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La nuova tendenza “wellness”: monitor della glicemia e farmaci anti-obesità per i sani

Data di pubblicazione: 10/04/2026

Parliamo di rischi e benefici con la diabetologa

Aumentano le richieste ai medici di prescrizioni off label di farmaci agonisti del GLP-1 e l’acquisto autonomo di dispositivi per monitorare la glicemia da parte di persone sane, in nome della cultura del “benessere a tutti i costi”. Un’ossessione che nasconde molti rischi, fisici e psicologici, come spiega Olga Eugenia Disoteo, consigliera nazionale e responsabile della Commissione Diabete Associazione Medici Endocrinologi,  e Direttore FF SC Endocrinologia-Diabetologia, Dietetica e Nutrizione Clinica, ASST Lariana

Cosa siamo disposti a fare per definirci “sani”? Fa discutere il fenomeno che vede persone sane utilizzare dispositivi per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM) e richiedere prescrizioni di farmaci agonisti del GLP-1 per “mantenersi in forma”. Sono le prime conseguenze di ciò che il British Medical Journal definisce “la cultura del wellness a tutti i costi”, un’ossessione per il benessere che porta la prevenzione ad un nuovo livello, che inizia a preoccupare gli esperti.

Dispositivi per il monitoraggio continuo della glicemia: la nuova ossessione

“Sempre più frequentemente, nella pratica clinica quotidiana, vengono richiesti pareri su strategie per mantenere un buon livello di efficienza psicofisica”, conferma a Quotidiano Sanità la dottoressa Olga Eugenia Disoteo, consigliera nazionale e responsabile della Commissione Diabete Associazione Medici Endocrinologi, e Direttore FF SC Endocrinologia-Diabetologia, Dietetica e Nutrizione Clinica, ASST Lariana. “Inizialmente attraverso l’uso di nutraceutici e vitamine e, più recentemente, con tecnologie di monitoraggio facilmente accessibili anche tramite smartphone” spiega, proprio come i CGM, oggi validi strumenti per l’ottimizzazione della terapia nelle persone con diabete mellito tipo 1 e tipo 2 ma con scarse evidenze di benefici nella popolazione generale

Sulla reale efficacia di questo tipo di monitoraggio sulle persone sane, infatti, la comunità scientifica è divisa, è difficile quantificare il “beneficio concreto” in persone prive di chiare alterazioni del compenso glucidico anche per mancanza di dati solidi e numerosi sull’andamento glicemico normale nella popolazione generale rilevati con questi strumenti, che misurano il glucosio interstiziale e non la glicemia plasmatica.

Picchi glicemici: vanno letti nel singolo contesto

La glicemia è una variabile continua e nel corso di una giornata può fisiologicamente oscillare molte volte, “seppur entro intervalli molto più ristretti rispetto a quelli osservati nelle persone con diabete”. Sui social network, che sono il luogo naturale in cui il fenomeno ha cominciato a diffondersi, tanti divulgatori e “influencer di salute” demonizzano i picchi glicemici del post-pranzo e suggeriscono di utilizzare CGM per provare ad eliminarli del tutto. Un suggerimento “ingiustificato”, spiega Disoteo.

“Il possibile legame dell’assenza di picchi glicemici con la perdita di peso – spiega la dottoressa – è complesso e multifattoriale e coinvolge numerosi meccanismi ormonali, tra cui insulina, glucagone, cortisolo e catecolamine, ormoni questi ultimi che i sistemi CGM non sono in grado di monitorare”. La risposta glicemica allo stesso alimento può inoltre variare notevolmente, in base a composizione del pasto, stato di salute, livello di attività fisica e persino all’interno dello stesso individuo in momenti diversi.

Benefici dei CGM sui sani: le evidenze non mostrano prove solide sulla perdita di peso

“Le evidenze scientifiche attualmente disponibili indicano che l’utilità clinica dei CGM in questa popolazione è limitata – spiega Disoteo –. È vero che i dispositivi possono aumentare la consapevolezza individuale e motivare comportamenti più salutari, come il miglioramento dell’alimentazione o l’incremento dell’attività fisica. Tuttavia, non esistono prove solide che dimostrino che l’uso dei CGM nei soggetti sani migliori gli esiti metabolici a lungo termine, riducendo il rischio di diabete, dislipidemia, obesità viscerale o ipertensione arteriosa, né che contribuisca alla prevenzione di patologie cardiovascolari o neurodegenerative”.

“Inoltre – aggiunge – non va trascurata la possibilità di errori legati all’interpretazione dei dati, al posizionamento del sensore o al funzionamento del dispositivo. Concentrarsi esclusivamente sulla glicemia può portare a trascurare altri aspetti essenziali della salute e favorire diete sbilanciate, con eccessivo apporto di grassi saturi, sodio o proteine”.

Secondo l’endocrinologa il CGM non può essere visto come uno strumento volto al raggiungimento di un calo ponderale, si può eventualmente individuare un beneficio nell’aumento di consapevolezza sugli effetti di alcuni comportamenti, alimentari e non. “In questo senso, il CGM può aiutare ma solo se inserito in un percorso di educazione nutrizionale adeguata” aggiunge.

I soggetti per cui l’uso è controindicato: il rischio di ortoressia

Esistono, inoltre, alcuni soggetti per i quali l’uso di CGM può essere addirittura controindicato. In primis le persone con disturbi del comportamento alimentare, per i quali il monitoraggio può amplificare i pensieri ossessivi sul cibo e alimentare fenomeni come l’ortoressia, la fissazione per il cibo “sano”. In questi casi, “alimenti nutrizionalmente validi come la frutta o cereali possono essere evitati perché erroneamente percepiti come dannosi in quanto associati a normali incrementi glicemici”. Allo stesso modo, le persone ansiose o ipocondriache potrebbero subire un peggioramento della loro salute psicologica e “favorire il ricorso a percorsi diagnostici non necessari”.

