Nonostante siano sconsigliate specie per il rischio di effetti collaterali associati all'induzione di chetosi, esistono vari studi che suggeriscono come la rapida perdita di peso indotta dalle diete chetogeniche possa essere un valido strumento terapeutico per le persone affette da malattie metaboliche associate a insulino-resistenza come obesità e diabete mellito di tipo 2. E proprio le diete chetogeniche rappresentano uno dei temi principali di “AME DAY”, giornata di aggiornamento dell'Associazione Medici Endocrinologi, che quest'anno si è svolta il 26 e 27 maggio a Genova, Francavilla al Mare e Cosenza.
Si tratta, spiega Nadia Cerutti, responsabile della S.S. Dietologia e Nutrizione clinica Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano, di «diete ipocaloriche con un apporto energetico generalmente inferiore a 800 kcal/die e caratterizzate da un apporto di carboidrati giornalieri in genere inferiore a 50 g. La carenza di glucosio, che deriva dall'adozione di queste diete, induce produzione di corpi chetonici a partire dai grassi presenti nei tessuti che vengono utilizzati per produrre energia. I corpi chetonici così prodotti agiscono sul sistema nervoso centrale portando ad aumento sia del senso di sazietà, grazie alla riduzione dei livelli di grelina, ormone che stimola l'appetito, sia del miglioramento dell'umore. Entrambe queste condizioni, associate alla rapida perdita di peso, favoriscono l'aderenza dei pazienti alla dieta».
«Le diete chetogeniche possono essere considerate, a tutti gli effetti, “terapie metaboliche”» sottolinea Olga Disoteo, diabetologa presso il “Grande Ospedale Metropolitano Niguarda” di Milano «e come tali devono essere gestite da personale esperto in grado di selezionare in modo corretto i pazienti con patologie che possono trarre beneficio da tali terapie, quali ipertensione arteriosa, diabete mellito di tipo 2 (Dm2) all'esordio, dislipidemie, sindrome metabolica, osteopatie o artropatie severe, obesità complicata con e senza indicazione alla chirurgia bariatrica». È però indispensabile garantire uno stretto monitoraggio clinico al fine di ridurre i potenziali effetti collaterali, puntualizza Disoteo. Infatti, «il rapido calo di peso dovuto a queste diete nelle persone obese o sovrappeso con insulino-resistenza si associa a una riduzione dei livelli di acidi grassi nel sangue, di insulina e di glicemia a digiuno». Peraltro, nelle persone con Dm2 all'esordio, alcuni studi hanno dimostrato un miglioramento della funzione delle beta cellule secernenti insulina e una riduzione dell'insulino-resistenza con miglioramento del compenso glicemico».
«Le diete chetogeniche si caratterizzano anche per un elevato apporto lipidico, superiore al 60% dell'apporto calorico giornaliero, determinando un aumento di colesterolo LDL» ricorda Davide Brancato, endocrinologo presso il Centro di riferimento regionale per la diabetologia della Sicilia, Ospedale Civico di Partinico. «Se per brevi periodi, inferiori alle 4 settimane, le diete chetogeniche possono essere molto utili nella cura delle persone con obesità e Dm2, la mancanza di studi a lungo termine e su un numero sufficiente di pazienti non consente di escludere che tali diete possano addirittura favorire nel lungo periodo proprio le complicanze associate al diabete, quali infarto del miocardio, ictus, arteriopatia agli arti inferiori, che invece dovrebbero essere contrastate da una dieta adeguata. La dieta mediterranea si è invece ampiamente dimostrata efficace nel miglioramento dei parametri metabolici e nella riduzione del rischio cardiovascolare».
Tratto da: Doctor33, 02 giugno 2017