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Abitudini alimentari, l'indagine: gli italiani stanno modificando la dieta

Gli italiani stanno modificando la loro dieta, fino a poco tempo fa vicina a quella Mediterranea, verso nuove abitudini alimentari meno salutari. Lo ha spiegato, supportata da dati, Ketty Vaccaro, responsabile Salute e Welfare del Censis, in occasione di Spazio Nutrizione, evento svoltosi a Milano il 23-24 marzo. «I comportamenti a tavola degli italiani, stanno cambiando velocemente» ha spiegato Ketty Vaccaro «perché alla tradizione tramandata dalla madre ai figli, si sostituiscono tantissimi canali di comunicazione». Variegato il quadro illustrato, con dati e considerazioni tratte dal Rapporto Censis, e dall'elaborazione dei Test della piramide alimentare, che chiedeva di specificare tipo e quantità di alimenti utilizzati nella quotidianità, compilati sul portale del progetto “Curare la salute” realizzato con il supporto incondizionato di Pfizer.

Dal Rapporto Censis appare chiaro come l'interesse per la tavola in Italia si confermi alto: la spesa per il cibo, sul totale delle uscite di una famiglia, è ancora la più alta in Europa, con un 14% rispetto ad una media europea del 12%, ma questo dato vede una flessione rispetto al passato. «L'atteggiamento generale è di tipo pragmatico» ha spiegato Vaccaro «tranne un gruppo che definiamo 'fanatici', registriamo che oltre 31 milioni di italiani consumano cibo pronto o semipronto; 19,4 milioni hanno acquistato take-away online, 25,3 milioni di persone consumano alimenti e bibite dai distributori automatici». I criteri guida della spesa sono identificati, non tanto nel prezzo (meno del 2% lo indica come unico criterio di scelta) quanto nella trasparenza delle informazioni (94,4%); la funzionalità intesa come durata (88,4%); la facilità d'utilizzo (75,1%); l'eticità (83,5%). Si registra poi la crescita di un neo-salutismo, con il consumo da una parte dei cibi 'senza', come i senza glutine, senza zucchero o lattosio, che sono stati acquistati da 25,9 milioni di italiani, e dall'altra dei cibi 'plus', arricchiti con vitamine, calcio, omega3, acquistati da 26,1 milioni di acquirenti, con prevalenza millennials per entrambe le categorie.

Per quanto riguarda i dati raccolti dal Test della piramide, compilati spontaneamente dai visitatori del sito, rielaborati a febbraio 2017 (campione di 27.500 persone di cui il 76% donne), mostrano discordanza tra abitudini percepite ed effettive. Per esempio, tra coloro che hanno dichiarato di consumare regolarmente frutta e verdura, vi era in realtà nel 52,1% dei casi una carenza di consumo di frutta e verdura; nel 15,1% un consumo carente di verdura ma normale di frutta, nel 25,2% il consumo di verdura era regolare, ma carente quello di frutta, e solo nel 7,6% dei casi il consumo sia di frutta sia di verdura era corretto.

Applicando le tecniche di statistica multivariata (analisi delle componenti principali e cluster analysis) alle risposte fornite, è stato possibile identificare cinque gruppi omogenei:

•Le quarantenni sempre a dieta' (31,6%): concentrate più sulla dieta che sull'attività fisica, seguono un'alimentazione basata sul consumo prevalente di proteine, sono carenti nel consumo di cereali;

•Le salutiste (22,5%): prevalentemente donne in menopausa, laureate, mangiano pesce e carne, pochi legumi, frutta, ma poca verdura; si concedono qualche dolce;

•Le sobrie (13,8%): mangiano prevalentemente cereali e legumi, pochissima carne e uova, latte e derivati; consumano frutta e verdura, ma meno di quanto credono;

•I maschi onnivori (14%): maschi dai 30 in su, titolo di studio medio, si concedono più di un bicchiere di vino al giorno; mangiano pasta e pane, ma anche carne bianca e rossa, pesce latticini e uova;

•I giovani voraci (18,1%): fanno attività fisica, mangiano di tutto - tranne il pesce - in porzioni abbondanti, bevono più di un bicchiere di vino al giorno, indulgono nei dolci.

Infine, si consideri che a fronte di un 43,6% che ha dichiarato di seguire una dieta sana “perché l'alimentazione è un fattore importante per la buona salute”, il 10,3% di quelli che hanno compilato il test hanno risposto affermativamente alla dichiarazione “mangio ciò che più mi piace perché ciò che piace difficilmente fa male”.

«Il collegamento tra salute e alimentazione è presente nelle idee degli italiani, ma ognuno interpreta diversamente ciò che è corretto consumare» ha commentato in conclusione Vaccaro «il terreno è fertile, ma la strada verso un comportamento veramente salutare è lunga».

Tratto da: Nutrizione33, 12 aprile 2019