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Edema maculare diabetico, fondamentali diagnosi precoce e multidisciplinarietà

L'edema maculare diabetico (Emd) è una delle complicanze più invalidanti che nel tempo può determinare cecità per i pazienti affetti da diabete. A ricordarlo nel corso dell'incontro "Edema Maculare Diabetico: quando una complicanza diventa patologia "promosso da Allergan, gli esperti convenuti a Milano per il IV OCT & RETINA FORUM, importante appuntamento scientifico dedicato alla ricerca e alla pratica clinica nell'ambito delle patologie della retina. È ormai noto che il 30% circa della popolazione diabetica ha problemi alla retina, quindi la retinopatia diabetica risulta una complicanza prevedibile e prevenibile. La prevenzione e una corretta gestione del diabete sono, dunque, di primaria importanza per evitare l'insorgenza di complicanze anche gravi.

«L'edema maculare diabetico si aggiunge all'onere già molto elevato della patologia» precisa il Prof. Massimo Porta, Direttore struttura complessa di Medicina Interna 1U e Responsabile del Centro Retinopatia Diabetica, AOU Città della Salute e della Scienza, Torino. «Ogni paziente diabetico, in particolare quelli di tipo2, dovrebbe sottoporsi regolarmente, almeno ogni due anni, a screening per valutare la presenza di retinopatia diabetica e, in caso affermativo, intervenire tempestivamente. Questo allo scopo di trattare questa patologia nei primi stadi di sviluppo, quando la vista non è stata ancora compromessa, indirizzando così il paziente allo specialista di riferimento».

Gli esperti hanno anche sottolineato l'importanza di un approccio multidisciplinare alla patologia e, in particolare per la gestione della retinopatia diabetica, la stretta collaborazione tra diabetologi ed oculisti.

L'edema maculare diabetico, infatti, si aggiunge all'onere già molto elevato della patologia diabetica: nell'arco di 6 mesi più della metà dei pazienti con EMD ha in media19 appuntamenti con specialisti diversi, della durata di 4 ore e mezza ciascuno e il 37% necessita di più di 2 giorni di assenza dal lavoro, con notevoli costi diretti e indiretti correlati. Esiste inoltre un significativo impatto psicologico: circa l'80% delle persone teme la perdita della vista, tra tutte le disabilità, più della perdita di un arto; il75% dei pazienti riferisce ansia prima di ricevere l'iniezione, il 54% riferisce ansia per più di 2 giorni prima del trattamento. A fronte di questa fotografia, emergono fra i principali bisogni insoddisfatti dei pazienti con edema maculare diabetico: avere meno iniezioni (42%) e meno appuntamenti a parità di risultati (22%).

Per quanto riguarda il trattamento dell'EMD, per molti anni il laser è stato l'unica cura disponibile. Oggi esistono terapie farmacologiche, inizialmente utilizzate per trattare la degenerazione maculare, che tengono sotto controllo l'edema e sono somministrate tramite ripetute iniezioni intravitreali (farmaci anti-VEGF), in media con cadenza mensile, almeno durante i primi cicli di trattamento. L'infiammazione gioca un ruolo importante nella patogenesi dell'edema maculare diabetico e, di recente, la disponibilità di desametasone, un trattamento specifico per EMD che agisce in maniera mirata sull'infiammazione, ha inciso significativamente sia sulla frequenza delle somministrazioni sia su compliance e qualità di vita dei pazienti.

«In uno scenario così complesso, novità nelle diverse opzioni di trattamento dell'edema maculare diabetico rappresentano un grande avanzamento scientifico sia per la classe medica sia per i pazienti» conclude il Prof. Francesco Bandello, Direttore Clinica Oculistica Università Vita-Salute, Istituto Scientifico San Raffaele, Milano e Responsabile Scientifico del Congresso. «Oggi è disponibile un trattamento specifico per curare l'edema maculare diabetico a partire dall'infiammazione che ne è la causa. Si tratta di un farmaco cortisonico (a base di desametasone) a lento rilascio, che viene iniettato nella cavità vitreale: il principio attivo si disperde gradualmente nel vitreo, rimanendovi per diversi mesi. Questo rende necessaria soltanto una iniezione ogni 6 mesi, con grande vantaggio per il paziente».

Tratto da: Doctor33, 24 aprile 2018