5permille

Ma č l’educazione che conta. E Brescia č in prima fila

Pomodoro e olio d’oliva «eroi» della campagna che dal Civile è andata nelle scuole di mezza Italia

«I bambini in sovrappeso e obesi rischiano di rimanere obesi in età adulta e avranno più probabilità di sviluppare in giovane età malattie croniche correlate come il diabete e le malattie cardiovascolari». L’allarme lanciato di recente dall’OMS è una “Call for Action” per combattere l’obesità infantile, ritenuta una vera e propria pandemia con 42 milioni di bambini sotto i 5 anni di età in sovrappeso o obesi. Il dramma nel dramma è che 31 milioni di questi bambini vivono nei Paesi a basso e medio reddito. In Italia il 23,6% dei bambini delle classi elementari risulta in sovrappeso e il 12,3% obeso. Complessivamente, oltre 1.100.000 bambini tra 6 e 11 anni hanno problemi di sovrappeso e obesità (1 su 3 circa). I costi dell’obesità e delle malattie ad essa strettamente collegate, quali il diabete e le malattie cardiovascolari, costano ogni anno all’ Italia, solo costi diretti, 22,8 miliardi di Euro. Da queste considerazioni è scaturito un progetto internazionale di prevenzione dell’obesità nei minori, che la Taskforce Internazionale per la Salute e Benessere della BPW (Business Professional Women), in collaborazione con FIDAPA BPW Italy, NFI (Nutrition Foundation of Italy) e con l’ Ospedale Pediatrico- ASST Spedali Civili di Brescia, ha lanciato nelle scuole, per una corretta educazione alimentare.

 Ad animare la campagna i personaggi Tommy & Ollie ovvero il pomodoro e l’olio di oliva (entrambi disegnati da Raffaele Spiazzi, medico bresciano e attualmente direttore sanitario del Gaslini di Genova) che costituiscono i capisaldi della Dieta Mediterranea. Il progetto mira anche a diffondere un indicatore antropometrico (il rapporto girovita/altezza) facilmente rilevabile dai genitori per controllare il rischio metabolico dei loro figli.

 Diversi studi epidemiologici hanno confermato l’importanza del rapporto della circonferenza addominale con l’altezza come un indicatore di grasso addominale e rischio cardiometabolico. Perciò, in sintesi, tanto meno è la quota del grasso addominale, tanto più si guadagna in salute. Il valore si ottiene dividendo il girovita per l’altezza e questo rapporto dovrebbe essere inferiore o uguale a 0,5. Se invece è maggiore di 0,5 il grasso addominale è in eccesso e la persona è a rischio di sviluppare in futuro una malattia cardiometabolica. «La scelta del cibo che mangiamo tutti i giorni non è solo un modo per prenderci cura di noi stessi, della nostra salute e della salute dei nostri figli, ma è anche un modo per contribuire concretamente ed efficacemente alla salvaguardia dell’ambiente e del Pianeta» dicono i promotori della campagna.

Tratto da: Corriere della Sera, l.m., 02 ottobre 2019