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Che cos’č lo scompenso cardiaco e come si riconosce?

Lo scompenso cardiaco è una delle cardiopatie più diffuse nei pazienti over 65. Si verifica quando il cuore non è più in grado di assolvere la propria funzione contrattile di pompa, non riuscendo così a garantire un adeguato apporto di sangue a tutto il corpo.

È una condizione cronica che richiede al paziente, in seguito alla diagnosi, di iniziare un percorso di trattamento che prevede, in primis, un cambiamento dello stile di vita e una terapia farmacologica molto efficace e che si è recentemente arricchita di nuovi farmaci ancor più efficaci. La cura dello scompenso cardiaco può poi anche richiedere trattamenti di tipo interventistico, come l’impianto di defibrillatori automatici o pacemaker, la correzione chirurgica o percutanea di malattie valvolari, la rivascolarizzazione miocardica chirurgica o percutanea, fino alla sostituzione del cuore con un trapianto o un cuore artificiale.

La frequenza dello scompenso cardiaco in Italia è di circa il 2%, ma aumenta con l’aumentare dell’età, diventando progressivamente più frequente nel sesso femminile e arrivando al 15% in entrambi i sessi nelle persone dagli 85 anni in su.

Ne parliamo con la dottoressa Daniela Pini, cardiologa di Humanitas.

Scompenso sistolico e scompenso diastolico

Lo scompenso cardiaco può essere classificato in scompenso sistolico e scompenso diastolico; lo scompenso sistolico si caratterizza per un’inefficace funzione di pompa, mentre il diastolico per un inefficace riempimento ventricolare.

Il cuore infatti mediante l’atrio e il ventricolo destro riceve il sangue venoso dalla periferia e lo immette nella circolazione polmonare per l’ossigenazione, mentre con l’atrio e il ventricolo sinistro, lo “lancia” nell’aorta e a seguire nelle arterie, trasportando ossigeno e nutrienti ai tessuti di tutti gli organi.

La funzionalità del ventricolo sinistro viene espressa sulla base della frazione d’eiezione, un valore (calcolato di solito con un ecocardiogramma) che esprime la percentuale di sangue che a ogni contrazione (sistole) del ventricolo sinistro viene espulsa nell’aorta. Si distinguono così: lo scompenso a frazione d’eiezione conservata, lo scompenso a frazione d’eiezione ridotta e quello a frazione d’eiezione intermedia.

Chi è più a rischio?

“I pazienti che corrono un maggior rischio di sviluppare scompenso con frazione di eiezione ridotta sono quelli con una storia di cardiopatia ischemica, in particolare con precedente infarto miocardico, o di cardiopatia valvolare, o con ipertensione, soprattutto se non è ben controllata.

Sono fattori di rischio per lo scompenso a frazione di eiezione conservata condizioni quali il diabete, la sindrome metabolica, l’obesità, l’ipertensione, la fibrillazione atriale e il sesso femminile”, spiega la dottoressa Pini.

Dispnea, edema e stanchezza: i sintomi dello scompenso

“Lo scompenso cardiaco, soprattutto in fase iniziale, può essere asintomatico. La dispnea da sforzo, ovvero una difficoltà respiratoria nello svolgimento di attività fisica, è in genere il sintomo principale. La dispnea con il progredire della malattia si presenta per sforzi sempre minori. Vi è anche la dispnea da decubito, che si manifesta quando il paziente è sdraiato nel corso della notte: la sensazione di mancanza di respiro interrompe il sonno e costringe il soggetto a mettersi seduto. Altri sintomi legati allo scompenso sono l’edema, ovvero il gonfiore di gambe, piedi, caviglie e addome, dovuto all’accumulo di liquidi, e la stanchezza.

I pazienti con scompenso cardiaco non necessariamente presentano questi sintomi in contemporanea, ma la comparsa di dispnea e/o edemi in soggetti ritenuti a rischio per scompenso cardiaco deve essere considerato un campanello d’allarme ed è bene che la situazione sia approfondita con una visita specialistica. Il dosaggio dei peptidi natriuretici attraverso un prelievo di sangue è utile per la diagnosi; queste molecole infatti vengono prodotte principalmente dal ventricolo sinistro e valori normali di massima escludono che i sintomi siano dovuti a scompenso.

Il riconoscimento dello scompenso è spesso difficile: i pazienti, nella maggior parte dei casi anziani e affetti da diverse patologie, sottovalutano i sintomi perché aspecifici e potenzialmente riconducibili ad altre cause. I sintomi inoltre hanno un andamento oscillante e con il passare dei giorni possono subire variazioni di intensità”, prosegue la specialista.

L’importanza dello stile di vita nella prevenzione

“Prestare attenzione al proprio stile di vita e contrastare i fattori di rischio cardiovascolare, come il fumo, il colesterolo alto, il sovrappeso e la sedentarietà, è importante per salvaguardare la salute del cuore e prevenire – per quanto possibile – l’insorgenza di una patologia cardiovascolare, compreso lo scompenso cardiaco”, ha concluso la dottoressa Pini.

Tratto da: Humanitas Salute, 12 maggio 2020