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Diabete, in arrivo in Italia farmaco di ultima generazione

In arrivo anche in Italia un agonista del GLP-1 di ultima generazione che promette di far compiere un ulteriore passo avanti nel trattamento della malattia diabetica, non solo in termini di controllo dei livelli della glicemia, ma anche di diminuzione del peso corporeo e di riduzione del rischio cardiovascolare.

Il profilo di semaglutide, questo il nome del nuovo farmaco sviluppato da Novo Nordisk, è estremamente interessante. «Questo nuovo prodotto è il risultato di una tecnologia di avanguardia - spiega Angelo Avogaro, professore di Endocrinologia e malattie del metabolismo presso l'Università degli Studi di Padova -: è quasi identico al GLP-1 umano, ma ha il grande vantaggio che, essendo stato riconvertito tecnologicamente, dura molto più dei pochi minuti del glp-1 dell'uomo, al punto da avere un tempo di dimezzamento di 150 ore che consente di somministrarlo con una sola iniezione alla settimana».

Mimando l'azione dell'ormone naturale semaglutide, analogamente agli altri agonisti del GLP-1, aumenta la produzione di insulina e riduce quella del glucagone senza esporre il paziente al rischio di ipoglicemie. Azioni che, negli studi clinici, si traducono in una riduzione di quasi due punti dell'emoglobina glicata. «L'obiettivo fondamentale perseguito dai diabetologi negli ultimi decenni è stato di vedere se la riduzione dell'emoglobina glicata elevata consente di ottenere dei benefici per il paziente - ricorda Francesco Giorgino, professore di Endocrinologia presso l'Università di Bari Aldo Moro -. Di fatto è ampiamente dimostrato come la riduzione del livello di emoglobina glicata di un solo punto percentuale sia in grado di ridurre drasticamente le complicanze del diabete: di oltre un terzo (-37 per cento) quelle microvascolari, responsabili ad esempio del danno renale, del 14 per cento l'infarto cardiaco, del 12 per cento l'ictus e del 21 per cento la morte correlata alla malattia».

I risultati dello studio Sustain 6, un trial randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo, della durata di due anni, che ha valutato l'impatto del farmaco sugli eventi cardiovascolari indicano per esempio come il trattamento con semaglutide comporti una riduzione del rischio cardiovascolare del 26 per cento rispetto al placebo.

C'è poi un altro aspetto interessante, quello relativo all'effetto sul peso corporeo. «La persona con diabete è spesso in sovrappeso o obesa e ha bisogno di perdere peso - ricorda ancora Giorgino -. Questo farmaco agisce sull'ipotalamo con un deciso effetto anoressizzante che comporta un calo di peso di 5-6 chilogrammi».

Un effetto, quello sul peso corporeo, documentato anche in due studi in cui semaglutide è stato messo a confronto rispettivamente con un altro agonista del GLP-1 (studio Sustain 7) e con un inibitore del DPP-4 (studio Sustain 2). Nel primo caso, dopo 40 settimane, oltre a diminuire di 1,8 punti l'emoglobina glicata, semaglutide ha consentito di ridurre il peso corporeo di 6,5 chilogrammi rispetto ai 3 chilogrammi ottenuti con l'agonista del GLP-1 di confronto, mentre nello studio Sustain 2, dopo 56 settimane, la riduzione è stata di 4,3 e di 6,1 chilogrammi, in relazione al dosaggio impiegato, rispetto al calo di 1,9 chilogrammi ottenuto con l'inibitore del DPP-4.

Tratto da: Doctor33, Franco Marchetti, 04 dicembre 2019