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Un algoritmo per prevedere gli episodi di scompenso cardiaco

Rilevare in anticipo il 70% degli episodi di scompenso cardiaco, riducendo così il rischio di ricovero ospedaliero: è quello che può fare il servizio diagnostico per insufficienza cardiaca presentato da Boston Scientific al recente congresso che si è tenuto a Vienna.

La patologia colpisce oltre 15 milioni di persone in Europa, che si stima arriveranno a 30 milioni nel 2020, ed è responsabile di circa 3 milioni di ricoveri ospedalieri e numerosi decessi ogni anno. I particolare, si stima che in Italia ne soffrano oltre 1 milione e mezzo di persone, con 170 mila nuovi pazienti ogni anno, e un’incidenza dell’1-2% sulla popolazione globale. È responsabile di circa 500 ricoveri al giorno, che ne fanno la prima causa di ospedalizzazione, con una degenza media di oltre dieci giorni e costi a carico del Servizio Sanitario nazionale superiori a 550 milioni di euro l’anno.

Il nuovo sistema diagnostico di Boston Scientific si basa su un algoritmo esclusivo ed è in grado di monitorare costantemente i pazienti cardiopatici portatori di defibrillatori, di trasmettere informazioni al Centro ospedaliero che ha in cura il paziente e di segnalare con largo anticipo l’eventualità che si verifichi un episodio di scompenso cardiaco, con necessità di ricovero ospedaliero.

Il sistema è già “incorporato” nei defibrillatori di ultima generazione con terapia di re-sincronizzazione cardiaca (CRT-D) e nei defibrillatori cardiaci impiantabili (ICD). La rilevazione della situazione cardiaca del paziente viene effettuata combinando i dati provenienti da sensori multipli, collocati nel dispositivo, che controllano i toni cardiaci, la frequenza respiratoria e il volume corrente o di ogni inspirazione, l'impedenza toracica, la frequenza cardiaca e l'attività fisica. Le informazioni fornite dai sensori vengono aggregate in un “trend numerico” che indica lo stato di progressione della malattia e qualora si verifichino variazioni “anomale” il sistema le segnala immediatamente, consentendo ai medici di intervenire tempestivamente, prima che la situazione clinica possa degenerare.

Tratto da: Healthdesk, 27 settembre 2018