La semaglutide migliora in modo significativo l'emoglobina glicata (HbA1c) e il peso corporeo nei pazienti con diabete di tipo 2 rispetto al placebo. Ecco i risultati pubblicati su The Lancet Diabetes & Endocrinology dello studio SUSTAIN-1, il primo trial clinico di fase 3 condotto con l'analogo del glucagone-like peptide-1 (Glp-1), da cui emerge che il trattamento con semaglutide una volta alla settimana può essere una valida opzione da aggiungere a quelle disponibili. «Sono state valutate efficacia e tollerabilità della monoterapia con farmaco attivo rispetto a placebo in 388 pazienti adulti con diabete di tipo 2» esordisce il coautore Stephen Bain della School of Medicine alla Swansea University, di Swansea, nel Regno Unito, aggiungendo che da valori medi basali di HbA1c pari a 8,1%, i pazienti adulti trattati con 0,5 e 1 mg di semaglutide hanno ottenuto riduzioni rispettivamente dell'1,5% e dell'1,6% a fronte dello 0,1% osservato con placebo.
Lo studio ha anche dimostrato che i soggetti posti in terapia con 0,5 e 1 mg semaglutide hanno ottenuto una riduzione del peso corporeo medio significativamente maggiore rispetto al basale: rispettivamente 3,7 e 4,5 chili in confronto a 1 chilo con placebo. «Il raggiungimento di un buon controllo glicemico rimane una sfida significativa per i diabetici di tipo 2 e i loro medici» spiegano i ricercatori, sottolineando l'importanza del fatto che grazie alla cura con semaglutide quasi tre adulti su quattro abbiano raggiunto l'indicatore primario di efficacia, ossia il raggiungimento di valori di HbA1c inferiori al 7%.
«Gli eventi avversi più comuni sono stati a livello gastrointestinale e di intensità tra lieve e moderata, principalmente nausea, vomito e diarrea» conclude Bain. E in un editoriale di commento André Scheen della Divisione di farmacologia clinica all'Università di Liegi, in Belgio, scrive: «Se confermati, questi risultati suggeriscono che la semaglutide è altrettanto, se non addirittura più potente degli attuali agonisti dei recettori GLP-1 somministrati sia giornalmente sia a cadenza settimanale».
The Lancet Diabetes & Endocrinology 2017. doi: 10.1016/S2213-8587(17)30013-X
http://www.thelancet.com/journals/landia/article/PIIS2213-8587(17)30013-X/fulltext
The Lancet Diabetes & Endocrinology 2017. doi: 10.1016/S2213-8587(17)30012-8
http://www.thelancet.com/journals/landia/article/PIIS2213-8587(17)30012-8/fulltext
Tratto da: Doctornews, 26 gennaio 2017