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Diabete mellito. Epidemia in Campania, circa 2 mila morti evitabili all’anno

In una tavola rotonda patrocinata dalla Regione i nodi della nascente rete di centri diabetologici, le necessità e urgenze della prevenzione primaria e secondaria, e dell’affinamento dei percorsi diagnostici sul piede diabetico e le opportunità e sostenibilità dei nuovi farmaci a maggiore efficacia.

Se la vita media in Campania è fanalino di coda in Italia e a Napoli l’aspettativa di vita alla nascita paga pegno fino a 4 anni in meno rispetto alle popolazioni delle regioni e città del nord la colpa è anche del diabete. Un killer silenzioso che in Campania miete 2 mila morti l’anno, 20 mila nel nostro paese con una prevalenza raddoppiata negli ultimi anni.

La colpa è della genetica ma anche dello stile di vita e delle modalità di prevenzione e cura che vanno potenziate e affinate. Le terapie del diabete devono essere precoci, integrate (tra medico di famiglia e centri ambulatoriali e ospedalieri), multidiciplinari per intervenire in maniera mirata e approfondita sulle patologie correlate che vanno dalla retinopatia, alla compromissione vascolare, alle malattie renali, all’ictus fino al piede diabetico causa di amputazioni e mutilazioni. Laddove non si interviene per tempo e in maniera adeguata sul diabete, insomma, scadono la qualità di vita e la sua durata oltre che aumentare i costi.

A tracciare il punto della situazione è stata la tavola rotonda sul diabete mellito e le complicanze cardiovascolari che si è tenuta a Napoli, svolta con il patrocinio della Regione Campania e per iniziativa di Motore Sanità.

All'evento sono intervenuti rappresentanti della politica campana e del Servizio sanitario nazionale (tra gli altri Rosa D'Amelio, presidente Consiglio Regionale Campania e Stefano Graziano, Presidente della V Commissione Sanità), esponenti del mondo accademico (tra gli altri Enzo Bonora, ordinario di Endocrinologia dell’Università di Verona e direttore di Endocrinologia Diabetologia e Malattie del Metabolismo a Verona, Gabriele Riccardi professore di Endocrinologia Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell’Università Federico II Napoli e altre competenze in materia di trattamento del diabete, come Ugo Trama a capo del settore farmaceutico della Regione Campania, Domenico Crea medico della struttura commissariale e Silvio Settembrini medico dirigente di patologie del metabolismo della Asl Napoli 1.

Un tavolo di discussione volto a costruire un ponte tra le ultime ricerche in materia e di trattamento del paziente ed i servizi offerti dal servizio sanitario regionale.

“Il diabete - ha detto Riccardi - colpisce giovani e anziani provocando più morti del cancro ma non c’è la stessa attenzione sui fronti della prevenzione della cura”.

“Il diabete non è un compagno di vita con cui convivere, ma un male che cerca di ucciderci e contro cui bisogna combattere con le armi giuste” ha aggiunto Bonora. “Il diabete ormai conta 20 mila morti l’anno nel nostro paese circa uno ogni 4 minuti. Dal 1986 al 2016 le diagnosi di diabete sono raddoppiate passate da 2 milioni a 4 milioni - prosegue Bonora - ma a fronte del raddoppio dei malati non sono raddoppiati né i centri specializzati né il numero di medici. Quindi è fondamentale aumentare gli sforzi per combattere questo male sia con l’incremento di centri per il diabete e sia l’utilizzo di farmaci sempre più specifici, ma bisogna anche mettere in campo campagne d’informazione in grado di far capire a tutti la gravità del diabete - conclude il professore - e la necessità di non prenderlo mai sotto gamba”.

“Pensare di avere un po’ di diabete, come a volte i medici si sentono dire - aggiunge Riccardi - è la cosa più sbagliata che possono fare i malati. Il problema del trattamento per il diabete è che non si deve solo assegnare una cura farmacologica al paziente, ma si deve anche insegnare al paziente una serie di cambiamenti radicali nella propria vita, come il monitorare costantemente la glicemia e l’importanza di avere cura di sé stessi”.

