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Obesità infantile, più del 50% dei bambini di oggi obeso a 35 anni

Più del 50% dei bambini di oggi sarà obeso all'età di 35 anni, e circa metà della prevalenza prevista si verificherà durante l'infanzia, secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. «Sebbene l'attuale epidemia di obesità sia ben documentata in bambini e adulti, si sa ancora poco sul rischio a lungo termine di obesità adulta per un bambino di una certa età e peso» afferma il primo autore Zachary Ward, dell'Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, che con i colleghi ha sviluppato un modello di simulazione finalizzato a stimare il rischio di obesità adulta, definita tale a 35 anni, tra i bambini statunitensi. Le misure di altezza e peso analizzate dai ricercatori sono state tratte da cinque studi longitudinali rappresentativi a livello nazionale con 176.720 osservazioni relative a 41.567 bambini e adulti.

«Partendo da questi dati abbiamo creato 1.000 popolazioni virtuali di 1 milione di bambini di età superiore ai 19 anni che rappresentavano la popolazione del 2016 negli Stati Uniti, proiettando le loro traiettorie in termini di altezza e peso fino a raggiungere i 35 anni» scrive l'autore, precisando che l'obesità grave è stata definita in termini di indice di massa corporea (IMC) uguale o superiore a 35 negli adulti oppure al 120% o più al 95° percentile nei bambini. E al termine dell'analisi i ricercatori hanno scoperto che il 57,3% dei bambini di oggi sarà obeso a 35 anni, dato l'attuale livello di obesità infantile, e che metà della prevalenza prevista si verificherà durante l'infanzia. «Il rischio relativo di obesità negli adulti aumenta con l'età e l'indice di massa corporea, passando da 1,17 tra i bambini di 2 anni in sovrappeso a 3,10 per i diciannovenni gravemente obesi» riprende Ward. Ma non solo: la possibilità che i bambini con obesità grave non lo siano più a 35 anni è calata dal 21% all'età di 2 anni al 6,1% a 19 anni. «Sulla base delle nostre simulazioni, l'obesità infantile e il sovrappeso saranno anche in futuro un grave problema di salute pubblica negli Stati Uniti» concludono gli autori.

N Engl J Med 2017. Doi: 10.1056/NEJMoa1703860

http://www.nejm.org/doi/10.1056/NEJMoa1703860

Tratto da: Medicinainterna33, 12 dicembre 2017