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Salute: emergenza ‘diabesità’, in Italia oltre 3 mln i diabetici oversize

 

Milano - Oversize e malati di diabete. Non si ferma la corsa della 'diabesità'. In Italia gli obesi che devono fare i conti anche con il diabete sono un esercito: 3,2 milioni di persone, stimano gli esperti. Ed il numero è destinato a crescere. Secondo le proiezioni al 2025, sempre più taglie XL popoleranno il Belpaese. Si passerà dai 4 milioni di obesi di oggi (pari al 10% della popolazione adulta) a un'incidenza del 14% prevista fra 15 anni, con una crescita stimata del 43%. Lo stesso succederà con il diabete di tipo 2: oggi si contano circa 4 milioni di pazienti (a cui si aggiunge un altro milione di malati 'inconsapevoli'), ma la diffusione della malattia è destinata a crescere del 50%.
La preoccupazione dei diabetologi, riuniti oggi a Milano per la nona edizione del convegno nazionale 'Diabete-Obesità', è soprattutto per i bambini di oggi che saranno i 'diabesi' di domani. Attualmente un under 18 su 3 è sovrappeso. Ma, entro 15 anni, il numero di baby oversize salirà vertiginosamente coprendo il 12,5% della popolazione nella fascia 4-17 anni: +205%, se si andrà avanti con questi ritmi. L'obiettivo degli specialisti è diventato quello di correre al più presto ai ripari: un diabetico oversize va incontro a gravi complicanze, e si moltiplicano soprattutto i rischi per il suo cuore.
Per questo due scienziati italiani - Antonio Pontiroli (cattedra di Medicina interna) e Alberto Morabito (cattedra di Biometria) del Dipartimento di medicina, chirurgia e odontoiatria dell'ospedale San Paolo - università degli Studi di Milano - hanno deciso di mettere insieme tutti i più importanti studi sul diabete e di analizzarli nel loro complesso, per definire la migliore strategia di intervento. Gli esperti hanno passato al setaccio 9 studi, basati sui dati clinici di 15 milioni di pazienti in totale, coprendo un arco temporale fino a 30 anni. Risultato: curare la sola glicemia non basta.
Secondo quanto emerge dalla metanalisi, pubblicata oggi sulla rivista 'Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases', "solo trattando più fattori di rischio si ottiene una riduzione della mortalità cardiovascolare di almeno il 40%", spiega Pontiroli. Concentrandosi solo sull'obiettivo di mantenere l'emoglobina glicata entro i valori soglia, osservano invece gli specialisti, si riduce la frequenza di eventi cardiovascolari ma non la mortalità.
Basta intervenire per correggere almeno due fattori di rischio (per esempio glicemia e pressione arteriosa) e la situazione migliora. Non solo: le terapie devono essere sempre più personalizzate. "Prima di tutto occorre realizzare che non esiste il diabete lieve - sottolinea il presidente della Società italiana di diabetologia Paolo Cavallo Perin - e che bisogna intervenire subito per ridurre l'impatto delle complicanze legate al diabete". E poi, aggiunge Pontiroli, "occorre guardare il paziente che si ha davanti: in un giovane senza malattie concomitanti si deve fare di tutto per ridurre drasticamente la glicemia. Nell'anziano, più fragile e sicuramente con problemi, l'intervento deve essere più cauto. Abbassare troppo e in fretta la glicemia può portare a crisi ipoglicemiche e allo scompenso cardiaco".
Un punto fermo, sottolineano ancora gli esperti, è che bisogna fare di tutto per ridurre le complicanze. Anche per i costi con cui il diabete grava sulle casse del Ssn. Se in generale la spesa farmaceutica per un diabetico è quasi doppia rispetto a quella per una persona sana (827 euro contro 458), i costi sono 7-8 volte tanto quando il paziente non viene trattato tempestivamente ed ha bisogno di terapie più intensive che curino anche le complicanze. Secondo i dati emersi dall'analisi di 10 milioni di cartelle cliniche, un diabetico costa al Ssn 2.589 euro l'anno, il 54% in più di una persona sana. E su questa cifra pesano soprattutto i ricoveri per complicanze (1.274 euro), seguiti dai farmaci (827 euro) e dalle prestazioni specialistiche e diagnostiche (488 euro).
Tratto da: Adnkronos Salute, 01 aprile 2010