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Diabete. L’Emilia Romagna pronta allo “strappo”. Ai Mmg la prescrivibilità dei farmaci “innovativi”

È pronta al rush finale la regione Emilia-Romagna. La sua corsa per la presa in carico del paziente diabetico è iniziata da almeno vent’anni con risultati di tutto rispetto grazie ad una grande attenzione alla prevenzione e ad una gestione integrata tra professionisti dell’ospedale del territorio e le associazioni dei pazienti. E ora si prepara a tagliare il traguardo dell’ottimizzazione delle cure con uno scatto a sorpresa: se Aifa entro il mese di novembre non darà il via libera alla prescrivibilità dei cosiddetti farmaci antidiabete detti “innovativi” - ma ormai da tempo consolidati, conosciuti ed a basso rischio - ai Medici di medicina generale, la regione Emilia Romagna si muoverà autonomamente presentando in Giunta un accordo ad hoc sottoscritto da Regione, medici specialistici, Mmg e associazioni dei pazienti.

Insomma, la sanità emiliano romagnola tirerà dritto, come peraltro ha già dimostrato di fare sull’obbligo vaccinale, proseguendo su un cammino di “semplificazione” della gestione del paziente e consentendo di portare “la medicina del territorio” da slogan a realtà. E anche riaffermando e restituendo dignità e capacità professionale ai medici di medicina generale. Ma, come è stato sottolineato “senza avere la pretesa di insegnare o imporre il proprio modello”.

È quanto emerso nel corso dell’incontro organizzato a Bologna da Quotidiano Sanità, con il sostegno di Msd, nell’ambito del più ampio progetto Dialogo (Diabetes Local Governance). Un Progetto nato con l’obiettivo delineare, in tutte le Regioni italiane, i contorni governance del diabete quale paradigma del più ampio universo delle patologie croniche, facendo emergere punti di forza ed eventuali criticità.

In questa nuova tappa del “viaggio” di QS, che si conclude proprio in Emilia Romagna, si sono confronti Sergio Venturi, Assessore alle politiche per la salute,  Valentina Solfrini Regione Dirigente Area Farmaci e Dispositivi Medici, Luca Barbieri Responsabile Servizio Assistenza Territoriale, Maria Luisa Moro, Direttore Assr, Claudio Voci Responsabilità regionale per data wharehouse e business intelligence in ambito sanitario, socio sanitario e sociale, Anna Ciardullo Ausl Usl Modena Direttore Medicina interna a indirizzo diabetologico, Emanuele Ciotti Presidente Card Emilia Romagna, Giulio Marchesini Presidente Sid Emilia Romagna, Massimo Michelini Vice Presidente Amd, Fabio Vespa Maria Segretario regionale Fimmg Emilia Romagna, Davide Tellarini Direttore Ff Direzione Medica Po di Faenza, Rita Lidia Stara Presidente di FeDer, Federazione Diabete Emilia-Romagna, Stefano Rubini Medico di medicina generale Fimmg Bologna.

I diversi modelli regionali di gestione delle cronicità. Nelle Aziende Sanitarie le strutture di riferimento, per la presa in carico della popolazione diabetica, sono diversificate per età e tipologia di diabete. Sono 23 le strutture diabetologiche, più di 60 gli ambulatori periferici monoprofessionali in integrazione con Mmg e Consultori familiari. A dirigere il “traffico” il Comitato di indirizzo della Malattia Diabetica. I professionisti lavorano in Equipe multidisciplinari nelle CdS e nei Ncp di cui fanno parte professionisti sanitari e sociali, del territorio e dell’ospedale e le associazioni del volontariato. Il ruolo centrale spetta al Mmg (3⁄4 dei medici di famiglia partecipano attivamente al progetto diabete) che prende in carico la popolazione adulta con Diabete Mellito tipo 2 in integrazione con i Centri Diabetologici e gli ambulatori infermieristici per la gestione della cronicità nelle Case della Salute (attualmente 113).

Lo Stato dell’arte della gestione diabete a livello regionale. Nella popolazione emiliano-romagnola la prevalenza del diabete tra gli adulti ha raggiunto circa il 7%, in totale circa 300, 267mila persone malate (circa 29mila sono trattate con la sola insulina) con una crescita del 4,2% dal 2010 al 2016. La regione porta a casa un miglioramento significativo degli outcome: la mortalità è diminuita del 2,5%, il coma diabetico del 41,1%, la cardiopatia ischemica acuta e cronica del 23,7%, l’infarto miocardico acuto del 13,3%, l’ictus del 21,9%); sono inoltre calate le complicanze oculari (-38,2%), le retinopatie (-31,9%), gli interventi di rivascolarizzazione periferica (-7,1%) e di amputazione degli arti inferiori (-19,2%), le procedure di dialisi (-9,5%). Sono invece aumentate le complicanze renali (+7,5%) e gli interventi di cataratta (+17%).

