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Infezioni del tratto urinario: gli inibitori del SGLT-2 sono sicuri

L'uso degli inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT-2) nel trattamento del diabete mellito di tipo 2 non aumenta il rischio di infezioni del tratto urinario (UTI) rispetto ad altre due classi di farmaci antidiabetici (gli inibitori della dipeptidil peptidasi 4 [DPP-4] e gli agonisti del recettore del glucagon-like peptide-1 [GLP-1]). Questa è la conclusione di uno studio, pubblicato su Annals of Internal Medicine, condotto su un'ampia popolazione di adulti diabetici statunitensi. «Studi precedenti sulla valutazione del rischio di UTI gravi con gli inibitori del SGLT-2 hanno riportato risultati contrastanti» afferma il primo autore Chintan Dave, del Brigham and Women's Hospital di Boston. I ricercatori hanno creato 2 coorti, ognuna con più di 100.000 individui, in cui i pazienti trattati con gli inibitori del SGLT-2 sono stati abbinati, in un rapporto 1:1, con pazienti trattati con gli inibitori della DPP-4 (coorte 1) o con gli agonisti del recettore del GLP-1 (coorte 2). In un periodo di circa 2 anni, non sono state evidenziate differenze nei tassi di UTI gravi tra i trattamenti. Infatti, nella coorte 1 gli individui colpiti da infezioni gravi sono stati 61 nel gruppo in terapia con gli inibitori del SGLT-2 e 57 in quello con gli inibitori della DPP-4 (tasso di incidenza 1,76 e 1,77 casi per 1.000 anni-persona, rispettivamente; P=0,93). Nella coorte 2, i pazienti con infezione sono stati 73 nel gruppo inibitori del SGLT-2 e 87 in quello agonisti del recettore del GLP-1 (tasso di incidenza 2,15 e 2,96 casi per 1.000 anni-persona, rispettivamente; P=0,040). I risultati sono stati confermati anche in caso di infezioni non gravi e non ci sono state variazioni con le analisi di sensibilità e dei sottogruppi. In un editoriale correlato, Kristian Filion e Oriana Yu, del Lady Davis Institute al Jewish General Hospital in Canada, sottolineano le importanti implicazioni dello studio anche se ne evidenziano i limiti, in particolare il fatto che siano stati esclusi i pazienti ad alto rischio di UTI (soggetti con idronefrosi, reflusso vescico-ureterale, lesioni del midollo spinale o uso di catetere). «In definitiva, sebbene restino alcune incertezze, lo studio fornisce prove incoraggianti real-world di sicurezza degli inibitori del SGLT-2, consentendo ai pazienti di beneficiare del loro uso con maggiore fiducia nella sicurezza rispetto alle UTI gravi» concludono.

Ann Intern Med. 2019 Jul 30. doi: 10.7326/M18-3136.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31357213

Ann Intern Med. 2019 Jul 30. doi: 10.7326/M19-1950.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31357211

Tratto da: Doctor33, 07 settembre 2019