I medici di famiglia lombardi possono curare le malattie croniche con i Chronic related groups e persino prenderle in carico con la telemedicina, ma senza un provvedimento in tempi rapidi, 2 o 3 anni non ci saranno più. Il conto lo ha presentato la Fimmg Lombardia all'Assessore alla Salute Giulio Gallera dopo aver fatto i conti sui pensionamenti che fatalmente concludono di qui al 2021-23 carriere iniziate nei primi anni Settanta: entro quattro anni saranno andati via 930 medici, sempre considerando l'età del pensionamento a 70 anni, e con un tasso di 90 nuovi ingressi all'anno si possono coprire soltanto 360 posti. Restano fuori 570 medici, circa 800 mila cittadini, ma ci dobbiamo mettere un carico da novanta e un'attenuante. Infatti molti medici vanno via prima, intorno ai 68 anni, e quindi gli addii sarebbero molti di più; ma dall'altra parte come ricorda il segretario lombardo Fimmg Fiorenzo Corti, «c'è una graduatoria regionale con 2000 nominativi dalla quale attingere. Certo, molti di questi medici già fanno altre attività e da anni, così quando l'Asl dà loro 90 giorni di tempo per accettare o meno una carenza da coprire li sfruttano tutti, poi dicono di no». E cosa succede? «L'Asl interpella il successivo nella lista, e magari questo trova lavoro, ma chi ha rifiutato non è tolto dalla graduatoria e l'anno dopo si ripresentano ostacolo e rallentamento».
Al netto dei potenziali candidati disponibili in graduatoria Fimmg ha comunque calcolato in Lombardia al 2021 una ragionevole carenza di 200 medici pari a 300 mila residenti, una città come Brescia, che non avranno dove andare. Fimmg Lombardia ha chiesto all'Assessore Gallera di raddoppiare i posti per il corso di formazione triennale e di eliminare i colli di bottiglia che ritardano di oltre un anno l'ingresso nella professione dei neo-specializzati. «Sugli “orpelli burocratici” sussiste un problema che intendiamo risolvere nella nuova convenzione nazionale, visto che il problema è di rilievo nazionale (ieri Fimmg lo ha sottolineato in un comunicato congiunto con Federanziani ndr). Oggi se un giovane collega si diploma a novembre 2017, non ha fatto in tempo ad iscriversi alla graduatoria di quest'anno, i cui termini scadono a settembre, e deve fare domanda per quella del 2018, ma le graduatorie vengono pubblicate nei primi mesi dell'anno dopo. Ammesso sia il primo della lista, deve aspettare un anno e mezzo». Quanto al raddoppio dei posti disponibili al corso di formazione, «le risorse la Regione le ha, è chiaro che devono venire da stanziamenti in conto nel Fondo sanitario regionale, ma contiamo che la Medicina generale sia considerata una priorità».
L'Assessore ha preso a cuore la situazione, e ora pure la Commissione sanità del Consiglio regionale: il tema dello spopolamento dei medici di famiglia causa “gobba pensionistica” è sentito da tutte le istituzioni regionali. Corti conferma. E rilancia: «Il nuovo accordo nazionale dovrà secondo noi sciogliere due nodi. Da una parte i posti a disposizione per il triennio e i tempi d'ingresso in convenzione, dall'altra i contenuti dei corsi e il rafforzamento dei momenti di tutoraggio presso lo studio del medico di medicina generale, che rispetto ad altri passaggi formativi ha il vantaggio di essere davvero professionalizzante. Se diventi specialista in un'area ospedaliera a volte in teoria rischi di fare tirocinio nei soli servizi in cui il reparto in cui ti formi è “forte”; se diventi medico di famiglia da un tuo collega “veterano” impari tutto lo spettro delle attività che poi andrai ad esercitare».
Tratto da: Doctor33,11 febbraio 2017