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Curcuma: l’uso prolungato č dannoso per il fegato?

A cura della prof.ssa Patrizia Burra** e degli Esperti della SIGE

In seguito alla recente segnalazione dell’ISS, Istituto Superiore di Sanità di una decina di casi di epatite colestatica acuta in persone che assumevano integratori a base di curcuma, gli esperti della SIGE, Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva hanno fatto il punto della situazione.

Gli Esperti sottolineano che il rischio di danni epatici da integratori a base di curcuma esiste, soprattutto nelle donne anziane e quando l’assunzione è protratta. È sempre fondamentale assumere questi integratori solo dietro prescrizione del proprio medico.

Riflettori puntati sulla curcuma

Sebbene l’effetto anti-ossidante della curcuma sia comprovato dalla comunità scientifica, nelle ultime settimane il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno segnalato un incremento esponenziale dei casi riportati in Italia di epatopatia a impronta colestatica (colestasi: riduzione o arresto del flusso biliare) associata all’assunzione abituale di integratori contenenti curcumina.

Naturale SÌ, fai da te NO

Sia in Europa che negli Stati Uniti, il 65 per cento (65%) dei pazienti usa preparati erboristici nella cura delle malattie del fegato (e anche di altri disturbi a carattere infiammatorio), in quanto li considera sicuri, reperibili facilmente e senza effetti indesiderati dovuti a composti chimici sintetici. (1-6)

“Curarsi in modo naturale in linea di principio non è sbagliato – basti pensare che più della metà dei prodotti farmaceutici deriva da prodotti naturali – ma è fondamentale evitare il ‘fai-da-te’ e affidarsi a degli specialisti competenti, soprattutto in caso di patologie severe” sottolinea la prof.ssa Burra.

All’interno di questo nuovo scenario, la curcumina ha assunto un ruolo importante. Si tratta del principale costituente della Curcuma longa, una spezia ampiamente utilizzata per le sue proprietà biologiche anti-ossidanti, anti-infiammatorie ed anti-neoplastiche. La principale azione della curcumina è quella di limitare la produzione di radicali liberi da stress ossidativo, indotto da cause diverse, e questo ne suggerisce l’impiego nei pazienti con steatosi epatica non alcolica, ma anche con epatopatia alcol-correlata, nei quali la insulino-resistenza da una parte, l’alcol dall’altra, provocano una serie di meccanismi di perossidazione dei lipidi delle membrane cellulari, con produzione di radicali liberi e conseguente danno a carico del fegato. (7-11)

“Purtroppo però, sia i prodotti naturali che alcuni farmaci che possono essere benefici, sono potenzialmente epatotossici” – avverte la prof.ssa Patrizia Burra, vicepresidente della Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva (SIGE) – L’elenco dei farmaci potenzialmente epatotossici è molto lungo, come riportato nei registri e comprende almeno mille farmaci, tra cui anti-tumorali, analgesici, anti-infiammatori non steroidei, antidepressivi”.

“Il danno epatico più frequente è la necrosi delle cellule del fegato (epatociti), accompagnata dallo sviluppo di steatosi epatica (fegato grasso), e/o colestasi (riduzione o arresto del flusso biliare), talvolta le alterazioni istologiche sono presenti isolatamente, altre volte sono concomitanti”.

Diversi studi hanno rilevato come la curcumina svolga un’attività protettiva nei confronti di tali danni da farmaco, tuttavia recentemente sono stati segnalati casi di epatotossicità in pazienti che assumevano la curcumina, sia in Italia che negli Stati Uniti, dove il mercato degli integratori contenenti curcumina o altri supplementi a base di erbe, è esploso negli ultimi anni, con una spesa nel 2016 di ben 69 milioni di dollari. “Dall’Università dell’Arizona, a Tucson, è arrivata la segnalazione di un caso di epatite autoimmune, che si è manifestata in una donna di 71 anni che assumeva prodotti a base di curcumina per i suoi effetti protettivi nei confronti della patologia cardiovascolare – spiega l’esperta – Il quadro di epatite pubblicato dai colleghi americani si è risolto dopo sospensione del prodotto a base di curcumina, ma gli enzimi epatici (transaminasi) dopo aver raggiunto un picco superiore a 300 UI/L si sono normalizzate solo dopo 13 mesi dalla sospensione della curcumina”.

Lo studio ha fatto inoltre emergere un dato problematico nella valutazione di questi casi: “anche nella nostra esperienza – continua l’esperta – nell’anamnesi di questi pazienti e nella documentazione proveniente dai medici di medicina generale, non viene mai riportato l’uso di questi integratori alimentari. Solo in seguito a una specifica richiesta da parte degli epatologi a cui vengono riferiti casi di epatopatia ad eziologia sconosciuta i pazienti riferiscono di assumere questi prodotti”. Questo caso ha stimolato gli autori a pubblicare una lista di punti da tenere in considerazione. “Problemi di epatotossicità sono descritti nel 5 per cento (5%) circa dei pazienti che usano integratori contenenti curcumina – prosegue Burra – soprattutto a seguito di un uso protratto (superiore a un mese), gli integratori a base di curcumina possono causare un danno epatico di tipo ‘idiosincrasico’ (di causa sconosciuta), dovuto forse ad alcuni componenti presenti in questi integratori che interagiscono con la curcumina, o all’interazione di questi integratori con farmaci assunti in concomitanza. Altro aspetto da sottolineare è che, nei casi descritti, appaiono a maggior rischio di epatotossicità da curcumina le donne anziane, che sono anche le più grandi consumatrici di questi prodotti e che probabilmente non lo riferiscono al proprio medico, non ritenendo rischiosa l’assunzione di questi integratori alimentari, ma anzi di beneficio per la propria salute”. (12)

“Anche nella nostra unità – prosegue l’esperta – lo scorso anno è stata ricoverata una paziente per un episodio di epatite acuta da causa sconosciuta. In anamnesi era presente: assunzione di integratori contenenti curcumina; per quanto fossero rari i casi di un evento avverso del genere riportati in letteratura, il prodotto è stato tempestivamente sospeso, e si è avuta la risoluzione del quadro di danno al fegato”.

