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Diabete di tipo 2, una parte dei pazienti rifiuta la terapia insulinica esponendosi al rischio di gravi complicanze

Quasi la metà dei pazienti adulti affetti da diabete di tipo 2 non controllato che hanno rifiutato le raccomandazioni del medico curante per iniziare la terapia insulinica, sono andati incontro a un peggioramento della glicemia e si sono potenzialmente esposti al rischio di una serie di complicanze a lungo termine. Sono gli esiti di uno studio retrospettivo statunitense appena pubblicato sulla rivista Diabetic Medicine.

I pazienti con diabete di tipo 2 che hanno alti livelli di zucchero nel sangue sono soggetti a un rischio maggiore di gravi complicanze come le malattie renali croniche, quelle cardiache e la cecità. Se i cambiamenti nello stile di vita e i farmaci possono aiutare alcune persone a controllare meglio i livelli glicemici, il diabete di tipo 2 tende a progredire e i pazienti in genere hanno bisogno di un trattamento più intenso per continuare a mantenere il controllo glicemico. L'insulina è il metodo più efficace per farlo, ma spesso viene somministrata tardi, a volte dopo diversi anni.

Un nuovo studio ha rilevato che oltre il 40% dei pazienti rifiuta la raccomandazione medica di avviare una terapia insulinica. Questi soggetti sono risultati avere un peggior controllo della glicemia e hanno impiegato un tempo significativamente più lungo per ridurre i livelli di zucchero nel sangue rispetto a quanti si sono invece sottoposti alla terapia.

«Il diabete di tipo 2 è una malattia grave. I livelli elevati di zucchero nel sangue possono avere un grave impatto sulla qualità della vita e sull'aspettativa di vita di una persona», ha affermato il primo autore della ricerca Alexander Turchin del Brigham and Women's Hospital. «Rifiutare il trattamento può avere una forte influenza sui livelli glicemici e portare nel tempo a diverse complicanze. Alcuni anni senza tenere la glicemia sotto controllo possono avere un grande impatto».

Il mancato controllo glicemico porta a complicanze

Precedenti studi clinici hanno scoperto che bastano solo pochi anni con livelli ematici elevati di zucchero per portare a un maggior rischio di infarto e di insufficienza renale nei successivi 10-20 anni. Considerate le potenziali conseguenze di questo comportamento, i ricercatori hanno cercato di capire i motivi alla base dell’avvio ritardato della terapia insulinica.

Hanno studiato retrospettivamente oltre 5000 adulti con diabete di tipo 2 e controllo glicemico subottimale (HbA1c ≥ 53 mmol/mol, 7,0%) seguiti da medici di base affiliati al Brigham and Massachusetts General Hospital tra il 2000 e il 2014 e ai quali era stata raccomandata la terapia insulinica. Il rifiuto delle raccomandazioni sul trattamento è stato identificato usando l'elaborazione del linguaggio naturale, uno strumento di intelligenza artificiale in grado di scansionare grandi quantità di dati per estrarre delle frasi chiave, per esaminare le note che i medici avevano registrato nelle cartelle cliniche dei pazienti.

Quasi la metà dei partecipanti rifiuta la terapia

Il 42,7% dei partecipanti allo studio hanno rifiutato la terapia insulinica. Il tempo mediano per raggiungere il controllo dei livelli di emoglobina glicata (HbA1c) è risultato di 50 contro 38 mesi (p<0,001) rispettivamente nei soggetti che avevano rifiutato o accettato la terapia insulinica dopo la raccomandazione dei medici. I soggetti avevano maggiori probabilità di accettare la terapia se già soffrivano di complicanze del diabete o se avevano alti livelli glicemici oppure se erano seguiti da un endocrinologo. I più anziani e quelli che assumevano altri farmaci per il diabete avevano meno probabilità di accettare la terapia insulinica (p<0,001 per entrambi).

Gli autori hanno fatto presente che lo studio non ha affrontato i motivi alla base del rifiuto, che di solito non viene annotato nella cartella clinica di un paziente. Tutti i pazienti sono stati curati nello stato del Massachusetts, dove i costi dell’insulina sono generalmente più bassi rispetto ad altre zone del paese. Nei prossimi studi i ricercatori vorrebbero approfondire ulteriormente le possibili ragioni di questo comportamento, come anche le complicanze a lungo termine che potrebbero verificarsi in quanti rifiutano l'insulina.

«Il nostro studio mette in discussione un'ipotesi di inerzia terapeutica, ossia l'idea che se un paziente diabetico ha un alto livello di zucchero nel sangue, tende a colpevolizzare chi gli presta assistenza sanitaria perché non tratta la malattia in modo più aggressivo», ha detto Turchin. «In realtà la situazione è molto più complicata. Il paziente è al centro della propria assistenza sanitaria e prende le decisioni in merito per cui, quando si pensa di migliorare l'assistenza sanitaria, bisogna tenere presente che tanto il medico quanto il paziente sono coinvolti in queste decisioni».

Bibliografia

Turchin A et al. Predictors and consequences of declining insulin therapy by individuals with type 2 diabetes. Diabetic Medicine.

Tratto da: Pharmastar, Davide Cavaleri, 08 marzo 2020