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Colesterolo, cambiano le regole: potresti essere fuori dai nuovi valori anche se le tue analisi sono “normali”

Data di pubblicazione: 09/08/2026

Le nuove linee guida internazionali abbassano gli obiettivi per molte persone, introducono nuovi esami per individuare chi è davvero a rischio e puntano sulla prevenzione fin dall’infanzia. Ecco cosa cambia e perché riguarda milioni di persone.

Per anni ci è stato detto che bastava controllare il colesterolo e cercare di mantenerlo entro i limiti indicati nelle analisi del sangue. Oggi, però, la cardiologia internazionale ha cambiato prospettiva. Le nuove linee guida pubblicate nel 2026 dall’American College of Cardiology (ACC) e dall’American Heart Association (AHA) spiegano che non esiste un unico valore di colesterolo “giusto” per tutti: il livello ideale dipende dal rischio cardiovascolare di ciascuna persona.

In altre parole, un valore che può essere accettabile per un adulto sano potrebbe essere ancora troppo alto per chi ha già avuto un infarto, un ictus oppure soffre di diabete o di altre patologie che aumentano il rischio cardiovascolare.

Obiettivi più bassi per proteggere cuore e cervello

La novità più importante riguarda chi è considerato ad altissimo rischio. In questi pazienti il colesterolo LDL, il cosiddetto “colesterolo cattivo”, dovrebbe scendere sotto i 55 mg/dL.

Gli esperti spiegano che il problema non è soltanto avere il colesterolo alto, ma per quanto tempo le arterie rimangono esposte alle lipoproteine che favoriscono la formazione delle placche aterosclerotiche. Più lunga è questa esposizione, maggiore è il rischio di infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari.

Per questo motivo oggi si punta a intervenire molto prima rispetto al passato, senza aspettare che compaiano i primi sintomi.

Un esame che potrebbe cambiare la prevenzione

Tra le principali novità c’è la raccomandazione di misurare almeno una volta nella vita la Lipoproteina(a), conosciuta anche come Lp(a).

Molte persone hanno valori elevati per motivi genetici senza saperlo. Questa particella può aumentare il rischio cardiovascolare anche quando il colesterolo LDL appare nella norma. Individuarla permette al medico di personalizzare meglio la prevenzione e, se necessario, controllare con maggiore attenzione tutti gli altri fattori di rischio.

Il controllo del colesterolo inizia da bambini

Le nuove linee guida anticipano anche l’età della prevenzione. È infatti consigliato controllare il profilo lipidico nei bambini tra i 9 e gli 11 anni, soprattutto per identificare precocemente l’ipercolesterolemia familiare, una malattia ereditaria che mantiene il colesterolo molto alto fin dall’infanzia.

Scoprirla presto significa poter intervenire prima che il danno alle arterie si accumuli nel corso degli anni.

Lo studio che preoccupa: milioni di persone sono sopra i nuovi obiettivi

Quanto cambia davvero questo nuovo approccio lo dimostra uno studio pubblicato su JAMA.

Applicando le nuove linee guida alla popolazione americana, i ricercatori hanno calcolato che circa un adulto su tre, pur non avendo mai avuto un infarto o un ictus, presenta livelli di colesterolo superiori ai nuovi obiettivi raccomandati.

La situazione è ancora più critica tra chi ha già una malattia cardiovascolare: quasi quattro persone su cinque non raggiungono i nuovi target.

Lo studio evidenzia anche un’altra criticità: tra gli adulti che potrebbero beneficiare di una terapia per abbassare il colesterolo, circa tre su quattro non assumono alcun farmaco.

Non basta più guardare solo l’LDL

La ricerca sta inoltre dando sempre più importanza all’Apolipoproteina B (ApoB).

A differenza del tradizionale LDL, questo esame misura il numero delle particelle che possono penetrare nella parete delle arterie e favorire l’aterosclerosi. In alcune persone i valori dell’LDL possono sembrare soddisfacenti, mentre il numero di particelle dannose rimane elevato.

Per questo l’ApoB può aiutare il medico a capire meglio il rischio reale, soprattutto nei pazienti con diabete, trigliceridi alti o situazioni cliniche più complesse.

Arriva anche una nuova pillola

Anche le cure continuano a evolversi. A luglio 2026 la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato Lipfendra (enlicitide), il primo farmaco orale della classe degli inibitori di PCSK9.

Negli studi clinici, assunto insieme alle terapie già disponibili, ha ridotto il colesterolo LDL di oltre il 50%. Rappresenta una nuova opportunità soprattutto per quei pazienti che, nonostante dieta, attività fisica e farmaci tradizionali, non riescono ancora a raggiungere gli obiettivi raccomandati.

Il messaggio che arriva dalla ricerca è chiaro: oggi il colesterolo non è più solo un numero sul referto. Deve essere interpretato insieme all’età, alla storia clinica, ai fattori genetici e agli altri elementi che influenzano il rischio cardiovascolare. Una prevenzione più precoce e personalizzata può fare la differenza nel ridurre infarti, ictus e morti premature.

Fonti

American College of Cardiology (ACC) e American Heart Association (AHA). 2026 Guideline on the Management of Dyslipidemia.

JAMA. Prevalence of LDL-C Above 2026 Dyslipidemia Guideline Goals Among US Adults (2026).

JAMA. Cost-Effectiveness of ApoB, Non–HDL-C, and LDL-C Goals for Primary Prevention Lipid-Lowering Therapy (2026).

U.S. Food and Drug Administration (FDA). Approval of Lipfendra (enlicitide), luglio 2026.

Tratto da: Mondosantà, Giulia Gioda, 09 agosto 026


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