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Diabete di tipo 2, benefici metabolici duraturi se la perdita di peso persiste nel tempo

Le persone con diabete di tipo 2 che mantengono la perdita di peso dopo un intervento intensivo sullo stile di vita hanno migliorato i fattori di rischio cardiometabolico, mentre quelle che riacquistano peso, non solo perdono i benefici, ma possono avere addirittura un peggioramento del loro profilo metabolico. Sono i risultati di una nuova analisi dello studio Look AHEAD appena pubblicati sul Journal of American Heart Association.

I ricercatori guidati da Samantha Berger, della Tufts University di Boston, in Massachusetts hanno valutato quasi 1600 partecipanti allo studio Look AHEAD (Action for Health in Diabetes) che hanno seguito un intervento intensivo di modifica dello stile di vita.

Coloro che inizialmente hanno perso almeno il 10% del loro peso corporeo e lo hanno mantenuto per 4 anni, hanno riportato a miglioramenti significativi nei livelli di colesterolo, glicemia e pressione sanguigna, tra gli altri parametri, rispetto a quanti hanno invece riguadagnato peso. La ricerca suggerisce anche che questi ultimi potrebbero comunque ottenere dei benefici cardiometabolici, a patto che non recuperino più del 25% della perdita di peso originale. Quindi, «mantenere il 75% della perdita di peso è stato generalmente positivo» hanno scritto gli autori.

Indispensabile mantenere il peso perso

«Questi risultati sottolineano la duplice importanza non solo di raggiungere un peso corporeo salutare, ma anche di mantenerlo nel tempo», ha affermato l'autore senior Alice Lichtenstein della Tufts University. «E anche se evitare i chili di troppo può essere impegnativo, se si perde peso e non lo si mantiene, i benefici diminuiscono o scompaiono».

«In linea di massima le persone capiscono che devono perdere peso, eppure spesso ci riescono seguendo diete estreme, ma non stiamo dando sufficiente risalto a quanto sia fondamentale mantenere il peso raggiunto», ha aggiunto. «Quando le persone perdono peso rapidamente può sembrare un risultato fantastico, ma non si ottengono i benefici metabolici a meno che non si apportino modifiche sostenibili all'assunzione giornaliera di cibo o al modo in cui viene contenuto l'apporto energetico. Questo vuol dire mantenere i cambiamenti dello stile di vita per tutta la vita».

Mantenitori vs recuperatori

Come riportato dagli autori, pochi studi hanno confrontato direttamente quanti hanno mantenuto con successo la perdita di peso (mantenitori) e quelli che invece lo hanno riacquistato (recuperatori). Inoltre l'impatto sui fattori di rischio cardiometabolico del peso riacquisito dopo averlo perso non è ben definito.

I partecipanti allo studio randomizzato e controllato Look AHEAD con diagnosi di diabete di tipo 2 e un indice di massa corporea (BMI) superiore a 25 kg/m2, o 27 kg/m2 se assumevano insulina, venivano assegnati a un intervento intensivo di perdita di peso tramite un cambiamento nello stile di vita o attraverso le cure standard.

L'intervento è durato per 1 anno e ha coinvolto sessioni di supporto di gruppo, restrizioni nell’assunzione di calorie e grassi e raccomandazioni sulla sostituzione dei pasti e sull'attività fisica, con l'obiettivo di perdere circa il 7% del loro peso. Al termine di questo periodo i soggetti sono entrati in una fase di mantenimento della durata di 3 anni.

Per l’analisi attuale, i ricercatori si sono concentrati su 1561 soggetti in studio che erano stati assegnati al gruppo di intervento, avevano inizialmente perso almeno il 3% del peso corporeo e avevano dati di follow-up alla fine del quarto anno. Sono stati classificati in base a quanto peso hanno recuperato dopo la perdita di peso iniziale.

Coloro che non hanno ripreso peso sono stati definiti “mantenitori” e gli altri “recuperatori”. Il peso riguadagnato è stato diviso in quattro fasce, ovvero il 25%, 50%, 75% e 100% (variazione percentuale del peso dagli anni 1 a 4 rispetto a quanto perso nel primo anno). La variazione dei fattori di rischio cardiometabolico dopo la perdita di peso iniziale è stata confrontata nei due gruppi dopo aver controllato i dati demografici, i farmaci e il BMI al basale e la sua variazione dopo 1 anno. L'effetto è stato anche valutato separatamente nei partecipanti con perdita di peso <10% e ≥ 10% della perdita iniziale.

Come previsto, le persone che inizialmente hanno perso più peso avevano più probabilità di migliorare i fattori di rischio cardiometabolico durante il primo anno rispetto agli altri partecipanti. Inoltre era meno probabile che dovessero assumere farmaci contro il diabete e l’ipertensione, oltre ad avere più probabilità di interromperne l’uso durante il follow-up (p<0,0001 per gli antidiabetici).

Importante mantenere almeno il 75% del peso perso

Tra coloro che all’inizio hanno perso almeno il 10% del peso si è ottenuta la massima riduzione dei fattori di rischio in quanti hanno mantenuto con successo il 100% del peso perso. Anche riuscire a mantenere la maggior parte (≥ 75%) della perdita di peso è stato associato a un perdurare significativo di migliori fattori di rischio, mentre riprendere peso ha portato a un significativo deterioramento in alcuni fattori di rischio cardiometabolico negli anni 1-4.

«Per coloro che hanno perso meno del 10% del peso iniziale, mantenerlo è comunque meglio che riacquisirlo, ma sembra che il grado di mantenimento del peso perso abbia uno scarso impatto sui fattori di rischio cardiometabolico», hanno concluso i ricercatori. «Nel complesso, i risultati sottolineano l'importanza di programmi di intervento incentrati non solo sulla perdita di peso, ma sul suo mantenimento».

Bibliografia

Berger SE et al. Change in Cardiometabolic Risk Factors Associated With Magnitude of Weight Regain 3 Years After a 1‐Year Intensive Lifestyle Intervention in Type 2 Diabetes Mellitus: The Look AHEAD Trial. J Am Heart Assoc. 2019 Oct 15;8(20):e010951.

Tratto da: Pharmastar, Davide Cavaleri, 31 ottobre 2019