin in aggiunta all'insulina. I due studi hanno coinvolto un totale di 1.591 pazienti, 530 trattati con 5 mg di dapagliflozin e 529 con 10 mg, mentre a 532 è stato somministrato un placebo. I partecipanti in terapia con il farmaco, a entrambe le dosi, hanno trascorso un tempo maggiore con livelli di glicemia compresi tra >3,9 e ≤10,0 mmol/L nelle 24 ore, rispetto a quelli trattati con il placebo. La variazione della media aggiustata, dal basale alla settimana 24, è stata di 6,48% con 5 mg e di 8,08% con 10 mg di dapagliflozin, mentre è stata di -2,59% con il placebo.

Inoltre, il trattamento con il dapagliflozin ha migliorato l'ampiezza media dell'escursione del glucosio nelle 24 ore, i valori medi della glicemia in 24 ore e i valori glicemici postprandiali. Allo stesso tempo non sono state rilevate differenze sostanziali tra i gruppi per quanto riguarda la percentuale dei valori di glucosio ≤3,9 mmol/L o ≤3,0 mmol/L nelle 24 ore o dei valori di glucosio notturni ≤3,9 mmol/L. «La ridotta variabilità suggerisce che il trattamento con dapagliflozin in aggiunta all'insulina può migliorare l'aderenza al trattamento e ridurre il rischio di complicazioni nelle persone con diabete di tipo 1» concludono gli autori.

Diabetes Care. 2019. doi: 10.2337/dc18-1983

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30967434

Tratto da: Diabetologia33, 16 maggio 2019