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Prediabete sempre più diffuso e precoce, colpito il 15% degli italiani

Data di pubblicazione: 27/07/2017

Più rischio infarto, per combatterlo a volte necessari farmaci

“Il prediabete riguarda circa il 15% degli italiani ed è una condizione sempre più diffusa e sempre più precoce, ma non innocua. È infatti associato a un maggior rischio di infarto. È necessario, pertanto, trattarla precocemente, con dieta, attività fisica e, quando necessario, anche farmaci”. A fare il punto è Simona Frontoni, direttore UOC Endocrinologia e Diabetologia dell'Ospedale Fatebenefratelli dell'Isola Tiberina e Presidente della sezione Lazio della Società Italiana di Diabetologia (Sid).

Il prediabete non è ancora diabete conclamato ma ci sono già alterazioni glicemiche. Si tratta, spiega Frontoni, “di una condizione molto frequente e legata all'obesità, ma già in caso di sovrappeso alcuni soggetti predisposti possono svilupparlo perché c'è anche una componente genetica importante”. Si individua facilmente dalle analisi nel sangue di routine: a segnalarlo è un livello di glicemia a digiuno alterata (tra 100 e 125, mentre nel diabete è superiore a 126), primo segnale di allarme che suggerisce la necessità di procedere a un esame con curva da carico di glucosio. “Il problema - aggiunge - è che la presenza di un alterato metabolismo glicemico è già associato, oltre a quello di sviluppare diabete in futuro, ad aumento del rischio di coronaropatia intorno al 26%, che predispone, a sua volta, all'infarto”. Per questo, “le linee guida suggeriscono che in questi soggetti è necessario iniziare subito a lavorare attraverso la dieta - che deve essere mediterranea e ipocalorica, con pochi grassi e molte fibre - e con attività fisica regolare di 20-30 minuti al giorno”.

Nei soggetti a rischio molto elevato, ad esempio persone che hanno una storia di diabete gestazionale, obesità severa, o sono adulti sotto i 60 anni, questo però non basta. “In questi casi - conclude l'esperta - possono essere in aggiunta prescritti farmaci. Quello di prima scelta (con il miglior rapporto costo beneficio) è la metformina, usata per il diabete da almeno 60 anni, e ormai consolidata anche per condizioni di prediabete e insulinoresistenza”.

Tratto da: ANSA Salute, 27 luglio 2017


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