Uno studio pubblicato su Cell afferma che somministrando a topi con diabete di tipo I e II una dieta formulata per mimare il digiuno, a basso tenore di calorie, proteine e carboidrati ma ad alto tenore di grasso (Fasting Mimicking Diet, Fmd) alternata con una dieta normale, si ottiene la crescita di nuove cellule pancreatiche che producono insulina e riducono i sintomi della malattia. Chia-Wei Cheng e Valentina Villani, della University of Southern California, Roberta Buono, dell'Istituto FIRC di oncologia molecolare (Ifom) di Milano, e colleghi, hanno mostrato che i topi trattati con la Fmd da loro sviluppata per quattro giorni alla settimana hanno presentato una riattivazione di geni normalmente attivi nello sviluppo del pancreas in embrioni e feti di topo. Come conseguenza si è assistito a un aumento della produzione della proteina neurogenina-3 (Ngn3) e, quindi, lo sviluppo di nuove cellule beta sane, grazie alle quali i topi hanno riguadagnato produzione di insulina e ridotto la resistenza all'insulina anche in fasi avanzate della malattia.
I ricercatori hanno inoltre esaminato colture di cellule pancreatiche da donatori umani e hanno scoperto che, in cellule di pazienti affetti da diabete di tipo 1, le sostanze nutrienti che mimano il digiuno hanno fatto aumentare l'espressione della proteina Ngn3 e la produzione di insulina. Studi pubblicati dallo stesso gruppo di lavoro in precedenza hanno dimostrato che questo tipo di dieta può ridurre i rischi di cancro, diabete, malattie cardiache, e altre malattie legate all'invecchiamento, e che essa è potenzialmente in grado di alleviare i sintomi della sclerosi multipla, aumentare l'efficacia della chemioterapia e diminuire il grasso viscerale. «Speriamo che le persone con diabete possano un giorno essere trattate con una Fasting Mimicking Diet approvata dalla Fda per alcuni giorni ogni mese, mangiare una dieta normale per il resto del mese, e vedere i risultati positivi nella loro capacità di controllare la glicemia attraverso la produzione di livelli normali di insulina e migliorando la funzione dell'insulina» afferma Valter Longo, della University of Southern California, portavoce del gruppo.
Cell 2017. 10.1016/j.cell.2017.01.040
http://www.cell.com/cell/fulltext/S0092-8674(17)30130-7
Tratto da: Quotidiano Sanità, 01 marzo 2017