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World obesity day 2020, lotta allo stigma verso individui affetti da una grave malattia cronica

Lo stigma basato sul peso, ovvero la disapprovazione sociale che si traduce in atteggiamenti negativi espressi sotto forma di stereotipi, pregiudizi e discriminazione verso alcuni individui con obesità (che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità [Oms]) interessa 650 milioni di persone nel mondo) rappresenta un problema sociale molto diffuso e in aumento. Non è un caso che quest'anno, la Giornata mondiale dell'obesità - promossa dalla World obesity federation il 4 marzo scorso in concomitanza con la Giornata europea dell'obesità - abbia proposto la collaborazione di diverse organizzazioni nazionali e regionali unite perché "Insieme, possiamo cambiare la narrativa sull'obesità". Obiettivo: impegnarsi a informare su quella che è ormai, secondo l'Oms, l'epidemia non infettiva di più vaste proporzioni del terzo millennio. In Italia, la nuova Giornata è promossa dalla Società italiana dell'obesità (Sio) e dall'Italian obesity network (Io-Net) in partnership con Open-obesity policy engagement network (Open) e Amici obesi onlus, in collaborazione con Changing obesity e con il patrocinio del ministero della Salute e dall'Intergruppo parlamentare Obesità e diabete. Tra le iniziative volte a cambiare la narrativa sull'obesità, in particolare, spiccano il progetto "La chiave di (s)volta" - una mostra con racconti fotografici di persone con obesità, realizzato da Amici obesi onlus - e il progetto "Io vorrei che", un libro che raccoglie i desideri di coloro che si battono quotidianamente per contrastare l'obesità, promosso da Io-Net, Changing obesity e Open Italy.

«Le persone con obesità sono oggetto di stigma e discriminazioni già dall'infanzia con un impatto negativo sul benessere fisico, psicologico e sociale che provoca ripercussioni nei domini più importanti della vita. È quindi di fondamentale importanza adeguare il linguaggio e i comportamenti grazie anche a una maggior consapevolezza e conoscenza sull'obesità come malattia complessa e non solo imputabile a errori personali» ha dichiarato Iris Zani, presidente di Amici obesi onlus. «Il progetto "La chiave di (s)volta", è stato pensato proprio per informare le persone e cercare di sfatare lo stigma e i pregiudizi sociali sull'obesità, mandando al contempo un messaggio positivo, ovvero che l'obesità è una malattia da cui si può guarire. Per questo abbiamo ideato una mostra che, attraverso una selezione accurata di fotografie, racconta le storie di consapevolezza e di rinascita dall'obesità». Inoltre, «è necessaria una strategia che porti al riconoscimento dell'obesità quale malattia e problema sociale» ha spiegato il coordinatore di Open Italia, Andrea Lenzi, presidente Open e Presidente del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita della presidenza del Consiglio dei ministri. «La campagna "Io vorrei che" è nata per coinvolgere membri del Governo, del Parlamento e delle principali istituzioni per lavorare insieme e combattere questa complessa malattia cronica per la quale è necessario mettere in atto strategie integrate e multidisciplinari. Insieme ai partner, ha realizzato un libro con tutti gli ... Io vorrei che... raccolti tra coloro che si battono quotidianamente per contrastare l'obesità e vogliono garantire cure appropriate e una buona qualità di vita alle persone con obesità».

«L'obesità è ormai un problema molto rilevante di salute pubblica e di spesa per i sistemi sanitari nazionali, una spesa che diverrà insostenibile se non saranno adottate politiche di prevenzione adeguate, non disgiunte da programmi di gestione della malattia in grado di affrontare il fardello delle comorbilità» ha detto Roberto Pella, presidente Intergruppo parlamentare Obesità e diabete, vicepresidente vicario Anci (Associazione nazionale comuni italiani). «È quindi fondamentale un'attenzione specifica sul tema da parte dei decisori politici, affinché considerino l'obesità in tutta la sua gravità. A tal proposito, lo scorso 13 novembre, l'assemblea della Camera ha approvato all'unanimità una mozione che impegna il Governo ad adottare azioni per la prevenzione e la cura dell'obesità, richiedendo in primis il riconoscimento dell'obesità come malattia cronica caratterizzata da elevati costi sociali, economici e clinici; l'implementazione di un Piano nazionale; l'avvio di una forte campagna di lotta allo stigma». «Gli interventi di prevenzione, fino ad ora, si sono dimostrati inefficaci perché basati sul paradigma della responsabilità personale, ovvero il soggetto ingrassa perché non rispetta le regole. Al contrario l'obesità è una condizione complessa che deriva dall'interazione di fattori genetici, psicologici e ambientali» ha sottolineato Giuseppe Fatati, Presidente Io-Net. «Le persone con obesità dovrebbero essere prese in carico dai medici di famiglia e ricevere una assistenza individuale dall'Ssn al pari delle persone con diabete, in quest'ottica l'approvazione della mozione rappresenta un importante passo in questa direzione».

«L'obesità rappresenta un importante fattore di rischio per diverse malattie croniche; sovrappeso e obesità sono responsabili dell'80% dei casi di diabete tipo 2, del 35% dei casi di malattie ischemiche del cuore e del 55% dei casi di malattie ipertensive tra gli adulti. Si tratta di una malattia potenzialmente mortale che influisce negativamente sull'aspettativa di vita» ha evidenziato Ferruccio Santini, presidente Sio. «Inoltre, è causa di disagio sociale e spesso, tra bambini e adolescenti, favorisce episodi di bullismo, che più volte le cronache hanno riportato: tutti aspetti che concorrono a richiedere l'impegno sinergico di istituzioni, società medico-scientifiche e associazioni di pazienti». Occorre comunque ribadire che «l'educazione a una corretta e sana alimentazione comincia a tavola fin dalla più tenera età» ha affermato la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa. «È la base per combattere contro l'obesità e rappresenta un obiettivo di sanità pubblica perseguito con progetti e interventi specifici sia a livello europeo che italiano. Fanno riflettere gli ultimi dati diffusi dall'Istituto superiore di sanità, secondo cui su 50.000 bambini il 21,3% è risultato in sovrappeso e il 9,3% obeso. L'elevata prevalenza di sovrappeso e obesità costituisce una problematica a livello mondiale ed è un serio fattore di rischio di malattie croniche».

Tratto da: Diabetologia33, 18 marzo 2020