“È quindi auspicabile – conclude la prof.ssa Burra – che vengano effettuati studi più approfonditi per identificare le persone a rischio di sviluppare danno epatico in seguito all’assunzione dei derivati della Curcuma longa, prodotto naturale che da sempre viene classificato come anti-ossidante e protettivo del danno da steatosi epatica (fegato grasso) e da alcol e coadiuvante del ripristino della funzione epatica”.

Le conclusioni del Presidente SIGE

Secondo il prof. Domenico Alvaro, presidente Sige “la storia recente della curcumina deve essere di insegnamento, per alcune considerazioni a carattere generale:

1.sono assolutamente necessari accurati controlli anche per i cosiddetti ‘integratori alimentari’ che vengono messi in commercio;

2.è il medico a dover suggerire l’eventuale uso di integratori che non possono essere lasciati alla libera scelta del paziente. Questo soprattutto considerando che la nostra alimentazione è generalmente completa e non necessita di integrazioni se non in condizioni di patologia!

3.il danno epatico da farmaci o xenobiotici è nella maggior parte dei casi imprevedibile, dipendendo dalle caratteristiche genetiche del paziente: per cui alla comparsa di disturbi dopo assunzione di un farmaco occorre sempre contattare il medico”.

** La prof.ssa Patrizia Burra è Ordinario di Gastroenterologia, Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Oncologiche e Gastroenterologiche dell’Università degli Studi di Padova. Attualmente è Vicepresidente della Società Italiana di Gastroenterologia (SIGE), Vicepresidente del North Italian Transplant (NIT), Past Presidente dell’International Liver Transplantation Society (ILTS), di cui prima era stata Presidente e Tesoriere. È inoltre presidente onorario dell’European Board Transplant Medicine e Coordinatore della Commissione Permanente Trapianti dell’Associazione Italiana Studio Fegato (AISF). È Presidente della Fondazione ONLUS Marina Minnaja per la Ricerca e lo Studio nel Trapianto di Fegato. Nel 2016 ha aderito al progetto “100 donne contro gli stereotipi”.

Nella sua attività clinica si occupa principalmente di complicanze della cirrosi epatica, epatopatia alcolica, malattie dismetaboliche e trapianto di fegato. Ha svolto inoltre ricerca di base sulle cellule staminali dal cordone ombelicale e il loro differenziamento in epatociti.

La prof.ssa Burra è autrice di oltre 300 pubblicazioni scientifiche nazionali ed internazionali, con oltre 9000 citazioni e un H-Index di 51.

References

1.Clark AM – Natural products as a resource for new drugs.  Res. 1996, 13, 1133–1141

2.Harvey A – Strategies for discovering drugs from previously unexplored natural products. Drug Discov. Today 2000, 5, 294–300

3.Gordaliza M – Natural products as leads to anticancer drugs. Clin Transl Oncol 2007, 9, 767–776

4.Zhang A, Sun H, Wang X – Recent advances in natural products from plants for treatment of liver diseases. Eur J Med Chem 2013, 63, 570–577

5.Xiao J, So KF, Liong EC, Tipoe GL – Recent advances in the herbal treatment of non-alcoholic Fatty liver disease. J Tradit Complement Med 2013, 3, 88–94

6.Sun Kim M, Kung S, Grewal TD, Roufogalis B – Methodologies for investigating natural medicines for the treatment of nonalcoholic fatty liver disease (NAFLD). Curr Pharm Biotechnol 2012, 13, 278–291

7.Farzaei et al – Curcumin in Liver Diseases: A Systematic Review of the Cellular Mechanisms of Oxidative Stress and Clinical Perspective. Nutrients 2018 Jul 1;10(7)

8.Srimal R, Dhawan B – Pharmacology of diferuloyl methane (curcumin), a non-steroidal anti-inflammatory agent. J Pharm Pharmacol 1973, 25, 447–452

9.Satoskar R, Shah S, Shenoy S – Evaluation of anti-inflammatory property of curcumin (diferuloyl methane) in patients with postoperative inflammation. Int J Clin Pharmacol Ther Toxicol 1986, 24, 651–654

10.Kuttan R, Bhanumathy P, Nirmala K, George M – Potential anticancer activity of turmeric (Curcuma longa). Cancer Lett 1985, 29, 197–202

11.Sharma O – Antioxidant activity of curcumin and related compounds. Biochem Pharmacol 1976, 25, 1811–1812

12.Lukefahr AL et al – Drug-induced autoimmune hepatitis associated with turmeric dietary supplement use. BMJ Case Rep 2018 Sep 10;2018

Tratto da: Diabete.com, 23 giugno 2019