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Le statine in prevenzione primaria: Una metanalisi

Le patologie cardiovascolari sono la principale causa di morte e di disabiltà nel mondo occidentale e rappresentano il peso principale sul budget dei sistemi sanitari (Heart disease and stroke statistics, 2008 update. American Heart Association). Diversi studi clinici e metanalisi hanno dimostrato l’efficacia dell’utilizzo delle statine in prevenzione secondaria (BMJ 2008, 336: 645-51; BMJ 2005; 330. 821; BMJ 2003; 326: 1423; Lancet 2005; 366: 1267-78; Lancet 1994; 344: 1383-9). Le statine hanno dunque un ruolo ben definito nella prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari (JAMA 2001; 285: 2486-97; Circulation 2002; 106: 3143-421; Eur Heart J 2007; 28: 2375-414; Circulation 2004; 110: 227-39). Gli autori del lavoro oggetto del nostro commento hanno eseguito una metanalisi di studi in prevenzione primaria al fine di determinare se l’uso delle statine riduce tutte le cause di mortalità e l’incidenza dei maggiori eventi coronarici e cerebrovascolari nelle persone senza malattie cardiovascolari, in prevenzione primaria, ma con fattori di rischio cardiovascolari. Inoltre l’obiettivo è di verificare se esiste una differenza di genere, di età e quanto incide il diabete su tali effetti. Come end point primario si è considerato la mortalità per tutte le cause; come end points secondari sono stati considerati la presenza di eventi coronarici maggiori (decesso per malattia coronarica, infarto non fatale), la presenza di eventi cerebrovascolari maggiori (ictus fatale e non fatale); inoltre si è considerata la rivascolarizzazione e la neoplasia (fatale e non fatale). Gli studi presi in esame sono stati i seguenti:
  • Justification for the Use of Statins in prevention: an Intervention Trial Evaluating Rosuvastatin – JUPITER (2008)
  • Management of Elevated Cholesterol in the primary prevention Group og Adult Japanese – MEGA (2006)
  • Atorvastatin Study for prevention of Coronary Heart Disease Endpoints in Non-Insulin-Dependent Diabetes mellitus – ASPEN (2006)
  • Collaborative Atorvastatin Diabetes Study – CARDS (2004)
  • Heart Protection Study – HPS (2003)
  • Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial-Lipid Lowering Arm – ASCOT-LLA (2003)
  • Antihypertensive and Lipid Lowering Treatment to Prevent Heart Attack Trial – ALLHAT–LLT (2002)
  • Prospective Study of Pravastatin in the Elderly at Risk – PROSPER (2002)
  • Air Force/Texas Coronary Atherosclerosis Prevention Study – AFCAPS/TexCAPS (1998)
  • West of Scotland Coronary Prevention Study – WOSCOPS (1995)
I dieci studi hanno arruolato un totale di 70.388 persone, 23.681 (34%) erano donne e 16.078 (23%) erano affetti da diabete, il periodo medio di follow up è stato di 4.1 anni. 35.138 soggetti sono stati posti in trattamento con statine e 35.250 soggetti sono entrati nel gruppo controllo, l’età media era di 63 anni. La riduzione media dei livelli di colesterolo totale è stata del 17.1%, del colesterolo LDL è stata del 25.6% e dei trigliceridi è stata del 9.3%, mentre si è registrato un incremento medio del colesterolo HDL del 3.3%. La terapia con statine è stata associata a una riduzione significativa del rischio di tutte le cause di mortalità del 12%, degli eventi coronarici maggiori del 30% e degli eventi cerebrovascolari maggiori del 19%; inoltre l’uso delle statine non è stato associato a un aumento del rischio di neoplasia. Non si sono evidenziate differenze significative all’interno dei sottogruppi. Questa metanalisi ha dei punti di forza: 1) sono stati inclusi recenti studi di prevenzione primaria che hanno arruolato un gran numero di donne e di pazienti con diabete; 2) è stato introdotto il recente studio JUPITER; 3) i sottogruppi della metanalisi hanno un alto potere statistico; 4) i numeri e la lunghezza del follow up rendono attendibile il fatto di non aver riscontrato casi di neoplasia (fatale e non fatale). La metanalisi ha però anche dei limiti: 1) sono stati considerati anche tre trials che hanno arruolato un piccolo numero di pazienti (6%) in prevenzione secondaria (ASPEN, ALLHAT-LLT, WOSCOPS); 2) la dose e il tipo di statina sono diverse nei vari trials; 3) i pazienti arruolati hanno dei livelli di rischio eterogenei. Questa metanalisi con tutti i suoi punti di forza e i suoi limiti ha evidenziato che nei pazienti in prevenzione primaria, ma con fattori di rischio cardiovascolari, l’uso della statina è associato a un significativo incremento della sopravvivenza e a una significativa riduzione del rischio dei maggiori eventi cardiovascolari.
Fonte: The benefits of statins in people without established cardiovascular disease but with cardiovascular risk factors: meta-analysis of randomised controlled trials, BMJ 2009, 338: b2376
Tratto da: Cardiometabolica, 22 dicembre 2009