Obiettivo di questo studio è quello di determinare se la supplementazione di resveratrolo sia in grado di migliorare la sensibilità all'insulina e promuovere la salute metabolica generale in aggiunta alla cura standard del diabete. Diciassette soggetti ben controllati con diabete di tipo 2 (T2D) sono stati trattati con placebo e 150 mg / die di resveratrolo (resVida) in uno studio crossover randomizzato in doppio cieco per 30 giorni. Il principale outcome è stato la misura della sensibilità all'insulina con la tecnica del clamp iperinsulinemico-euglicemico. La sensibilità epatica e periferica all'insulina non è stata influenzata dal trattamento con resveratrolo. Anche il contenuto lipidico intraepatico è rimasto inalterato durante il trattamento con resveratrolo. Tuttavia, il cambiamento del contenuto lipidico intraepatico è stato correlato negativamente con i livelli plasmatici di resveratrolo (R = -0.68, p = 0,03). Il contenuto lipidico all’interno delle mio cellule è risultato aumentato nelle fibre muscolari tipo 2 (p = 0.03), e la pressione arteriosa sistolica è diminuita (P = 0,09) in seguito al trattamento con resveratrolo. Inoltre, il resveratrolo ha migliorato in modo significativo ex vivo la funzione mitocondriale (stato 3 e lo stato U del processo di respirazione , P <0.005). Curiosamente, una correlazione è stata trovata tra i livelli plasmatici di un metabolita del resveratrolo (dihydroresveratrol) e la dose di metformina utilizzata dai pazienti (R = 0.66, P = 0.005), suggerendo una interazione tra metformina e resveratrolo. Si potrebbe ipotizzare che la mancanza di un effetto insulino sensibilizzante resveratrolo indotto sia causata da questa interazione. In conclusione la supplementazione con resveratrolo non migliora la sensibilità epatica e periferica all'insulina. I nostri risultati mettono in discussione il valore di resveratrolo come terapia aggiuntiva nel trattamento del diabete mellito tipo 2 e sottolineano la necessità di eseguire studi in pazienti affetti da diabete mellito tipo 2 farmaco-naive o soggetti con prediabete.
Fonte: Diabetes Care 2016 Oct; dc160499. http://dx.doi.org/10.2337/dc16-0499. Silvie Timmers.
Tratto da: Cardiolink, 13 ottobre 2016