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Diabete, anche Milano entra nel programma "Cities changing diabetes" per frenare l'aumento

Dopo Roma, anche Milano entra nel programma "Cities changing diabetes", l'iniziativa realizzata in partnership tra University College London (Ucl) e il danese Steno diabetes center con il contributo non condizionato di Novo Nordisk, che coinvolge Istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore. Duplice l'obiettivo del programma: da un lato valutare l'impatto dell'urbanizzazione sulle malattie croniche non trasmissibili - come diabete e obesità - e dall'altro promuovere iniziative per salvaguardare la salute dei cittadini e prevenire queste malattie. L'annuncio è stato dato in un incontro organizzato dall'Health city institute a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, in collaborazione con quest'ultimo e la Regione Lombardia. Al progetto, oltre alle Amministrazioni comunale e regionale, hanno aderito le Università di Milano, l'Ats di Milano Città Metropolitana, e altre componenti accademiche, sociali e scientifiche della città.

«Dopo quello di Roma, il coinvolgimento di Milano nel programma "Cities changing diabetes" consentirà all'Italia di contribuire, avendo le due aree metropolitane quasi 8 milioni di abitanti, con un significativo volume di dati socio-demografici e clinico-epidemiologici al progetto di studio che lo anima» afferma Michele Carruba, presidente dell'executive committee di Milano cities changing diabetes. «Oltre che per la sua popolosità, effettuare queste analisi su una città come Milano, in continua evoluzione e dove il livello di soddisfazione degli abitanti per quanto riguarda i servizi alla salute è alto, rende la partecipazione di questa metropoli particolarmente interessante soprattutto in termini di paragone rispetto alle altre realtà mondiali» osserva. «Il numero delle persone che vivono nelle città è in continuo aumento da diversi anni e, secondo le stime, questo numero è destinato a crescere ulteriormente. Questa tendenza si osserva anche in Italia dove ormai più di un italiano su 3 vive oggi nelle 14 città metropolitane» rileva Andrea Lenzi, presidente Health city institute e Comitato nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze per la vita della Presidenza del Consiglio. «Parallelamente» continua «riscontriamo una crescita di alcune malattie, come diabete e obesità, la cui diffusione è considerata ormai l'epidemia della società del benessere. L'aumento di queste malattie croniche non trasmissibili, e non solo, è infatti fortemente legato ai profondi cambiamenti di stile di vita che comporta la vita nelle città, come lavori sedentari, scarsa attività fisica, alimentazione scorretta, tanto che si parla oggi apertamente di 'urban diabetes', diabete urbano».

In particolare, dopo la capitale Milano è la seconda città metropolitana più popolata di Italia, con quasi 3,5 milioni di abitanti residenti in 134 comuni, rappresentando quasi un terzo dell'intera popolazione della Lombardia. Secondo i dati dell'Annuario 2018 di Milano Città Metropolitana, l'area metropolitana milanese ha registrato nell'ultimo anno un incremento dello 0,5 per cento dei residenti rispetto a inizio 2017. «Secondo i dati dell'Ats di Milano relativi al 2017, oltre un milione di abitanti ha una malattia cronica non trasmissibile e le più diffuse sono le malattie cardiovascolari, i tumori e il diabete» dichiara Livio Luzi, presidente Comitato scientifico di Milano cities changing diabetes. «Quest'ultima patologia da sola colpisce circa 200mila persone, un dato che sottolinea l'importanza della partecipazione di Milano a questo progetto» aggiunge. Non a caso il programma Cities changing diabetes vuole creare un movimento unitario in grado di stimolare, a livello internazionale e nazionale, i decisori politici a considerare in modo prioritario il tema dell'urban diabetes, mettendo in luce il fenomeno con dati ed evidenze provenienti dalle città di tutto il mondo al fine sia di identificare le politiche di prevenzione più adatte sia di migliorare la rete di assistenza.

La dimostrazione della volontà di offrire una fattiva partecipazione del Comune di Milano e della Regione Lombardia al progetto è offerto dagli interventi delle Autorità. «I grandi centri urbani diventano sempre più centrali nell'affrontare le grandi questioni che riguardano la salute dei cittadini attraverso strategie di lungo periodo che vedono le reti di città in prima fila per trovare sinergie e soluzioni condivise» premette Pierfrancesco Majorino, assessore Politiche sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano, vice presidente Rete nazionale Città sane. Pertanto «siamo orgogliosi di partecipare a questo progetto» sottolinea l'assessore «e, con la collaborazione della Regione Lombardia, cui spettano le competenze in materia sanitaria, ci impegneremo per fornire risposte ai nuovi bisogni dei cittadini per migliorare la loro qualità della vita». Secondo Giulio Gallera, assessore al Welfare di Regione Lombardia, «l'opera di sensibilizzazione e informazione sulle malattie croniche non trasmissibili è fondamentale proprio a partire dalle grandi città come Milano». Questo perché, spiega Gallera «la capacità delle istituzioni di collaborare fra loro e indirizzare i cittadini verso i corretti stili di vita, l'attività fisica, la sana alimentazione è determinante e rappresenta una svolta concreta per garantire un'efficace azione di prevenzione e, alle persone affette da patologie croniche, l'assistenza socio sanitaria adeguata attraverso un percorso di cura personalizzato e qualificato. Per questo, l'alleanza virtuosa fra ospedale e territorio, che fotografa perfettamente la sintesi dell'evoluzione del sistema di welfare della Lombardia, rappresenta un autentico valore aggiunto».

La partecipazione di Milano, ufficializzata con deliberazione della Giunta comunale, porta così a 19 le città che a livello globale fanno parte di Cities changing diabetes; infatti, oltre alla metropoli milanese, dall'inizio del progetto a oggi hanno aderito Beirut, Buenos Aires, Città del Messico, Copenaghen, Hangzhou, Houston, Jakarta, Johannesburg, Kôriyama, Leicester, Madrid, Mérida, Pechino, Roma, Shanghai, Tianjin, Vancouver, Xiamen.

Tratto da: Doctor33, 16 febbraio 2019