Due articoli pubblicati su Jama dimostrano che l'uso di un sensore sottocutaneo che misura in continuo i livelli glicemici migliora il controllo metabolico nei pazienti con diabete di tipo 1. Nel primo studio Roy Beck del Jaeb Center for Health Research di Tampa in Florida e colleghi hanno randomizzato 158 adulti con diabete di tipo 1 trattati con insulina più volte al giorno ed emoglobina A1c (HbA1c) tra 7,5% e 9,9% alla terapia consueta (53 pazienti) o al monitoraggio glicemico continuo (105 pazienti). «Rispetto al basale, nel gruppo a monitoraggio continuo la riduzione media di HbA1c è stata dell'1,1% a 12 settimane e dell'1% a 24 settimane a fronte rispettivamente dello 0,5% e 0,4% nel gruppo di controllo» scrivono gli autori, aggiungendo che la durata mediana degli episodi di ipoglicemia è stata 43 minuti/giorno nel gruppo monitoraggio glicemico continuo contro 80 minuti/giorno nel gruppo di controllo. Eventi di ipoglicemia grave si sono verificati in 2 partecipanti in ogni gruppo.
«Questi dati dimostrano che il monitoraggio glicemico continuo rispetto alle cure consuete comporta una maggiore riduzione della HbA1c durante le 24 settimane, ma servono ulteriori ricerche per valutare l'efficacia a lungo termine del monitoraggio glicemico continuo, così come i suoi effetti negativi» concludono i ricercatori. Nel secondo studio, invece, Marcus Lind dell'Università di Göteborg in Svezia e colleghi hanno randomizzato 161 individui con diabete di tipo 1 e HbA1c di almeno il 7,5% a ricevere alternativamente il trattamento consueto o con monitoraggio glicemico continuo per 26 settimane, separati da un periodo di wash-out di 17 settimane.
«L'obiettivo era analizzare l'effetto del monitoraggio glicemico continuo sull'ipoglicemia e sulla variabilità glicemica» scrivono i ricercatori, che così facendo hanno scoperto che la media di HbA1c era 7,92% con monitoraggio glicemico continuo e 8,35% durante la terapia convenzionale. «In questo studio incrociato il monitoraggio glicemico continuo si associa a livelli medi di HbA1c minori dello 0,43% rispetto alla consueta cura, oltre a una riduzione della variabilità glicemica e a un aumento dello stato soggettivo di benessere» aggiungono gli autori, che anche in questo caso suggeriscono ulteriori ricerche per valutare a lungo termine pregi e difetti del controllo glicemico continuo.
Jama 2017. doi:10.1001/jama.2016.19975
http://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/10.1001/jama.2016.19975
Jama 2017. doi:10.1001/jama.2016.19976
http://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/10.1001/jama.2016.19976
Tratto da: Doctornews, 26 gennaio 2017