Oms: l’ottanta per cento delle patologie cardiovascolari e del diabete e circa il quaranta per centro dei tumori possono essere prevenuti cambiando gli attuali stili di vita. La sfida della Capitale contro il diabete.
È Roma a raccogliere il testimone, dopo Johannesbourg e Città del Messico, per il 2017 del programma Cities Changing Diabetes, l’iniziativa realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center con il contributo di Novo Nordisk. Il progetto, annunciato martedì 29 novembre nel corso del convegno “Sustainable cities promoting urban health”, coinvolgerà Istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e Terzo settore, con l’obiettivo promuovere iniziative per salvaguardare la salute dei cittadini e prevenire il diabete nelle città.
Oltre tre miliardi di persone nel mondo vivono oggi in aree metropolitane e megalopoli: Tokyo ha 37 milioni di abitanti, Nuova Delhi 22 milioni, Città del Messico 20 milioni. Secondo l’Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità, dieci anni fa, per la prima volta nella storia dell’Umanità, la popolazione mondiale residente in aree urbane ha superato la soglia del cinquanta per cento e questa percentuale è in crescita. Nel 2030 sei persone su dieci vivranno nei grandi agglomerati urbani, nel 2050 sette su dieci.
«Questa è una tendenza che, di fatto, negli ultimi cinquant’anni sta cambiando il volto del nostro Pianeta e che va valutata in tutta la sua complessità. È necessario pianificare, per il futuro, lo sviluppo delle città in ottica di prevenzione delle malattie croniche e realizzare un cambiamento culturale a partire dai più giovani» spiega Andrea Lenzi, coordinatore di Health City Institute.
Le nuove emergenze sanitarie, nei Paesi occidentali, sono rappresentate dall’aumento delle malattie cardiovascolari, prima causa di mortalità nel mondo, ma anche di malattie come il diabete, tra le cui cause troviamo le condizioni di vita e abitudini alimentari generatesi all’interno delle aree urbane e metropolitane.
«Nel 1960 un terzo della popolazione mondiale viveva nelle città. Oggi si tratta di più della metà e nel 2050 sarà il 70 per cento. Allo stesso tempo, circa 400 milioni di persone soffrono di diabete e si prevede un aumento fino a 600 milioni nel 2035» dice Erik Vilstrup Lorenzen, ambasciatore di Danimarca in Italia. In Danimarca e soprattutto a Copenaghen, ricorda l'ambasciatore, c'è un’ampia esperienza nel rendere la città più vivibile con una particolare attenzione sulla bicicletta come metodo di trasporto per incoraggiare l’attività fisica: nella sola capitale ci sono oltre 360 chilometri di piste ciclabili. «Ma favorire la viabilità ciclistica – precisa - costituisce solo una parte di un approccio multidisciplinare che coinvolge molti stakeholder: la società civile, l’ente di edilizia residenziale pubblica, la scuola, le associazioni di pazienti e tanti altri».
Cities Changing Diabetes «non nasce con lo scopo di sostituirsi o di soppiantare il considerevole lavoro già in atto, in tutto il mondo, per affrontare il tema del diabete nelle città» chiarisce Federico Serra, Government Affairs and External Relations Director di Novo Nordisk Italia. «L’obiettivo è di dar vita a un movimento di collaborazione internazionale – precisa - in grado di unire le forze per proporre e trovare attraverso l’analisi delle best practice soluzioni per affrontare il crescente numero di persone con diabete e obesità nel mondo, e il conseguente onere economico e sociale, partendo dal tessuto e dal vissuto urbano che tanta parte sembra avere in questo fenomeno.»
Il programma Cities Changing Diabetes ha visto in questi primi anni il coinvolgimento di sette grandi città: Houston, Copenhagen, Tianjin, Shanghai, Vancouver, Johannesburg e Città del Messico. «In queste città i ricercatori elaborano dati e svolgono ricerche per identificare chiaramente lo scenario e capire le aree di vulnerabilità. Inoltre, si cerca di comprendere i bisogni insoddisfatti delle persone con diabete, di identificare le politiche di prevenzione, oltre a comprendere come migliorare la rete di assistenza» conclude Serra.
L’iniziativa è in collaborazione con ministero della Salute, Istituto superiore di sanità, SDU-National Institute of Public Health di Danimarca, ANnci-Associazione nazionale comuni italiani, Health City Institute, Danish Healthy Cities network, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Tratto da: Healthdesk, 02 dicembre 2016