A questi aspetti si aggiunge il rischio per i soggetti che presentano ipoglicemie in seguito a interventi chirurgici sull’apparato gastrointestinale, come quelli eseguiti per obesità o neoplasie. In questo caso, specifica Disoteo, “l’utilizzo dei CGM richiede particolare attenzione, poiché non tutti i dispositivi sono progettati per rilevare accuratamente questo tipo di ipoglicemie e la loro gestione necessita di un approccio specialistico”.

Secondo l’endocrinologa, al momento l’uso dei CGM va valutato caso per caso e, se ritenuto opportuno, va concordato con un professionista che sia anche in grado di formare il soggetto sull’interpretazione dei dati. Effettuare l’acquisto e l’impianto da soli può essere molto pericoloso sul piano psicologico e portare anche a danni dovuti all’interpretazione scorretta dei dati.

La richiesta di prescrizione di farmaci agonisti del recettore GLP-1 per perdere peso

La cultura del wellness a tutti i costi trova nel “pesoforma” il principale traguardo da raggiungere. Perdere peso diventa un’ossessione da raggiungere con qualsiasi mezzo e questo mezzo viene individuato nei farmaci agonisti del recettore GLP-1 (es. semaglutide, liraglutide) e agonisti dei recettori GLP-1/GIP , (tirzepatide), normalmente indicati per le persone con diabete o affette da obesità (BMI = 30 kg/m²) o sovrappeso con  complicazioni (BMI = 27 kg/m² con comorbilità),

Le richieste di impieghi off-label (quindi fuori dalle indicazioni autorizzate) di questi farmaci, principalmente con finalità estetiche, sono aumentate negli ultimi due anni, anche in Italia. Anche in questo caso sono i social i principali driver: questi farmaci vengono visti come una scorciatoia per ottenere una rapida perdita di peso, anche in situazioni di sovrappeso non complicato.

“Le richieste di prescrizione per soggetti con sovrappeso lieve sono diventate progressivamente più frequenti nella pratica clinica italiana” conferma Disoteo. “Il desiderio di perdere pochi chili per apparire più “tonici” può estendersi anche ad altri farmaci con elevato profilo di sicurezza in alcune popolazioni (es. inibitori SGLT2 in persone con diabete o patologie cardiovascolari/renali), che tuttavia non hanno, allo stato attuale, indicazione per il trattamento del sovrappeso/obesità” aggiunge.

La principale fascia di richiedenti ha tra i 30 e i 50 anni, è altamente scolarizzata e usa spesso i social media. Tale popolazione spesso per via di vite lavorative stressanti, di una reale difficoltà nel gestire con costanza la preparazione dei pasti e l’attività fisica vede nel farmaco un aiuto concreto e disponibile per riappropriarsi della propria condizione fisica.

La dottoressa Disoteo rimarca come, in assenza dei criteri clinici appropriati, la prescrizione di questi farmaci sia sconsigliata. “Nei pazienti con obesità o sovrappeso e comorbidità, il beneficio atteso sulla riduzione del rischio cardiovascolare e metabolico supera i potenziali effetti avversi – specifica –. Nei soggetti con sovrappeso lieve, invece, il rapporto beneficio/rischio tende a essere meno favorevole, con esposizione a rischi medici senza un vantaggio clinico proporzionato e supportato da evidenze robuste”. Senza dimenticare come la prescrizione a categorie che non necessitano del trattamento, rischi di privare dei farmaci i pazienti con concreti bisogni di salute.

Gli effetti collaterali, inoltre, sono spesso sottovalutati da chi richiede una prescrizione. Eppure, oltre a nausea, vomito, diarrea e stitichezza, possono presentarsi anche eventi come la pancreatite acuta, sebbene più raramente e “soprattutto in presenza di fattori e comportamenti predisponenti non sempre noti al momento dell’avvio del trattamento”.

“Nell’impiego al di fuori delle indicazioni – aggiunge la dottoressa Disoteo – può essere trascurato l’inquadramento nutrizionale: è essenziale un adeguato apporto proteico di elevato valore biologico e un’attività fisica regolare (in particolare esercizi di resistenza) per preservare e potenziare la massa magra, riducendo il rischio di perdita muscolare insieme alla perdita di massa grassa”.

La salute non è un prodotto acquistabile: intercettare le tendenze scorrette

Intercettare questa trasformazione “mondana” della cura farmacologica è essenziale adesso, per prevenire la cronicizzazione di comportamenti sbagliati e di quell’effetto yo-yo che alterna continuamente assunzione farmacologica, sospensione, ricerca di alternative.

Per l’esperta una visione “medicalizzata” della gestione del peso a fini estetici o di “malcelata ricerca di indefinito stato di benessere” rappresenta un elemento preoccupante. “Va contrastato lo stigma dell’obesità senza scivolare verso obiettivi estetici irrealistici – spiega – talvolta non legati a un reale eccesso ponderale, ma a conformazioni fisiche determinate da caratteristiche genotipiche e fenotipiche individuali o condizionate da terapie farmacologiche indispensabili”.

La salute non è un “prodotto acquistabile”, continua l’endocrinologa. “Ne può derivare anche una lettura colpevolizzante della malattia in senso lato, come se l’insorgenza dipendesse unicamente da un mancato investimento personale. Le malattie possono insorgere anche in persone normopeso con stili di vita corretti, per fattori incontrollabili dal singolo e ricordarlo sempre ci consente di affrontare con la corretta determinazione qualsiasi patologia” conclude.

Tratto da: Quotidiano Sanità, Gloria Frezza, 10 Aprile 2026


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