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L’obesità è una malattia (curabile) e come tale va riconosciuta

Data di pubblicazione: 15/11/2016

Considerare l'obesità una vera e propria malattia. È questo il primo dei sei provvedimenti da adottare con urgenza secondo gli autori del position paper sull’obesità, il documento frutto del lavoro di un team multidisciplinare coordinato da Michele Carruba, direttore del Centro di Studio e Ricerca sull’Obesità dell’Università Statale di Milano.

Il progetto, realizzato in collaborazione con la Società Italiana Obesità (Sio), la Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità (Sicob), l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (Adi) e l’Associazione Amici Obesi Onlus, nasce infatti dalla constatazione che nel nostro Paese, nonostante la diffusione, l’obesità non sia considerata una malattia. 

I dati sono allarmanti: la metà della popolazione, infatti, è in sovrappeso o obesa e ogni anno 57mila persone muoiono per le complicanze di questa malattia, circa una ogni 10 minuti.

«Non bisogna pensare - avverte Carruba - che l’obesità sia solo il frutto di scorrette abitudini negli stili di vita. In realtà i fattori che entrano in gioco sono molteplici e tra questi vi sono, ad esempio, anche mutazioni genetiche che, essendo responsabili dell’alterato controllo sia dell'appetito sia del metabolismo, predispongono allo sviluppo della patologia. Per questo motivo è urgente che siano adottati provvedimenti urgenti affinché questa malattia, che, voglio sottolineare, è curabile, sia riconosciuta come tale e affrontata adeguatamente attraverso campagne di sensibilizzazione, piani di prevenzione ad hoc e percorsi diagnostico-terapeutici dedicati».

Ecco la lista delle sei azioni più urgenti secondo gli esperti:

1. Considerare l'obesità una vera e propria malattia da inserire nei LEA.

2. Adottare nella pratica clinica dei medici di medicina generale la misura della circonferenza vita come parametro vitale utile nella lotta all'obesità informando i pazienti sul reale rischio di questa malattia.

3. Promuovere la formazione di una rete organizzata di strutture pubbliche di assistenza ospedaliera con centri di riferimento costituiti da un team multidisciplinare.

4. Inserire ore obbligatorie di educazione alimentare a partire dalle scuole.

5. Promuovere la nascita e lo sviluppo di “obesity unit” in cui sia presente un team multidisciplinare.

6. Contrastare l'ambiente obesogeno, incentivando le attività sportive e promuovendo stili di vita attivi.

Tratto da: Healthdesk, 15 novembre 2016


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