5permille

Lorcaserina riduce il rischio sia cardiovascolare sia di disfunzione renale correlata all'obesità

Nello studio CAMELLIA-TIMI 61, oltre a migliorare il controllo glicemico nei pazienti in sovrappeso e obesi a elevato rischio di patologia cardiovascolare (CVD), lorcaserina ha migliorato le misure stabilite di funzionalità renale in tutte le sottopopolazioni studiate. Lo suggeriscono nuovi risultati presentati a Chicago nel corso del Convegno annuale dell’American Heart Association (AHA) e pubblicati simultaneamente su “Circulation”.

Somministrata su un ‘background’ di dieta ed esercizio fisico, lorcaserina – agonista selettivo del recettore della serotonina 2C indicato nel trattamento dell’obesità - ha ridotto l'endpoint primario composito renale del 13%, al ritmo del 4,2% all'anno, rispetto al 4,9% all'anno dei soggetti trattati con placebo, con un hazard ratio (HR) di 0,87 (P =0,0064), ha riferito il primo autore, Benjamin Scirica, del Brigham and Women's Hospital di Boston.

L'outcome primario composito renale è stato definito come micro o macroalbuminuria di nuova comparsa o in peggioramento, malattia renale cronica nuova o in peggioramento, raddoppiamento della creatinina sierica o qualsiasi comparsa di malattia renale allo stadio terminale, trapianto renale o morte renale.

Più specificamente, il trattamento attivo ha ridotto il rischio di due componenti dell'outcome renale primario, riducendo l'albuminuria di nuova comparsa o in peggioramento al 2,7% rispetto al 3,1% del braccio di controllo (P = 0,017) e riducendo la disfunzione renale nuova o in peggioramento - valutata dal tasso stimato di filtrazione glomerulare (eGFR) o dal rapporto urina-albumina-creatinina (UACR) - al 2,4% rispetto al 2,9% dei controlli (P = 0,0018).

«Lorcaserina è efficace per la perdita di peso, sicura dal punto di vista cardiovascolare (CV) e migliora il controllo glicemico, sia riducendo il rischio di sviluppare il diabete sia inducendo la remissione del diabete» scrivono Scirica e colleghi nel loro nuovo articolo.

«Ora riportiamo che, quando aggiunto a interventi sullo stile di vita, la lorcaserina ha ridotto l'incidenza e il peggioramento della malattia renale in una vasta popolazione di pazienti con CVD accertata, disglicemia e altri fattori di rischio CV».

«Inoltre, la sicurezza CV della lorcaserina è risultata costante tra le varie categorie di eGFR e UACR al basale. senza alcuna evidenza di eterogeneità in termini di funzione renale» sottolineano gli autori.

Il trattamento ha migliorato gli outcome renali in tutta la coorte

Come precedentemente descritto, lo studio CAMELLIA-TIMI 61 ha coinvolto 12mila partecipanti in sovrappeso e obesi che hanno presentato evidenza clinica di CVD o più fattori di rischio di CVD, uno dei quali poteva essere il diabete di tipo 2.

Nella coorte generale, il 57% dei pazienti aveva già un diabete di tipo 2 all'ingresso nello studio e un terzo aveva prediabete. Il prediabete è stato definito come un valore di emoglobina glicata (HbA1c) di 5,7% o inferiore a 6,5% o una glicemia a digiuno da 100 a 125 mg dL.

Al basale, l'eGFR mediano dell'intera coorte era di 76 ml/min/1,73 m2 e l'UACR basale mediano era di 7,0 mg/g.

A un follow-up mediano di 3,3 anni, i pazienti con eGFR basale più elevato hanno beneficiato meno di lorcaserina rispetto a quelli con eGFR basale inferiore, osservano i ricercatori. Tuttavia, il beneficio del trattamento attivo sull'outcome renale primario era simile nei pazienti con e senza diabete, così come in quelli con prediabete.

Il trattamento attivo ha anche migliorato entrambe le misure della funzionalità renale entro il primo anno di ingresso nello studio, migliorando l’eGFR medio di 1,2 ml/min/1,73 m2 e abbassando l’UACR medio di 9 mg/g a 1 anno, un effetto che è si è mantenuto all'endpoint dello studio.

La strategia ottimale è facilitare in modo sicuro la perdita di peso

Scirica e colleghi osservano che il rischio di sostenere eventi primari coronarici acuti maggiori (MACE) è stato superiore nei pazienti con funzionalità renale compromessa in base all’eGFR rispetto a quelli con funzionalità renale normale. Anche i pazienti con macroalbuminuria al basale erano a più alto rischio di incorrere in un evento CVD maggiore durante lo studio rispetto a quelli con sola evidenza di microalbuminuria.

«Lorcaserina, oltre alla dieta e allo stile di vita, ha ridotto il tasso di nuova insorgenza o progressiva compromissione renale rispetto al placebo, indipendentemente dal rischio cardiometabolico al basale» concludono Scirica e colleghi.

Riguardo alle implicazioni cliniche delle nuove scoperte, affermano che «quando si studiano le strategie di perdita di peso, bisogna considerare la sicurezza CV, il miglioramento della glicemia e la prevenzione dello sviluppo o del peggioramento della malattia renale».

Peraltro, riconoscono che «se i miglioramenti nella funzionalità renale sono legati alla perdita di peso da soli o qualsiasi effetto diretto del farmaco non è noto. Indipendentemente dal meccanismo di azione, facilitare in modo sicuro la perdita di peso è probabilmente l'obiettivo più importante per ridurre al minimo o migliorare la disfunzione renale correlata all’obesità».

Scirica BM, Bohula EA, Dwyer JP, et al. Lorcaserin and Renal Outcomes in Obese and Overweight Patients in the CAMELLIA-TIMI 61 Trial. Circulation, 2018 Nov 11. [Epub ahead of print]

Tratto da Pharmastar, G.O., 18 novembre 2018