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Obesità, quando serve la chirurgia: perché scegliere un centro specializzato fa parte della cura

L’indice di massa corporea, le complicanze e la risposta alle terapie guidano la scelta dell’intervento. Servono équipe multidisciplinari, attrezzature adeguate e controlli nel tempo. Sul sito SICOB sono otto i centri di eccellenza ad alto volume, Due sole al Sud, in Puglia e la Cobellis di Vallo della Lucania in Campania.

Salire le scale diventa faticoso, il sonno è interrotto dalle apnee, la glicemia aumenta. Per molte persone l’obesità entra nella vita attraverso questi problemi, prima ancora che attraverso il numero sulla bilancia. Quando la malattia è grave, la chirurgia bariatrica e metabolica può offrire una possibilità concreta di migliorare la salute. La decisione richiede però una valutazione specialistica e una struttura capace di seguire l’intero percorso: preparazione, intervento, gestione delle possibili complicanze e controlli negli anni successivi.

Definirla «ultima spiaggia» descrive la fatica di chi ha affrontato molti tentativi senza risultati duraturi. Sul piano clinico, tuttavia, la chirurgia può essere indicata prima che le complicanze diventino avanzate. Non esiste un peso in chilogrammi oltre il quale tutti debbano operarsi: contano altezza, condizioni di salute, trattamenti già effettuati e rapporto tra benefici e rischi.

Una malattia che richiede cure nel tempo

L’Organizzazione mondiale della sanità classifica l’obesità come malattia cronica e recidivante. Alla sua origine contribuiscono genetica, regolazione della fame e della sazietà, comportamenti alimentari e ambiente. Questo spiega perché la cura richieda molto più di un invito a mangiare meno e perché il recupero del peso possa verificarsi anche dopo un dimagrimento importante.

L’eccesso di tessuto adiposo può favorire diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, danno epatico e problemi articolari. La valutazione del medico deve quindi considerare gli effetti sulla salute e sull’autonomia, oltre al peso.

Un contributo a questa impostazione è arrivato nel 2025 dalla Commissione di The Lancet Diabetes & Endocrinology. La proposta distingue l’obesità clinica, nella quale l’eccesso di grasso determina disfunzioni di organi o limitazioni importanti delle attività quotidiane, da quella preclinica, con funzione conservata ma rischio aumentato. L’indice di massa corporea resta utile, ma da solo non descrive tutte le condizioni della persona.

Indice di massa corporea: che cosa significa e come si calcola

L’indice di massa corporea mette in relazione il peso con l’altezza e aiuta a capire se il peso è elevato rispetto alla statura. La sigla BMI deriva dall’inglese Body Mass Index; in italiano si utilizza anche IMC. Si calcola dividendo il peso in chilogrammi per l’altezza in metri moltiplicata per se stessa.

Un esempio rende il calcolo più semplice: una persona che pesa 90 chilogrammi ed è alta 1,70 metri deve dividere 90 per 2,89, cioè il risultato di 1,70 moltiplicato per 1,70. Il suo indice di massa corporea è quindi circa 31,1.

Come si interpreta questo numero? Nell’adulto, un indice compreso tra 25 e meno di 30 indica sovrappeso. Da 30 a meno di 35 si parla di obesità di primo grado; da 35 a meno di 40 di obesità di secondo grado; da 40 in su di obesità di terzo grado. La persona dell’esempio rientra dunque nel primo grado.

Per rendere concrete anche le soglie più elevate, a un’altezza di 1,70 metri un indice di 35 corrisponde a circa 101 chilogrammi, mentre un indice di 40 corrisponde a circa 116 chilogrammi. Questi numeri orientano la valutazione, ma non misurano direttamente il grasso corporeo e non distinguono la massa grassa da quella muscolare. La visita comprende anche distribuzione del grasso, circonferenza della vita, complicanze e condizioni generali. Due persone con lo stesso indice possono quindi avere esigenze terapeutiche diverse. Per bambini e adolescenti si utilizzano criteri legati a età e sesso.

Il riconoscimento in Italia e che cosa dice la legge sui LEA

La legge 3 ottobre 2025, n. 149, dedicata alla prevenzione e alla cura dell’obesità, definisce la patologia progressiva e recidivante. L’articolo 2 stabilisce che le persone affette da obesità usufruiscono delle prestazioni contenute nei Livelli essenziali di assistenza, i LEA, erogati dal Servizio sanitario nazionale.

Per il paziente è importante comprendere la portata della disposizione: non equivale, da sola, alla gratuità automatica di ogni farmaco, visita o trattamento, né introduce nel suo testo un’esenzione generalizzata. Occorre verificare indicazioni, prescrivibilità, eventuali esenzioni e modalità di accesso al percorso nella propria regione.

Per la chirurgia bisogna chiedere se la specifica prestazione venga erogata in regime SSN, quali valutazioni siano necessarie e quali siano i tempi di attesa.

Quando si valuta la chirurgia bariatrica

I criteri tradizionali fanno riferimento a un indice di massa corporea di almeno 40, cioè a un’obesità di terzo grado, oppure di almeno 35 in presenza di patologie associate. Le raccomandazioni internazionali ASMBS/IFSO del 2022 hanno ampliato le indicazioni: raccomandano la chirurgia da un indice di 35, quindi già nel secondo grado, anche indipendentemente dalle malattie associate. Ne prevedono inoltre la valutazione, in casi selezionati, con un indice tra 30 e 34,9, soprattutto in presenza di malattia metabolica o risultati insufficienti e non duraturi dei trattamenti non chirurgici.

