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Diabete di tipo 2: colazione abbondate e cena parca per diminuire le dosi di insulina

Secondo un nuovo studio, una dieta composta da 3 pasti con una colazione ricca in carboidrati potrebbe ridurre le iniezioni di insulina nelle persone affette da diabete di tipo 2. «La tradizionale dieta per diabetici è composta da 6 piccoli pasti distribuiti nel corso della giornata. La nostra ricerca propone di spostare le calorie ricche di amido alle prime ore del giorno. Ciò produce un bilanciamento del glucosio e un migliore controllo glicemico tra i diabetici di tipo 2» ha spiegato Daniela Jakubowicz, prima autrice dello studio pubblicato su Diabetes Care. Come descritto nell'articolo, il metabolismo umano è ottimizzato per assumere cibo durante le ore di luce, mentre il buio invece è il periodo ottimale per il digiuno e per dormire. Inoltre, prove recenti hanno dimostrato l'influenza della tempistica dei pasti sull'orologio circadiano e sulla salute. In particolare, il consumo serale di cibi altamente calorici e ricchi in carboidrati porterebbe a svantaggi metabolici e l'assunzione di carboidrati al mattino potrebbe migliorare le oscillazioni dei livelli di glucosio. Inoltre, il miglioramento dell'espressione dei "geni orologio" data da un alto apporto di carboidrati a colazione potrebbe rappresentare il meccanismo alla base del miglioramento della glicemia complessiva. Oggetto dello studio che ha coinvolto 28 pazienti diabetici, è stato il confronto tra una dieta che prevedeva colazione abbondante (700 kcal), pranzo (600 kcal) e cena ipocalorica (200 kcal) e una dieta isocalorica di 6 pasti (colazione, pranzo, cena e 3 spuntini). Dopo 12 settimane, il gruppo che ha seguito la dieta sperimentale ha ottenuto una diminuzione del peso e dell'emoglobina glicata, oltre a una diminuzione dei livelli di glicemia a digiuno, giornalieri e notturni. Inoltre, la dose giornaliera di insulina è stata ridotta in modo significativo. Risultati che non sono stati riscontrati nei pazienti che hanno seguito la dieta di 6 pasti.

Diabetes Care 2019. Doi: 10.2337/dc19-1142

https://doi.org/10.2337/dc19-1142

Tratto da: Diabetolgia33, 19 dicembre 2019