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Le malattie renali patologie «silenziose»

 

 

Spia d’allarme è una stanchezza improvvisa ed eccessiva. In aumento sia le persone in dialisi sia i trapianti dell’organo Anche il tumore del rene, che rappresenta il 2-3% di tutte le neoplasie, è difficile da diagnosticare perché spesso rimane silente

La pressione alta è il primo «nemico» da tenere sotto controllo per evitare una malattia ai reni, un problema che coinvolge sempre più persone: 220 pazienti per milione di abitanti iniziano ogni anno un trattamento con il rene artificiale, mentre nel 2010 si stima che saranno 2 milioni i pazienti in dialisi cronica a livello mondiale. I reni hanno una funzione importante nel filtrare il sangue ma la pressione troppo elevata ne danneggia i vasi e riduce quindi la quantità di sangue filtrato.

Il malfunzionamento

Inoltre, il malfunzionamento dei reni, spesso asintomatico, porta conseguenze gravi come l'ipertensione, patologie cardiovascolari come ictus, infarti e scompensi cardiaci e, nei casi di insufficienza cronica, alla necessità di sottoporsi a dialisi per tutta la vita. La parola chiave è, allora, «prevenzione».

Per fortuna i trapianti renali hanno avuto un notevole incremento negli ultimi anni, ma le donazioni di organi non sono mai sufficienti. Inoltre, molti pazienti non sono in grado di ricevere un trapianto, o per le complicanze della malattia o perché troppo anziani. La prevenzione quindi è indispensabile.

Diverse malattie possono colpire i reni e causare insufficienza renale: infezioni delle vie urinarie, calcoli, malformazioni, malattie ereditarie, glomerulonefriti. Altre volte i reni si ammalano a causa del diabete o della pressione alta. Le persone anziane sono particolarmente predisposte a sviluppare un’insufficienza renale. Ma i reni possono ammalarsi anche di tumore. In genere il cancro del rene origina dalla proliferazione incontrollata di cellule che rivestono l’interno dei tubuli contenuti negli organi, anche se talvolta può aver inizio anche da altri tessuti o dalla capsula che riveste esternamente il rene.

La neoplasia

La neoplasia renale parenchimale rappresenta il 2-3% di tutte le neoplasie maligne. Circa 27.000 nuovi casi vengono diagnosticati ogni anno in Europa. In Italia, il tumore del rene colpisce ogni anno 8.500 persone.

Si tratta di un tumore difficile da diagnosticare perchè spesso rimane silente, soprattutto nelle prime fasi della malattia. Prevale nel sesso maschile e colpisce soprattutto le persone di età superiore a 60 anni. I fattori di rischio per il tumore del rene non sono ancora ben chiari, ma tra questi vi sono il fumo di sigaretta, la dieta ricca di grassi, l’obesità e l’ ipertensione. Tuttavia, il tumore può essere ereditario come nella sindrome di von Hippel-Lindau o correlato ad altre patologie renali come la malattia renale cistica, la sclerosi tuberosa o la nefropatia da analgesici (secondaria ad abuso di fenacetina).

Infine, un importante fattore di rischio è rappresentato dall'esposizione a derivati del petrolio, torotrast, zinco e cadmio. La sintomatologia della neoplasia renale parenchimale è rappresentata da: ematuria (nel 25% dei casi), dolore e massa palpabile (nel 10% dei casi) e più raramente da anemia, febbricola, ipercalcemia ed iperglobulinemia.

Nel maschio, soprattutto nei casi localmente avanzati, può insorgere acutamente un varicocele per compressione o trombosi della vena spermatica sinistra. La neoplasia può diffondersi direttamente a tessuti e organi vicini, sia per via linfatica sia per via ematica. Le sedi più frequenti di metastasi sono i linfonodi, polmoni, fegato, ossa, rene controlaterale, cervello, milza, grosso intestino e cute.

Come si fa diagnosi

Otre ad un corretto esame clinico, assume importanza rilevante la diagnostica strumentale (l’ecografia, la tomografia computerizzata, la risonanza magnetica nucleare). La stadiazione (insieme degli esami effettuati per determinare l’estensione di un tumore e delle sue metastasi) prevede: radiografia/Tac Torace, Scintigrafia ossea, Tac encefalo ed Ecodoppler della vena renale, vena cava ed eventuale ecografia cardiaca. Se la diagnosi non fosse ancora di certezza si può eseguire una biopsia renale percutanea. La PET non ha ancora una collocazione precisa nell’algoritmo diagnostico della neoplasia renale. La terapia chirurgia, unico trattamento efficace per queste neoplasie, può essere effettuata secondo diverse modalità: nefrectomia radicale o parziale che può essere condotta a cielo aperto con incisione chirurgica o per via laparoscopica. Nei pazienti in cui ci fosse un interessamento cavale si procede a nefrectomia ed asportazione del trombo neoplastico in collaborazione con i colleghi della cardiochirurgia, se necessario.

Nella fase metastatica della malattia il trattamento chirurgico è considerato una valida opzione terapeutica, in quanto alcuni studi hanno dimostrato che l’asportazione del tumore primitivo migliora le risposte che si ottengono successivamente con la terapia medica.

Tale indicazione oggi si addice soprattutto per i pazienti con una lunga aspettativa di vita e in buone condizioni generali. Per la terapia medica, in collaborazione con gli oncologi medici, diversi approcci sono stati utilizzati nel trattamento del carcinoma renale metastatico: ormonoterapia (ormai del tutto abbandonata), chemioterapia, immunoterapia ed antiangiogenetici.  

Tratto da: Giornale di Brescia, Anna Della Moretta, 22 marzo 2010