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All'orizzonte un test per sapere se il declino cognitivo porterà alla demenza

Secondo uno studio italiano pubblicato su Annals of Neurology, potrebbe essere possibile sapere in anticipo chi tra le persone con un declino cognitivo lieve svilupperà una forma di demenza utilizzando un doppio test combinato. Il test si basa su un prelievo di sangue e un elettroencefalogramma (Eeg) e, pur richiedendo analisi sofisticate, risulta di semplice esecuzione e di costo basso. «A oggi manca nella pratica clinica un test di tale genere, che potrà essere di grande aiuto sia per le persone con declino cognitivo, sia per le loro famiglie, per iniziare il prima possibile i trattamenti medici e riabilitativi, per introdurre le necessarie modifiche nello stile di vita e per orientare per tempo scelte anche difficili che si è costretti ad affrontare in caso di diagnosi di demenza» spiega Paolo Maria Rossini, direttore dell'Area di Neuroscienze della Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS e ordinario di Neurologia all'Università Cattolica, che ha coordinato il lavoro. I ricercatori sono partiti proprio dall'idea di sviluppare un esame che potesse essere disponibile in tutto il paese e soprattutto che non fosse invasivo. Tramite un prelievo di sangue hanno condotto un semplice esame genetico alla ricerca di una mutazione sul gene ApoE legata al rischio di Alzheimer.

I segnali registrati con l'Eeg sono stati invece interpretati con la teoria dei grafi che permette di capire come sono connesse tra loro le aree cerebrali. L'accuratezza e la sensibilità della metodica sono state valutate su 145 pazienti con declino cognitivo lieve, seguiti per alcuni anni dopo l'esecuzione del test. Di questi individui, 71 hanno sviluppato una demenza, e il test ha mostrato un'accuratezza che è arrivata fino al 92%. Il vantaggio di sapere in anticipo se una persona svilupperà o meno la demenza permette di inquadrarla in un determinato percorso terapeutico e di modifica dello stile di vita già prima che la malattia prenda piede, in modo da ridurre il rischio oppure di ritardarne l'insorgenza o la progressione. «Il test è utilizzabile da subito nella pratica clinica, ma è previsto un suo collaudo all'interno di un progetto di ricerca comparativa denominato INTERCEPTOR, di recente finanziato da AIFA e Ministero della Salute» conclude Rossini.

Annals of Neurology 2018. Doi: 10.1002/ana.25289

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ana.25289

Tratto da: Doctor33, 29 luglio 2018