Cura della persona che inizia dall’alimentazione, dal tenere conto dei controlli periodici e prendere con correttezza i farmaci ma è necessario anche svolgere attività fisica, anche leggera.

Fari puntati, infine, sulle ultime ricerche in materia di trattamento del paziente ed i servizi offerti dal servizio sanitario regionale. Al centro della discussione anche la difficile bilancia tra la richiesta, sempre maggiore, di farmaci anti-diabete e l'utilizzo di molecole più mirate ed efficaci tenendo conto della stringente necessità del contenimento dei costi. Dagli ultimi studi sulla risposta cardiovascolare con inibitori DPP-4 si è infatti documentata una sicurezza cardiovascolare di tali farmaci ma nessun beneficio. Negli studi condotti con agonisti GLP-1 in alcuni casi è stata dimostrata solo sicurezza e in altri anche un beneficio cardiovascolare e renale. Risultati importanti sono stati osservati negli studi con inibitori SGLT-2, farmaci che hanno evidenziato una riduzione degli eventi cardiovascolari e renali ma anche in alcuni casi una riduzione della mortalità sia cardiovascolare che per tutte le cause. I risultati più eclatanti sono stati infine osservati nello studio EMPA-REG, condotto con empagliflozin, una nuova molecola in soggetti già malati e in prevenzione secondaria.

Alla necessità di un maggiore impegno da parte delle Istituzioni per combattere questa malattia ha risposto l’On. Rosa D’Amelio, Presidente del Consiglio Regionale della Regione Campania, annunciando che “la Regione non intende abbassare la guardia su questa patologia, anzi. Infatti è nostra intenzione, per combattere il diabete, mettere a disposizione dei cittadini un centro di diabetologia ogni centomila abitanti, concentrando in essi tutte le competenze necessarie sia per combattere la malattia in sé sia per combattere tutte le malattie ad essa collegate”.

Una rete di centri multidisciplinari, pubblica e privata, che è stata allestita ma non ancora completata come a Napoli 2 nord dove a fronte di 12 centri (di cui 4 pubblici e 8 da accreditare) la rete è stata realizzata solo sul versante pubblico ed è al palo per ragioni burocratico amministrative sul versante accreditato.

D’altro canto ad oggi in Campania sono attivi 115 centri per il diabete, quindi uno ogni 17mila abitanti circa, solo che a questi centri si rivolge poco più della metà dei malati in Campania. 

“Sfortunatamente accade spesso che chi soffre di questa malattia - ha aggiunto Graziano - non si rivolge ai centri diabetologici per ragioni anche culturali quindi è giusto che le istituzioni si facciano carico, oltre che delle cure, anche della diffusione dell’informazione anche e soprattutto sulle tante malattie che possono essere causate dal diabete”.

“So bene che dobbiamo lavorare sull’aspettativa di vita, che già in Campania e un po’ più bassa che in molte altre regioni italiane, ma dobbiamo lavorare anche sulla qualità della vita, perché il diabete può incidere in maniera drammatica su di essa - conclude il Presidente del consiglio regionale - basta vedere i dati sul numero di amputazioni, infarti e ictus conseguenti al diabete”. 

“Un problema fondamentale è che nei centri diabetologici in Campania, guardando le statistiche, sono presenti un solo medico diabetologo e un solo infermiere - interviene Gabriele Riccardi - mentre ne sarebbero necessari più del doppio. Inoltre - prosegue il professore - non bisogna dimenticare che il diabete è una malattia fattoriale che richiede anche altre figure professionali sia per le cure sia per aiutare il paziente a cambiare stile di vita, come ad esempio un dietologo.

L’intenzione della Regione - conclude il medico - di concentrare uomini e competenze ci porta sulla buona strada, ma si può fare di più”.  

Tratto da: Quotidiano Sanità, Ettore Mautone, 30 novembre 2018