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I medici sportivi: «Sedentarietà, nuova malattia»

Considerare la sedentarietà come vera e propria malattia riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale, proprio come i disturbi cardiovascolari il diabete, i tumori e così via.
È intorno a questa ipotesi-proposta che si articola il XXXIV Congresso nazionale della Federazione medico sportiva italiana, che dal 23 al 26 farà incontrare a Catania circa 500 medici specialisti.
Le dimensioni del fenomeno. Il nostro Paese è nella top 20 delle Nazioni più pigre al mondo. Per la precisione siamo al 17° posto, con un indice di inattività del 54,7%. La media si ferma al 31,1%. Rispetto all’Unione europea, il quadro si fa ancora più desolante: siamo quinti, superati solo da Malta, Cipro, Serbia e Regno Unito. L’Istat censiva, nel 2013, oltre 24 milioni di italiani sedentari, cioè circa il 42% della popolazione.
Eppure diversi studi hanno ormai dimostrato, per esempio, che la sedentarietà riduce la neuroplasticità e le dimensioni dell’ippocampo, oltre a favorire l’invecchiamento dei telomeri. L’attività fisica, al contrario, favorisce un effetto neuroprotettivo, con risultati di apprendimento migliorati. Ecco perché rimane fortemente indicato pure in terza età.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, i decessi per le malattie non trasmissibili aumenteranno del 17% nei prossimi dieci anni ma, con interventi coordinati, sarà possibile evitare oltre 30 milioni di morti premature nel mondo entro il 2015, delle quali quasi il 50% negli under 70. D'altra parte è fondamentale incentivare i giovani a muoversi, collaborando con le scuole per dare più spazio a corsi di educazione motoria e ad attività extra curriculari. Se confrontiamo i dati, sono proprio i ragazzi a essere molto più pigri degli adulti tra i 30 e i 50 anni. Gli over 30 iniziano a praticare sport come fattore di aggregazione o per seguire i consigli del medico. Una volta finita la scuola, dove già le strutture sono carenti, gli adolescenti non trovano invece le attrezzature e gli spazi adatti e abbandonano di conseguenza l’attività fisica.
Insomma, il movimento fisico è, insieme alla corretta alimentazione, uno dei garanti del benessere individuale. Perciò, secondo il medici sportivi, andrebbe prescritto come terapia, al pari di un farmaco, nella giusta dose individuale. E la sedentarietà dovrebbe essere riconosciuta come patologia.
Il messaggio che la Fism lancia al ministro della Salute è di procedere insieme «su un percorso ormai necessario e non dilazionabile per la salute di tutti i cittadini» che sarebbe «di grande lungimiranza e mai tracciato prima al mondo, che avrà positivi risvolti anche sulla politica economico-sanitaria del Paese».
Tratto da: Healthdesk, 23 ottobre 2014