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Diabete 2, semaglutide più un inibitore di SGLT-2 per migliorare il controllo glicemico

Secondo uno studio pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology, l'aggiunta dell'agonista del recettore del glucagon-like peptide 1 (GLP-1) semaglutide a un inibitore del cotrasportatore di glucosio di sodio-2 (SGLT2) è in grado di migliorare il controllo glicemico nei pazienti con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato. «Pochi studi clinici si sono occupati dell'uso concomitante di agonisti del recettore del GLP-1 e di inibitori di SGLT-2. Per colmare questa lacuna abbiamo mirato a studiare l'efficacia e la sicurezza di semaglutide in aggiunta alla terapia con inibitori di SGLT-2 in questa particolare popolazione di pazienti» spiega Bernard Zinman, del Mount Sinai Hospital di Toronto, Canada, primo autore dello studio. Circa 300 adulti diabetici che presentavano un livello di emoglobina glicata (HbA1c) di 7-10% nonostante l'assunzione di un inibitore di SGLT2 in monoterapia o in combinazione con una sulfonilurea o metformina sono stati randomizzati ad aggiungere alla terapia semaglutide per via sottocutanea o placebo una volta alla settimana. Ebbene, l'esito primario, ovvero la variazione dei valori di HbA1c dal basale alla settimana 30, è risultato nettamente in favore di semaglutide (-1,5% rispetto a -0,1% con placebo) e i pazienti che hanno ricevuto semaglutide hanno inoltre perso più peso (-4,7 kg rispetto a -0,9 kg). La maggior parte degli eventi avversi è risultata lieve o moderata. Eventi gravi si sono verificati nel 4,7% di coloro che hanno assunto semaglutide rispetto al 4,0% di chi ha ricevuto il placebo, e 16 pazienti hanno interrotto il trattamento precocemente a causa di un evento avverso, 13 dei quali erano nel gruppo trattato con semaglutide. Non si sono verificati decessi durante lo studio. In un commento al lavoro, Stefano Del Prato dell'Università di Pisa definisce questo approccio terapeutico "razionale". «Lo studio è troppo breve per valutare la durata dell'efficacia per quanto riguarda l'abbassamento del glucosio, ma entrambi i farmaci hanno dimostrato di esercitare un controllo glicemico persistente» conclude Del Prato.

Lancet Diabetes Endocrinol. 2019. doi: 10.1016/S2213-8587(19)30066-X

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30833170

Lancet Diabetes Endocrinol. 2019. doi: 10.1016/S2213-8587(19)30069-5

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30833171

Tratto da: Doctornews, 11 marzo 2019