Queste soglie aprono una valutazione specialistica. La decisione resta individuale e i criteri clinici non coincidono automaticamente con quelli amministrativi di accesso al SSN. Il percorso comprende alimentazione, attività fisica adattata, sostegno comportamentale e, quando indicati, farmaci. La chirurgia viene inserita in questo programma considerando anche rischio anestesiologico e possibilità di seguire i controlli successivi.

Le tecniche: la scelta dipende dal paziente

La sleeve gastrectomy rimuove una parte importante dello stomaco, lasciando una struttura tubulare. Il bypass gastrico crea una piccola tasca gastrica e modifica il percorso del cibo nell’intestino. Altre procedure comportano modifiche differenti del transito e dell’assorbimento e richiedono una selezione specifica.  Gli interventi possono influenzare sazietà e metabolismo, oltre alla quantità di cibo assunta. La scelta considera diabete, reflusso, storia clinica, rischi nutrizionali e obiettivi terapeutici.

Gli approcci laparoscopici o robotici descrivono come viene eseguita l’operazione. La valutazione del centro deve comunque riguardare esperienza dell’équipe, organizzazione dell’assistenza e capacità di affrontare eventuali problemi.

Perché serve una struttura altamente specializzata

La chirurgia bariatrica è un’operazione maggiore. Le complicanze possono comprendere sanguinamento, infezioni, perdite dalle suture o dalle giunzioni intestinali e tromboembolia. In seguito possono comparire carenze nutrizionali, disturbi digestivi o problemi che richiedono ulteriori procedure.

Per questo, nella scelta della struttura devono entrare anche le risorse che circondano la sala operatoria: anestesisti esperti, infermieri formati, letti e tavoli operatori adeguati, diagnostica utilizzabile nei pazienti con obesità grave, accesso all’endoscopia e un’organizzazione per le emergenze e l’assistenza intensiva.

Le competenze chirurgiche devono affiancarsi a quelle mediche, dietetiche e psicologiche. I criteri SICOB considerano l’organizzazione dell’assistenza e la disponibilità della terapia intensiva, nella struttura oppure attraverso una convenzione.

L’abilità del chirurgo è quindi una parte essenziale di una capacità assistenziale più ampia. Prima di operarsi occorre sapere anche chi interverrà in caso di complicanze e quali servizi saranno disponibili.

Il riconoscimento della società scientifica va inoltre distinto dall’accreditamento istituzionale necessario per erogare prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale.

Gli otto centri ad alto volume

Nell’elenco pubblicato sul sito SICOB e aggiornato al 5 ottobre 2026 figurano il Policlinico Gemelli di Roma, l’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano, l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio–INCO di Milano, l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, il Policlinico San Marco di Zingonia-Osio Sotto, il Santa Maria Hospital di Bari, il GVM–Maria Cecilia Hospital di Cotignola, il Centro di Chirurgia Bariatrica e Cura dell’Obesità della Casa di Cura Professor Luigi Cobellis, unico in Campania inserito nella categoria di Centro di Eccellenza ad Alto Volume. «Questo riconoscimento premia dieci anni di lavoro», sottolinea Luigi Cobellis, chirurgo generale alla guida del Centro. Un percorso fondato sulla formazione, sul consolidamento dell’équipe multidisciplinare e sugli investimenti nelle tecnologie e nei servizi necessari alla presa in carico.

Il riconoscimento di Eccellenza ad Alto Volume richiede, secondo i criteri indicati per la categoria, almeno 300 procedure annue, di cui almeno 250 chirurgiche, almeno cinque anni di attività e la disponibilità di competenze e servizi specialistici dedicati. La valutazione comprende l’équipe multidisciplinare, la registrazione della casistica e dei controlli successivi e l’organizzazione dell’assistenza. "Circa il 40 per cento dei nostri pazienti proviene da altre regioni. In ciascuno degli ultimi due anni sono stati eseguiti oltre mille interventi: il totale comprende insieme chirurgia bariatrica, post bariatrica e ricostruttiva collegata ai percorsi di cura.

Il programma del Centro comprende valutazione clinica e metabolica, percorsi nutrizionali personalizzati, supporto psicologico e comportamentale, trattamento farmacologico, chirurgia bariatrica e metabolica, chirurgia robotica ed endoscopia bariatrica. Ogni trattamento è preceduto da una valutazione individuale e seguito da controlli programmati.

Il riconoscimento riguarda questa specifica categoria e si inserisce nell’offerta campana di cura dell’obesità, che comprende anche altre strutture specialistiche.

Prima di scegliere, le domande da fare

Alla prima visita è utile chiedere quanti interventi della tecnica proposta esegua l’équipe, quali risultati e complicanze registri, come vengano gestite le urgenze e chi segua il paziente dopo la dimissione. Vanno chiariti anche calendario dei controlli, eventuali costi a carico dell’assistito e contatti da utilizzare in caso di problemi.

Il follow-up, cioè il programma di controlli dopo l’intervento, continua per tutta la vita. Comprende visite, esami e integrazioni nutrizionali secondo la procedura e le necessità individuali.  Prima dell’intervento, soprattutto per chi si sposta da un’altra regione, occorre sapere dove verranno effettuati questi controlli e come il centro collaborerà con i sanitari del territorio.

Centri:

  • Policlinico Gemelli di Roma
  • Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano
  • IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio INCO di Milano
  • Istituto Clinico Humanitas di Rozzano
  • Policlinico San Marco di Zingonia-Osio Sotto
  • Santa Maria Hospital di Bari
  • GVM Maria Cecilia Hospital di Cotignola
  • Luigi Cobellis Vallo della Lucania

Da: The Lancet Diabetes & Endocrinology.

Tratto da: Mondosanità, Mauro Tonetti, 07 ottobre 2026