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Nutrigenomica e nutriceutica: ecco le nuove frontiere dell’alimentazione

Alimentazione e salute. Il binomio è ormai assodato e nell’ultimo secolo ha trovato progressivamente conferma grazie a studi epidemiologici, medicina molecolare e risultati clinici. Un regime alimentare corretto è in grado di prevenire un grande numero di patologie, fra cui sopra tutte l’obesità. Intere classi alimentari possono infine essere utili a specifici organi e funzioni, andando a determinare un interesse medico per la nutriceutica, scienza che si occupa di individuare il potere “farmacologico” del cibo. Una nuova scienza, la nutrigenomica, ora sta indagando come il cibo sia in grado di intervenire sul nostro dna. Ne abbiamo parlato con la professoressa Daniela Lucini, responsabile di medicina dell’esercizio di Humanitas.

Come interagiscono fra loro geni e alimenti?

Secondo la nutrigenomica, grazie ad una mappatura dei geni, potrebbe essere possibile identificare gli alimenti che possono avere effetto sulla nostra salute. Ciò significa che le scelte nutrizionali, al di là del calcolo calorico, potrebbero essere in grado di influenzare l’evoluzione del nostro codice genetico e ad aiutarci a proteggere l’organismo dalle patologie.

Con il termine di nutriceutica, parola nata dal connubio tra nutrizione e farmaceutica, viene invece definita una classe di alimenti che hanno una funzione benefica sulla salute dell’uomo. Come se fossero “farmaci”, alcuni alimenti infatti interagiscono in modo positivo sulla salute in un modo del tutto naturale e privo di effetti collaterali. L’analisi degli alimenti, limitata in passato solo al loro valore nutrizionale, con questa nuova scienza mette in evidenza che altri fattori degli alimenti stessi possono svolgere un ruolo fondamentale.

L’assodato potere curativo di alcune classi di alimenti

Gli isoflavoni contenuti in cereali integrali, fagioli, ceci e lenticchie partecipano alla protezione di alcune forme cancerose sostituendosi agli estrogeni. Fra gli alimenti a cui è ormai riconosciuto un potere nutraceutico ci sono anche la frutta secca, le noci, l’olio di semi di lino, il pesce azzurro. Ricchi di omega 3, questi alimenti abbassano i livelli plasmatici dei trigliceridi, mentre gli omega 6 riducono i livelli del colesterolo.

L’acido ascorbico o vitamina C presente in frutta e verdura fresca ha elevate proprietà antiossidanti, combatte i radicali liberi, sintetizza aminoacidi, collagene e ormoni. I polifenoli hanno riconosciute proprietà antinfiammatorie, antibatteriche, antiossidanti e antiaterogene. Infine la fibra alimentare, pur non essendo un nutriente, esercita effetti di tipo funzionale, migliorando la funzionalità intestinale e i disturbi ad essa associati.

Il parere di Humanitas

“Fra le nuove sostanze che possono avere potere terapeutico e che vengono già utilizzate da noi medici troviamo il riso rosso di verberina, strumento utilizzato per l’ipercolesterolemia o gli omega3 o gli antiossidanti – ha detto la professoressa -. Per quanto riguarda una serie di altre sostanze, invece, il cui potere curativo è meno definito. I supplementi vitaminici, ad esempio, non sono la stessa cosa delle vitamine assunte tramite una dieta ricca di frutta e verdura. Come sempre quindi l’invito è quello di usare rimedi e prodotti con cautela e sotto controllo medico”.

Prof.ssa Daniela Lucini

Responsabile della Sezione di Medicina dell'Esercizio e Patologie funzionali di Humanitas

Tratto da: Humanitas Salute, 14 novembre 2018