5permille

Non basta pensare al colesterolo, i medici debbono «visitare» il cuore

Le malattie cardiovascolari sono la minaccia più grande: serve più attenzione anche alla valvole cardiache e per cogliere eventuali problemi basta un’auscultazione .

Le malattie cardiovascolari sono la minaccia più grande per gli anziani: secondo un’indagine pubblicata nei mesi scorsi su The Lancet, un over 65 su tre ha un problema a cuore e vasi che ne compromette la salute. In Italia entro il 2020 saranno spesi oltre 18 miliardi per affrontare le sole malattie cardiovascolari, che oggi drenano circa l’11% della spesa sanitaria annuale. Non a caso, quindi, il Manifesto europeo per un’Europa più sana presentato di recente a Bruxelles si è concentrato principalmente su prevenzione e cura delle patologie cardiovascolari come strategia per mantenere gli anziani in salute a lungo.

Patologie emergenti

E la prossima epidemia, secondo il cardiologo Christophe Dubois, dell’università Cattolica di Lovanio, in Belgio, «sarà quella delle patologie cardiache strutturali, ovvero i difetti del cuore correlati all’età come la stenosi della valvola aortica e il rigurgito della valvola mitrale o della tricuspide (la mortalità dopo la diagnosi di stenosi aortica è del 50% a 2 anni), spesso associate ad altre malattie cardiovascolari, come le coronaropatie. Nonostante ciò, c’è pochissima consapevolezza dei sintomi (soprattutto affanno e dolore al petto, ndr) e i pazienti con una diagnosi accertata sono una minoranza rispetto al totale dei malati». Le patologie cardiache strutturali oggi riguardano il 16% dei 75-84enni e il 30% degli over 85, entrambe fasce d’età in rapida espansione.

Check up da ampliare

Così per il 2040 si stimano 20 milioni di casi in tutta Europa e due milioni e mezzo solo in Italia, dove oggi almeno un paziente su tre non ha ricevuto né diagnosi né terapia: da qui il richiamo del «Manifesto» a una maggiore attenzione al riconoscimento delle patologie cardiache strutturali, inserendo nel check-up degli over 65 dal medico di base anche l’auscultazione cardiaca, che permette di capire se le valvole hanno qualcosa che non va, per approfondire poi il sospetto con una visita cardiologica, un elettrocardiogramma e un’ecocardiografia. La diagnosi può infatti consentire l’intervento tempestivo, per riparare le valvole e tornare a stare bene: oggi è possibile trattare anche i pazienti molto anziani, per cui il vero scoglio è accorgersi del problema.

Rischio ipertensione e fibrillazione atriale

Le valvole un po’ compromesse per colpa dell’età non sono però l’unica minaccia per la salute del cuore degli anziani, come spiega Niccolò Marchionni, docente di Geriatria all’università di Firenze e direttore del dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare del Policlinico Careggi: «Sappiamo, per esempio, che l’ipertensione è molto frequente negli anziani ma anche che al crescere dell’età peggiora di pari passo il trattamento. Qualcosa di simile lo si vede pure per la terapia della fibrillazione atriale, un’aritmia che aumenta moltissimo il rischio di andare incontro a un ictus: il semplice fatto di avere più di 75 anni incrementa ulteriormente la probabilità, molto più di altri elementi. Stando così le cose, al crescere dell’età dovrebbe salire il numero di pazienti in trattamento, invece accade esattamente il contrario - osserva Marchionni -. I farmaci anticoagulanti che servono a ridurre il rischio di trombi nei pazienti con fibrillazione atriale possono aumentare il rischio di emorragie gastrointestinali o cerebrali, così molti medici non li prescrivono agli anziani perché al crescere degli anni il pericolo di emorragie sale; tuttavia è altrettanto vero che con l’età la probabilità di ictus aumenta ancora di più, così il beneficio netto fra vantaggi e svantaggi del trattamento è maggiore proprio dopo gli 85 anni. C’è ancora molto da fare per migliorare la gestione della salute cardiovascolare di chi non è più giovanissimo».

Il problema farmaci

I medicinali utilizzati dagli anziani quasi mai sono davvero pensati per loro: lo hanno denunciato i geriatri Sigg, riferendo i dati di studi italiani secondo cui molto spesso gli over 65 vengono trattati con farmaci approvati in sperimentazioni cliniche alle quali essi stessi non avrebbero potuto partecipare. I pazienti arruolati nei trial sono spesso adulti con una sola malattia, quella per cui è pensato il prodotto da testare; ma è difficile trovare un over 65 che non abbia almeno due malattie concomitanti. Ne deriva che fino all’80% degli anziani, non avrebbero potuto essere inclusi nei trial clinici fatti per sperimentare i farmaci che poi vengono loro prescritti; perciò medicine efficaci e prive di rischi in pazienti «ideali» potrebbero non esserlo in quelli «veri». «Le sperimentazioni sono fondamentali, ma dovrebbero essere affiancate da studi disegnati per stabilire non solo se il farmaco funzioni in chi ha la malattia per cui è pensato ma anche come si comporta nella realtà clinica più complessa - sottolinea Raffaele Antonelli Incalzi, presidente Sigg -. Studi con criteri di inclusione meno rigidi e focalizzati sui risultati ottenuti dai pazienti, piuttosto che sugli effetti sulla singola patologia, potrebbero aiutarci a rispondere non solo alla domanda “come e quanto funziona questo farmaco?”, ma anche a quella “come funziona nella vita reale?” Solo così potremo avere informazioni complete per la terapia negli anziani con tante malattie e in cura con molti medicinali».

Tratto da: Corriere della Sera Salute, E. M., 15 dicembre 2018