In termini assoluti, la spesa sanitaria totale della popolazione diabetica è aumentata da 753 milioni di euro nel 2010 a 806 milioni di euro nel 2016, verosimilmente a causa dell’aumento della numerosità dei soggetti con diabete. La spesa media per assistito si è invece ridotta (-2,8%), come pure la spesa media per assistito in assistenza ospedaliera (-11,1%), mentre è aumentata la spesa media per assistito in farmaci (+9,9%) e in assistenza specialistica ambulatoriale (+5,9%).

Le politiche sanitarie della Regione, come emerso dal tavolo di confronto, hanno prodotto una reale integrazione tra i professionisti. Soprattutto è stato realizzato un percorso di costruzione della cultura della salute di qualità che porta con sé il valore della partecipazione, del controllo e dell’ascolto sociale. Tant’è che il paziente emiliano-romagnolo tende ad essere non “al centro”, ma pienamente inserito nel circuito decisionale.

Anche sul fronte dell’informatizzazione la Regione non si è fatta trovare impreparata: sono stati avviati dei percorsi sperimentali per la definizione di un sistema informatico/applicativo unico per tutto il territorio. Per incanalare le informazioni e dotare i medici di strumenti di confronto è stato messo a punto il “Portale Sole” (Sanità on line) rete che collega i medici e pediatri di famiglia con le strutture sanitarie ed ospedaliere. Un impianto, come è stato suggerito, che va però perfezionato in quanto manca ancora di un sistema di sintesi delle informazioni.

Bisognerebbe agire anche sulle aziende ospedaliere che mostrano qualche maglia larga: dovrebbero dotarsi di medesimi sistemi informatici, in quanto la parcellizzazione attualmente presente in alcune realtà può rappresentare un elemento di dispersione se non di inefficienza.

Dal tavolo, come abbiamo visto, è arrivato un favore unanime sulla possibilità che i farmaci “innovativi” (Dpp4 in particolare) siano nella disponibilità prescrittiva dei medici di medicina generale. Professionisti che peraltro vantano nel loro armamentario terapeutico farmaci con un livello di rischiosità molto più alto, ricordano gli esperti, rimarcando che la mancata prescrivibilità da parte dei medici di famiglia comporta a caduta aggravi inutili per gli specialisti.

Ma non solo, per i partecipanti bisognerebbe intervenire anche sui piani terapeutici, divenuti ormai una sorta di “ricetta estesa nel tempo”, semplificandone la gestione. I piani terapeutici avrebbero, secondo i partecipanti, una ragion d’essere nei primi due anni di presa in carico del paziente, successivamente il loro rinnovo semestrale sarebbe quindi immotivato. Inoltre bisognerebbe implementare da subito anche la possibilità di rinnovo del piano terapeutico da parte del medico di medicina generale.

I dati della Survey in Emilia Romagna. La presa in carico integrata del paziente diabetico accoglie un giudizio del tutto positivo dal 97% dei partecipanti alla Survey lanciata da Qs. Una percentuale che tra gli specialisti raggiunge il 100%: dato non solo ben superiore al 85% registrato nella area Nord Est ma non replicato in alcuna delle altre regioni. Solo il 2,50% (dei Mmg) reputa la presa in carico emiliano romagnola insufficiente.

Ma quali sono gli aspetti di governance che possono essere migliorati nella presa in  carico del paziente diabetico? Circa il 37% dei rispondenti propende per l’implementazione o potenziamento della rete tra Mmg e specialisti; percentuale che sale al 50% tra gli specialisti e cala al 34% dei Mmg. Il 34% (risposta equamente data sia tra i mmg sia tra gli specialisti) ritiene che sia necessaria l’attuazione della gestione dei dati mediante una rete informatizzata condivisa e l’introduzione di specifici indicatori per il monitoraggio delle relative performance; la maggiore valorizzazione del ruolo del Mmg nella gestione integrata del paziente è sentita come azione prioritariamente da attuarsi in regione da poco più del 21% dei rispondenti e, infine, solo l’8% si è espressa in favore del pieno recepimento del Pnd da parte della Regione.

La prospettiva della possibilità per i medici di medicina generale di prescrivere farmaci antidiabetici orali innovativi viene considerata dal 37% dei rispondenti come un traguardo importante di valorizzazione del ruolo del medico di medicina generale; il 33% ritiene che tale possibilità necessiti di percorsi formativi ad hoc (45% dei medici specialisti ma anche il 30% dei Mmg riconosce questa necessità) ed infine il 28% ritiene possa essere una prospettiva interessante dal punto di vista professionale.

Tratto da: Quotidiano Sanità, 14 ottobre 2019