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Sensore per glicemia impiantabile sottocute, vantaggi per paziente e diabetologo

Data di pubblicazione: 06/04/2017

Nel tempo sono sempre più numerosi gli esempi che dimostrano come i progressi nel campo della ingegneria biomedica possano contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone con diabete, grazie allo sviluppo di strumenti innovativi. È il caso di Eversense, un sensore della glicemia che presenta molti nuovi vantaggi. Ne abbiamo parlato con uno dei suoi primi utilizzatori in Italia, Giancarlo Tonolo, Direttore Diabetologia Aziendale presso Azienda Sanitaria Asl 2 Olbia.

Dott. Tonolo, quali sono le caratteristiche di questo sensore?

È un nuovo sistema di misurazione della concentrazione del glucosio sottocutaneo, che si distingue da tutti i precedenti disponibili sul mercato. Diversamente dagli altri, che si applicano sulla cute con un cerotto e hanno una piccola cannula inserita nel sottocutaneo, questo, in maniera lievemente più cruenta, prevede una minima incisione con un bisturi e l'introduzione sotto la cute di un sensore piccolissimo, dalle dimensioni di 1 cm per 2 mm: ciò permette che la cicatrice di entrata sia invisibile e non dà al paziente alcun tipo di fastidio. L'impianto si effettua in ambiente ambulatoriale in asepsi e richiede un tempo estremamente limitato, circa 4 minuti.

Quali sono i principali vantaggi di questo sistema?

Il principale è che gli altri sensori hanno una durata di circa una settimana dopo la quale vanno cambiati; inoltre l'attività sportiva (per via del sudore o per la frequentazione in piscina o per un urto) può provocare il distacco del sensore che non si può rimettere, comportando quindi anche spreco di materiale. Questo invece rimane sottocute per 90 giorni, ma nel giro del prossimo mese dovrebbe essere approvato dalla Fda americana l'utilizzo per 180 giorni, quindi con un impianto effettuato due volte all'anno: l'evoluzione sarà poi quella di averlo anche annuale. Inoltre, la metodica di determinazione del glucosio sottocute è particolare, basata sulla fluorescenza, e risente meno - rispetto agli altri sensori che rilevano variazioni di tipo elettrochimico - di interferenze influenzate da condizioni locali cutanee come l'infiammazione. Un ulteriore vantaggio proviene dal fatto che gli altri sensori hanno bisogno di un ricevitore trasmettitore (che può essere uno smartphone o un ricevitore apposito), che trasferisce le informazioni ottenute, mentre questo sistema, oltre ad avere un trasmettitore che trasmette a uno smartphone, ha anche la possibilità di dare allarmi con vibrazioni abbastanza discrete e differenziate che avvertono il paziente se la glicemia sta andando verso l'alto o verso il basso. Ciò ha un'applicazione importante perché significa, ad esempio, che mentre il paziente è alla guida, se la glicemia cambia, senza aspettare che il telefono squilli o si attivino altri sistemi riceve direttamente una vibrazione prima di raggiungere livelli pericolosi, quindi ha tutto il tempo di accostare, controllare la glicemia e valutare quali misure intraprendere.

Oltre che per la persona con diabete, ci sono vantaggi anche per il diabetologo?

Certamente. Il diabetologo ha il vantaggio di poter seguire il paziente, per così dire, in via differita, nel senso che tutte le informazioni vanno in cloud e se il paziente consente l'accesso al cloud, il diabetologo può vedere in tempo reale come vanno le glicemie. Questo significa che se il paziente ha qualche problema può mandare un SMS al diabetologo, il quale può accedere al sito internet delle sue glicemie. Si può quindi valutare insieme come intervenire per apportare cambiamenti. Anche questo è un vantaggio non indifferente.

In Italia il sistema è già disponibile? Quali indicazioni ha?

Attualmente è commercializzato in tutta Europa e da circa un mese e mezzo anche in Italia. Sono stati già fatti vari impianti, in particolare a Olbia, a Padova e a Catanzaro. Al momento attuale ha un'indicazione sicura nei pazienti con grosse variabilità glicemiche e con ipoglicemie poco manifeste e non manifeste. In futuro, quando sarà più disponibile sul mercato, con presumibile abbassamento dei prezzi, potrebbe essere un apparecchio di cui si possono avvantaggiare tutti i pazienti che fanno terapia insulinica intensiva: appare evidente che sottoporsi a 4 minuti di intervento ambulatoriale e poi rimettere il sensore nella peggiore delle ipotesi dopo 6 mesi offre una libertà notevole piuttosto che riapplicare un sensore ogni settimana sul braccio.

Tratto da: Diabetologia33, 05 aprile 2017


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