5permille

Esperienza e riflessini di uno di voi

Quando una persona si trova di fronte alla diagnosi di diabete mellito tipo 1 ha come prima difficoltà l'accettare e l'affrontare questa patologia, il doversi adattare a questa nuova condizione scatena reazioni emotive che influiscono sia sulla malattia che sulla sua gestione e quindi di conseguenza sulla attuazione della terapia.

Un grande "stress" alla diagnosi e nei cambiamenti di regime di trattamento man mano che gli anni passano e si manifestano le complicanze.

Il trattamento di un diabetico richiede una serie di comportamenti che incidono su tutti gli aspetti della quotidianità di una persona: studio, amici, lavoro tempo libero abitudini alimentari.

il diabete  genera reazioni emotive che variano da quelle piu' moderate a quelle più serie dall'ansia al tono d'umore dalla depressione, collera e fuga dagli altri.

Di solito un diabetico attraversa tre stadi principali:

1) shock e rifiuto di avere una patologia da curare per sempre

2) collera e senso di impotenza cercando di darsi una spiegazione di questo nuovo stato

3) ansia e depressione mal accettazione della malattia.

In seguito il buon adattamento alla malattia dipende dai comportamenti e dalle strategie che ogni paziente attua per affrontarla.

Prima dell'insorgenzamolti provavano soddisfazione a tavola in compagnia di amici.

In seguito si crea malessere anche in considerazione del fatto che dopo la diagnosi  quelli che discutevano i propri problemi e le proprie ansie con altri si trovano ad isolarsi con una riduzione della partecipazione alla sfera sociale.

Si puo' creare nel diabetico  la convinzione di essere diverso e di essere fonte di fastidio al confidente..

Nel quotidiano il diabetico cerca ri rimuovere e di minimizzare il suo problema per sopportarlo meglio anche se intimamente non lo dimntica quasi mai.

Le risposte e interferenze inadeguate dell'ambiente sociale possono portare a riduzione dell'autostima con il riaccendersi del conflitto tra l'immagine che il paziente ha di se e la immagine che vorrebbe avere, con la conseguenza dell'isolamento sociale che va ad accentuare il senso di emarginazione.

D'altra parte la comparsa della malattia diabetica comporta l'attivazione del processo di separazione dall'immagine fisica precedente e la creazione di una immagine che deve comprendere anche la dimensione malata del proprio fisico ridisegnandosi un nuovo modellodi integrità psico fisica.

Il ruolo della famiglia e delle persone che lo circondano sono importanti esse aiutano il diabetico  a trovare un senso alla propria vita al di la' della condizione della malattia che non va considerata come l'unico elemento di riferimento della propria esistenza.

Ricordate che avere il diabete e doverlo controllare impone più o meno di dover ritrovare un nuovo adattamento nella propria personalità fino ad integrare tutto in un nuovo modo di essere dove ansia e emozioni vengano contenute entro limiti accettabili.

La relazione tra vita e diabetr è da vedersi  in senso bilaterale, coinvolgendo la vita con la sua quotidianità, in altre parole la malattia coinvolge e puo' modificare il modo di vivere della persona.

In tal senso l'educazione terapeutica e la relazione paziente/diabetologo devono rappresentare gli "alleati terapeutici" che vanno a supportare  e confortare il paziente anche nella dimensione psicologica e sociale della vita.

Una buona comunicazione tra diabetico e diabetologo è associata a una varietà di aspetti positivi sia per il miglioramento dei parametri fisiologici che per il miglioramento dello stato emotivo e della qualità di vita del diabetico.

Forza e non mollate mai!!

I Webmaster