Medici di famiglia e internisti si candidano per guidare l'assistenza ai malati cronici in Lombardia. E mentre da Roma il Consiglio Nazionale Fimmg ribadisce come la gestione delle cronicità e l'assistenza a domicilio abbiano per attore centrale il medico di famiglia «portatore del rapporto fiduciario e della conoscenza profonda delle necessità del cittadino», i medici lombardi di Fadoi e gli infermieri internisti di Animo chiedono un ruolo per i reparti di Medicina Interna nell'organizzare l'assistenza ospedaliera dei pazienti più complessi, quale sia l'ente “gestore” al quale questi pazienti chiederanno di essere assistiti. La Regione intanto deve dare un identikit agli enti gestori pubblici e privati accreditati: dei requisiti che emanerà a giorni e non escluderebbero i Mmg. La delibera 30/1/2017 individua tre livelli di cronicità tra i residenti lombardi: 150 mila polipatologici fragili prevalentemente assistiti in ospedale; 1,3 milioni di pazienti con più di una cronicità e “frequent users” dei servizi sanitari; e al terzo gradino gli affetti da una cronicità: 1,5 milioni di utenti assistibili dal medico di famiglia.
La medicina generale però rivendica la presa in carico non solo del milione e mezzo di assistiti con una sola cronicità, sostenuta dalla stessa Regione, ma anche la possibilità, con una gestione organizzata, di organizzare l'assistenza dei pazienti più complessi sul territorio. «Il medico di fiducia ... deve essere l'estensore del progetto assistenziale e il coordinatore delle figure, sanitarie e non, in coerenza con quanto declinato dal Piano Nazionale Cronicità», sostiene il consiglio nazionale Fimmg. E Fiorenzo Corti segretario lombardo del sindacato, specifica: «Aspettiamo la delibera sull'offerta sanitaria, in uscita a giorni, che meglio specificherà che cosa si intenda per enti gestori cui i pazienti dovranno affidarsi per la presa in carico. Certo è che come medici di famiglia - meglio appoggiandoci a società di servizio - possiamo giocare un ruolo chiave anche sul livello intermedio di cronicità».
Dall'altra parte del percorso diagnostico terapeutico è il medico internista a rivendicare la sua capacità di dialogo con il medico di famiglia per una gestione appropriata del paziente cronico aggravato. Per chi «ha più patologie croniche insieme - scrivono il presidente di Fadoi Lombardia Antonio Brucato e la coordinatrice Animo lombarda Marina Verga - lo specialista più competente (...) nelle fasi acute che richiedono un ricovero è quasi sempre l'internista. L'asse portante della presa in carico delle persone con cronicità pluripatologica è basata sull'alleanza fra Mmg e medico internista, e il contatto fra le due figure va facilitato e premiato. Beninteso, «con l'apporto importante e costruttivo degli specialisti di organo». In primis i geriatri, «dato che Pdta e linee guida esistenti non sempre si applicano bene a persone con pluripatologia soprattutto se fragili e anziani». Tanto nei Presidi sociosanitari territoriali, quanto nei Presidi ospedalieri territoriali fino alle Aziende sociosanitarie e alle grandi ASST-hub dove si gestiscono i casi più difficili, «la cura dei pazienti cronici, pluripatologici e fragili fa parte della mission dei reparti di Medicina Interna che, con la flessibilità che li contraddistingue». Gli stessi malati in attesa di ricovero che nelle ricorrenti emergenze influenzali riempiono i Ps finiscono «per lo più nei reparti di Medicina Interna, che, senza nulla togliere al valore e professionalità degli altri, costituiscono uno snodo cruciale della Rete Integrata per la Continuità Clinica ed Assistenziale (Ricca)». «In un contesto in cui si va verso l'iperspecializzazione di “molto” ospedale, sarebbe in effetti importante avere l'interlocuzione di una figura che si occupa della persona nella sua interezza anziché dell'organo malato», riflette Corti. Una replica cauta: Fimmg non si nasconde quanto difficile sia trovare un denominatore tra le svolte di più regioni sull'organizzazione della sanità territoriale, senza disporre di una convenzione nazionale. E chiede di riprendere quanto prima le trattative. Inoltre, «chiede al Comitato di Settore un nuovo atto di indirizzo che tenga conto del mutato contesto politico e normativo», nonché «un chiaro impegno delle Regioni ad investire nei fattori organizzativi e produttivi le risorse necessarie al raggiungimento di obiettivi condivisi di prevenzione cura e assistenza».
Tratto da: Doctor33, 23 febbraio 2017